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Nestor “Nenè” Gomez: il Professore, eternamente Ragazzo, della stecca (Parte Nona): Riparte la World Cup

Nestor “Nenè” Gomez: il Professore, eternamente Ragazzo, della stecca (Parte Nona): Riparte la World Cup

La travagliata conclusione della WORLD CUP 96 e il deterioramento progressivo del rapporto con TELE+2, inducono a una certa prudenza gli organizzatori dell’evento trainante della stagione. E’ certo, comunque, che ci sarà un’altra edizione di Coppa, con Telemontecarlo come nuovo BROADCASTER e un duo ampiamente collaudata al commento come Benedetti-Cavalli, che hanno già  fatto coppia per l’emittente monegasca nella seconda metà degli ANNI OTTANTA. Per questa stagione ci sarà, finalmente, anche un NAME SPONSOR a dare concretezza al progetto di quella che andrà in scena come la Stravecchio Branca WORLD CUP 97.  Previsto, comunque, un certo RIDIMENSIONAMENTO generale sia nel monte premi, ridotto di un terzo rispetto alla precedente stagione, sia nel  tabellone, dimezzato a 32 giocatori. E’ stabilito che per le 10 prove della stagione regolare si giocherà, sostanzialmente, per dei congrui rimborsi spese. Poi nel MASTER FINALE, da disputarsi in un lussuoso hotel di Montecarlo, si tornerà a parlare di  soldi veri. Al vincitore andranno 100 milioni, mentre altrettanti ne verranno distribuiti, in proporzione, agli altri 7 giocatori arrivati allo SHOWDOWN finale.  Certo i soldi vogliono dire molto, ma ciò che conta di più è poter figurare stabilmente nel tabellone, un privilegio che toccherà soltanto ai primi 8 classificati della precedente edizione di COPPA, oltre agli 8 che dovranno guadagnarsi questo diritto in una prova di selezione da disputarsi a Salsomaggiore.  Nel tabellone, poi, è prevista una sorta di AREA PROTETTA riservata a 8 giocatori stranieri, definibili di SECONDA FASCIA, che verranno convocati di volta in volta con maggior o minor frequenza, previa assegnazione di relativa WILD CARD. Il tutto finalizzato a garantire in semifinale la presenza di un giocatore straniero non ancora completamente affermato, che possa destare, in qualche modo,  l’interesse e la curiosità del pubblico e dei MEDIA. Da ultimo, a dare ossigeno e offrire stimolo al movimento agonistico del BILIARDO AI  5 BIRILLI,  c’è la novità (relativa)  di un CIRCUITO SATELLITE, definito MASTER, che assegna i  restanti 8 posti nel tabellone a 32, ai giocatori che di volta in volta si affermano nei tornei di qualifica, abbinati  alle classiche 10 prove della stagione regolare di WORLD CUP.  Una complessa macchina organizzativa, dunque, che si mette in moto a Salsomaggiore con la SELEZIONE per definire i secondi 8 AVENTI DIRITTO a fregiarsi della qualifica di PROFESSIONISTA per tutta la stagione, a fianco dei primi 8 classificati della precedente edizione di WORLD CUP.  Alla fine una bella gatta da pelare per gli organizzatori  – la Sport Trade & Data di Dal Cin con la F.I.Bi.S –  che avranno un bel da fare per difendersi dalle critiche AL VETRIOLO di quanti , dopo aver fatto tanto per passare professionisti, rischiano di botto  la retrocessione. C’è anche chi si impegna a raccogliere firme per invalidare la prova, ma alla fine tutti si rassegnano e si presentano ai tavoli da gioco. Non proprio tutti, ad onor del vero, perché Mannone e Gomez SI ASTENGONO dal partecipare. “Non mi sono mai piaciute queste GARE – LOTTERIA – ricorda a tanti anni di distanza il primo campione del mondo dei professionisti  – perché ritengo che se una convocazione mi spetta per diritto di classifica, o per meriti acquisiti, allora mi va bene. Ma se qualcuno crede che io debba partecipare a qualche prova di selezione per avere ciò che mi spetta per MERITO,  allora si sbaglia di grosso. Basti pensare che non mi sono presentato neppure alle selezioni per il Mondiale di MILANO 2015, e sì che avevo la possibilità di giocarmele praticamente in casa”.  E’ un atteggiamento duro, intransigente, al limite del masochismo, ma tipico del carattere teutonico del siciliano di Salemi. Chi lo conosce non se ne fa meraviglia. Prendere o lasciare, Salvatore Mannone può piacere o non piacere, ma LUI E’ FATTO COSI’.

