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Nico Rosberg si ritira, ma non chiamatelo codardo

In 25 anni di corse l’unico grande sogno, l’obiettivo, era diventare campione del mondo di Formula 1. Ho dovuto fare molti sacrifici per questo. Ora ci sono riuscito. Ho scalato la montagna, sono arrivato in cima e vi dico che ci si sente davvero bene.

Così Nico Rosberg, fresco Campione del Mondo di Formula 1, ha annunciato il suo ritiro dal mondo di motori almeno per quanto riguarda il ruolo di pilota. Lo ha fatto attraverso il proprio profilo Facebook, con una lettera che spiega tutti i motivi di questa scelta e allegando una foto che mostra il suo volto tranquillo e sereno, pienamente consapevole delle proprie azioni. Una decisione sicuramente sofferta, combattuta, che gli ha fatto perdere il sonno; lasciare il “lavoro” di pilota, ciò’ che si fa da quando si è venuti al mondo, è una scelta che fa impazzire ma Nico l’ha fatta. Si lascerà alle spalle l’adrenalina del pre, durante e post gara; quell’odore, che per chi vive per i motori è un profumo superiore ad uno Chanel, di pneumatici bruciati mista a benzina; la delusione per una vittoria mancata e la gioia per un folle sorpasso riuscito. Tutto questo e tanto altro Rosberg ha scelto di metterlo in un cassetto, ma lo ha fatto da Campione del Mondo. Da non più eterno secondo, ma da nome che resterà scolpito nella storia del circus della Formula 1. Come quello di Keke, suo padre, ombra pesantissima che ne ha schiacciato per tanto tempo il talento che però al contempo aiutava Nico a crescere, imparare e diventare il migliore.

Il peso delle aspettative spesso può logorare, per il pilota tedesco invece è stato uno sprono a spingersi oltre quel limite che forse aveva già raggiunto; dove non è arrivato il talento è arrivato il lavoro, la costanza e la voglia di superarsi. A fare grande Rosberg, oltre all’eterno paragone col padre, è stato anche il rivale di sempre Lewis Hamilton, dalla stoffa sicuramente molto più cristallina ma sconfitto dalle motivazioni infinite di Nico. L’inglese e il tedesco sin da bambini si sono ritrovati ad essere avversari, nei campionati di kart, e quasi sempre il primo aveva la meglio; per questo motivo, quando entrambi si sono ritrovati compagni di squadra in Formula 1, il risultato a favore di Hamilton sembrava già scritto e così è stato fino a quest’anno. Nella stagione appena terminata, tutti (o quasi) hanno fatto il tifo per la vittoria di Rosberg; si sono riconosciuti nel pilota tedesco, innalzandolo a figura esemplare del riscatto umano contro il talento puro. In molti potranno accusarlo di scarso coraggio e vedranno nel suo ritiro un modo per non difendere il titolo perché non in grado, ma nella vita bisogna anche capire quando è il momento di smettere. Nico in questa stagione ha dato tutto se stesso, ha versato le ultime gocce di energia negli ultimi 55 giri del GP di Abu Dhabi, mettendo in secondo piano anche la sua vita privata e i suoi affetti più cari. Lasciare a 31 anni e allo zenit della propria carriera non è mancanza di fegato, ma è da Campioni; correre in fase calante sarebbe stato controproducente per lui e per tutto il team Mercedes. E allora non ci resta che dirgli: “Buona fortuna Nico, grazie per quello che hai dato alla Formula 1”.

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