Ognuno è fatto a modo suo e si regola come crede. Gomez, che risulta ancora come straniero in Italia, deve essere necessariamente diplomatico e cercare di non dare troppo nell’occhio, anche perchè gira voce di un suo possibile «repechage», proprio all’ultimo minuto, da parte degli organizzatori.  Siamo ai soliti favoritismi?  Beh, se anche fosse così chi potrebbe, ragionevolmente, biasimarli dopo tutto ciò che Nenè ha fatto nel biliardo? Come è possibile pensare ad una manifestazione di questo livello, senza cercare di mettere in campo un campione e un personaggio di tale caratura, capace come pochi di accendere la fantasia dei tifosi e di catalizzare l’interesse dei MEDIA? Queste, al momento, sono comunque solo voci di corridoio, mere illazioni fatte da  personaggi sempre pronti a vedere il TORBIDO dietro le quinte. Però qualche volta, anche nel biliardo… Intanto si parte con la SELEZIONE PRO che, in un OTTOVOLANTE di emozioni, va ad emettere il suo verdetto. Risultano reintegrati al professionismo: Belluta, Paoloni, Venerando, Sala, Berniga, Mascolo, Rosanna e il 20enne Nicolas Fillia, figlio del famoso Alfredo, che con Gomez e Torregiani è stato una delle colonne portanti del biliardo biancoceleste nella SAGA DEL  MONDIALE PROFESSIONISTI. Giusto per NON DIMENTICARE, il prode guerriero di Henderson, provincia di Buenos Aires, è quel personaggio che veniva direttamente dall’Argentina per disputare le SELEZIONI DEGLI ASPIRANTI nella storica prima edizione del MONDIALE PRO. Tre volte è venuto e tornato Alfredo Felix Fillia, un amante come pochi del nobile gioco, prima di conquistarsi a suon di risultati il diritto di giocare da professionista per tutto il resto della stagione. C’è un aneddoto, in particolare, che lo riguarda e che mi venne raccontato da Ennio Battilana, noto arbitro televisivo, nonché valido giocatore dell’epoca dei biliardi con le buche,  che viene ricordato da molti anche come il portastecche – l’accompagnatore si potrebbe dire – del mitico Laurdes Cavallari. Ebbene Battilana ricordava che all’ennesimo sollecito fatto a Fillia per le pause eccessive che l’argentino era solito prendersi prima di tirare,  EL  GAUCHO replicò papale, papale: «Senti, AMIGO, per andare e venire dal mio paese devo farmi ogni volta più di 20mila kilometri. Lasciami riflettere, perché se c’è una cosa che non posso proprio  sbagliare è  LA SCELTA DI TIRO.  Dai, lasciami giocare tranquillo». Facendo a modo suo, il 4 volte campione argentino individuale sarebbe andato a vincere non solo le qualifiche del MONDIALE PRO, ma successivamente anche la prova di TARANTO 94, valida per l’assegnazione del «Trofeo Francesco Dinoi». Il tutto coronato da una straordinaria affermazione in finale con Gustavo Zito, già fortissimo e pronto a dominare il CIRCUITO .

Suona strano non poter più chiamare PROFESSIONISTI giocatori del calibro di Cifalà, Diomajuta, Albrito, Colombo, Rosanna, Caruso, Bellocchio e altri ancora. Però la prova di selezione di Salsomaggiore li ha declassati a Master, con la possibilità, comunque, di partecipare alle ulteriori selezioni del CIRCUITO SATELLITE, così da poter entrare ugualmente nel tabellone delle varie prove di World Cup. Il problema è che bisognerà sottoporsi a questa trafila per ognuna delle 10 prove in programma. Francamente un TOUR DE FORCE al quale ben pochi intendono sottoporsi, anche se alla fine, non essendoci alternative, qualcuno decide di provarci. Tra questi, due campioni europei come Diomajuta e Bellocchio, che fanno valere il blasone e si qualificano per la prima prova, a Todi. Tra i 32 che figurano nel tabellone GUARDA, GUARDA  spuntano anche i nomi di Gomez e Fillia che, grazie a due generose WILD CARD, vengono inseriti di forza nel girone degli stranieri di SECONDA FASCIA. Come mettere due SQUALI BIANCHI nello stagno dei pesciolini rossi, roba da non credere! Per non farla troppo sporca gli organizzatori, se non altro, con un sorteggio ben pilotato mettono di fronte al primo turno i due STORICI RIVALI, perché se le diano di santa ragione e accendano le polveri in una competizione strutturata per dare il massimo risalto possibile ALL’INTERNAZIONALITA’ dei 5 BIRILLI. Come sempre sarà lotta senza esclusione di colpi  tra i due fuoriclasse argentini, con Fillia a venirne fuori allo spasimo, questa volta, alla quinta, decisiva partita. Peccato per il nostro Nenè, che a suo tempo era stato L’ISPIRATORE di questa bella tradizione del BILIARDO SPETTACOLO che si è venuta a creare in centro Italia, a Todi e a Sorrento in particolare.


Per Gomez è già ora di fare le valigie per rientrare in quel di Scafati, in provincia di Salerno, dove si è trasferito con la famiglia dopo la fine del  rapporto di sponsorizzazione con la MONTANINO BILIARDI, di Napoli. Purtroppo questa è destinata ad essere la sua ultima apparizione in World Cup, ora che gli organizzatori si sono resi conto di averla fatta grossa e non intendono sottoporsi ad ulteriori critiche.  L’area protetta degli stranieri di SECONDA FASCIA tornerà ad essere tale, così come era stata concepita a suo tempo per dare modo di maturare adeguate esperienze agonistiche  a giocatori di buon  talento – i nordici in particolare – che si sentono attratti dal fascino di una disciplina che può regalare delle  belle soddisfazioni sotto il profilo del gioco e della remunerazione economica. Purtroppo per Gomez e non solo per lui la delusione è destinata ad essere COCENTE,  perché con questa edizione di WORLD CUP andrà a chiudersi, di fatto, la storia del BILIARDO PROFESSIONISTICO ai 5 BIRILLI.  Di gioco ad alto livello se ne vedrà ancora tanto in Italia, ma non più con gli stessi entusiasmi e la VOGLIA DI STUPIRE che hanno caratterizzato i FAVOLOSI ANNI 90.

Quando Fillia elimina Gomez al primo turno, appare quasi scontato che il pluricampione argentino debba fare una passeggiata salutare fino alle semifinali. Non è così, invece, perché ai quarti di finale eccolo incappare in una sconfitta imprevista col danese Sjorup – già campione del mondo di BIATHLON comunque  – che apre gli occhi a tutti e chiarisce  come gli specialisti nordici, grazie soprattutto alle esperienze maturate nell’ultimo decennio , si stiano trasformando da pesciolini rossi in feroci piraña. Ad arrivare in finale, però, sono “Terminator” Nocerino e il roccioso Bellocchio, il quale dopo aver superato la trafila delle selezioni MASTER, mette tutti in riga e va a conquistare l’ambito trofeo. Originario di Locorotondo, in Puglia, Bellocchio, 40 anni, si è formato biliardisticamente a Milano sotto l’ala di due grandi maestri come Winkler e Cavallari.  Al primo, che è il suo vero mentore, si è ispirato per la completezza del repertorio. Al secondo, per la praticità di gioco  e la capacità di andare al sodo, che sono da sempre le  armi vincenti sul PANNO VERDE. Un autentico signore nel gioco, sia che vinca, sia che perda, Bellocchio si è guadagnato anche per lo stile e l’eleganza al tavolo l’appellativo di “Lord Brummel”. Come è stato composto nel momento del trionfo, a Todi, così non ha fatto una piega quando ha dovuto subire l’eliminazione in fase di qualifica alla successiva prova, in Puglia. E allora a chi toccherà il palcoscenico questa volta? Non ci vorrà molto a saperlo perché le rivincite si consumano presto in World Cup. Il mese successivo, marzo, ci si ritrova tutti per la SECONDA PROVA  a Pulsano, in provincia di Taranto in occasione del Trofeo Francesco Dinoi intitolato alla memoria di uno dei pionieri del BILIARDO SPORTIVO nel tacco dello Stivale. Certo, la Puglia, una regione che trabocca di entusiasmo per il GIOCO DEI BIRILLI e chissà quali soddisfazioni potrà regalare al biliardo italiano nei prossimi anni, vista l’abbondanza di giovani di talento che sta portando alla ribalta, nelle ultime stagioni.

I vari Maggio, Triunfo, De Riccardis, Riondino e l’emergente Aniello sono tutti nomi già in grado di farsi valere  in campo nazionale e attendono solo l’occasione per spiccare il volo. C’è anche un giovanissimo leccese di appena 14 anni, un certo Andrea Quarta, di cui si dice un gran bene. Tra l’altro è allievo di Gomez e questa è già UNA GARANZIA. Intanto alla vigilia del torneo, ben organizzato nel ridente centro turistico salentino, gli animi sono ancora surriscaldati per il timore che, con il sistema vigente delle WILD CARD, possa sempre capitare qualche sgradita sorpresa. Paolo Diomajuta è uno che le cose non sa proprio tenersele dentro. “Le qualificazioni ? Certo che le ho accettate e CHE’ mi dovevo  mettere paura? L’ho detto a tutti, tanto io le vinco e rientro, non c’è dubbio.  E’ andata così,  DUE SU DUE, mo’ vediamo di vincere pure nei prossimi tabelloni PRO. Le polemiche? Le fanno  quelli che hanno perso. Che me ne frega a me. Solo che adesso vogliono farsi ripescare, così basta vincere un torneo e già stanno al Master. Guagliò, CA’ NISCIUNO E’ FESSO, comunque io no di certo!”. Alla prova dei fatti, però, nonostante tutta la sua spavalderia anche il simpatico BOMBER DI AVERSA, ormai pescarese d’adozione, sente nel braccio la tensione del match d’esordio e finisce col perdere 3-1 con Cremaschi.  Ma al primo turno il vero botto lo fa Zito che va a perdere a sorpresa, per 3-2, con Nicolas Fillia, il quale in cuor suo comincia ad accarezzare il sogno di succedere al papà nell’albo d’oro della competizione. Un sogno destinato ad infrangersi AL MATTINO, con la sconfitta subita l’indomani contro un Belluta che, dopo le magre della WORLD CUP 96  sembra pronto a tornare ai suoi migliori livelli. Impressione confermata dalle successive vittorie con Torregiani e l’uruguayano Berrutti, che lo portano direttamente in finale. «Non vinco in World Cup – così si racconta Bellutaormai da tre anni, ossia da quando mi sono imposto a Pratolino, nel ’94. Dietro l’angolo, si può capire, tanti dubbi improvvisi e le sconfitte come foglie in autunno. Giochi, perdi, rigiochi e riperdi, ma è anche vero che non mi sono mai perso d’animo e qui a Pulsano, come in altre occasioni, sono arrivato convinto di poter ripartire. All’inizio ho dovuto sputare sangue contro Sala, Fillia e Torregiani, per trovare poi una buona regolarità contro Berrutti, in semifinale . Ora aspetto il vincente tra Cavazzana e Gori.» .

Comprensibile che il tifo, adesso, sia soprattutto per il talentuoso Cavazzana, anche perché una sua eventuale presenza in finale garantirebbe maggiore visibilità all’evento. Il padovano viene da uno scontro di cartello con un altro Campione del Mondo, David Martinelli, in quella che è stata una sorta di rivincita della semifinale del MASTER di St. Vincent, di pochi mesi prima. Lì era stato il toscano ad imporsi, ma qui è il veneto a venir fuori alla distanza,  per vincere alla quinta, decisiva partita.  Adesso è il momento di un match ancor più duro, se possibile, soprattutto dal punto di vista psicologico perché Fabio dovrà vedersela con l’inseparabile amico Giovanni Triunfo, che gode del vantaggio del fattore campo. Per quanto  siano legati da grande affetto, appare subito chiaro che nessuno dei due intende cedere un solo centimetro di campo. Il match è di grande intensità e va a concludersi in FOTOFINISH, col padovano che si impone  di una corta incollatura. Uno scontro durissimo, si può capire, e la tensione accumulata è stata tanta che Cavazzana, dopo l’immancabile, fraterno abbraccio conclusivo, scappa via in bagno per abbandonarsi ad un pianto liberatorio che sembra inarrestabile. Non vedendolo rientrare, adesso è il pugliese che sbotta: «Ma guarda questo, è lui che ha vinto e scappa pure via a piangere. Allora cosa dovrei fare io che ho perso?» Saranno lacrime di sapore diverso, LACRIME AMARE quelle che il fuoriclasse di Monselice riuscirà a trattenere a stento a conclusione della semifinale col sorprendente Adalberto Gori, autentica rivelazione del torneo. Fiorentino, ma residente a Pistoia, di professione fisioterapista, il 25enne toscano parte in salita, ma non demorde e piazza una bella rimonta che lo porta a concludere vittoriosamente alla quinta, decisiva partita. Un bel modo di regalarsi il  MATCH CLOU con Belluta.

Per il toscano proveniente dalla SELEZIONE MASTER, è certo che sarà dura contro uno dei più blasonati PROFESSIONISTI in circolazione. Un giocatore abituato ai grandi palcoscenici, che da quando è passato tra i PRO ha vinto la bellezza di 4 finali su 4 in STAGIONI DI COPPA. Questa sarà la quinta alla fine, come da copione, con un 3-1 conclusivo che non lascia spazio a dubbi sulla legittimità del successo dell’allievo del grande Winkler. Il Maestro, guardando il match in tivù, su TMC2, avrà sicuramente approvato la tattica accorta del “suo” Riccardo, che non ha lasciato nulla al caso per raggiungere l’agognato successo. Belluta ha commentato così la  vittoria: «Avevo visto Gori rimontare Cavazzana e mi ha impressionato. Ho pensato di impostare un match di scherma, con pallini e difese. Complessivamente credo di aver giocato male, ma è anche vero che la tensione era pazzesca». Strano, perchè visto da fuori non se n’è accorto nessuno e il fuoriclasse milanese è sembrato quello del suo momento d’oro, al MONDIALE PRO di qualche anno prima, quando le motivazioni per un TOP PLAYER erano davvero tante. «Mi sono guardato dentro, a lungo, per cercare di capire quale poteva essere il vero motivo del mio APPANNAMENTO in queste ultime stagioni. La realtà è che improvvisamente ho sbattuto IL MUSO SUL BUIO. Un po’ ho perso gli stimoli, sia pur inconsciamente, quando il movimento si è contratto e l’attenzione dei MEDIA è scemata. Un po’ho smesso di ritrovarmi tra bilie e birilli che volano via. Ma adesso che mi sono tolto un bel peso dalle spalle, lasciatemi festeggiare con la mia famiglia e col mio Maestro, che sicuramente  avrà seguito il match in  tivù. Sono curioso di sentire che cosa avrà da dirmi.» Per il torneo di Pulsano è il momento dei titoli di coda. Noi TELEVISIVI abbiamo completato il nostro lavoro, mentre il collega della carta stampata, Marco Tarantino, va a scrivere l’ultimo pezzo di una nutrita serie di articoli che ha siglato, in settimana, per la GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO. Grazie Marco per il bel lavoro svolto per il biliardo, ma un grazie particolare va adesso al DEUS EX MACHINA della manifestazione, Luigi Dinoi, che ha voluto fortemente questa torneo per riportare in Puglia il  GRANDE BILIARDO televisivo, che mancava dal MONDIALE PRO del ’94.  Luigi, 49 anni, tarantino, è uno che il biliardo lo ha in mano come pochi. Figlio d’arte, buon giocatore, dirigente FEDERALE, è il titolare della più importante Accademia di Taranto, il Master Club Biliardi. Adesso anche UNO STORICO, per quel che ha da raccontarci :

«Ci tenevo in modo particolare ad organizzare una nuova edizione di questo torneo, intitolato alla memoria di mio padre, nella speranza che, con gli anni, questa gara possa diventare una CLASSICA del circuito nazionale. Mio padre era un grande lavoratore, apprezzato capo-operaio delle acciaierie Ilva di Taranto. Un bravo padre di famiglia che senza mai trascurare i suoi interessi, coltivava questa grande passione per il biliardo, che ha finito per trasmettermi. Come giocatore è stato un caposcuola qui da noi, nel Salento. Lui come Risolo e Lepre, a Taranto, o come Amato a Lecce, assieme a Giannuzzi che era anche un bel  giocatore di calcio da serie B. Poi sicuramente Vinciguerra di Bari, con Vinicio Selleri  …. Però ciò che distingueva  papà, al di là delle qualità  come giocatore, era la  capacità di aggregazione, come pure di convincere il prossimo che SE LO FACEVA LUI, poteva andare bene per tutti. Fu lui, non a caso, a promuovere le sfide fine settimanali a squadre, sull’asse Taranto-Lecce, che verso la fine degli anni cinquanta contribuirono a lanciare l’idea del BILIARDO SPORTIVO in Puglia. Siccome non era proprio UN INGENUO,  l’andata non si sa come veniva quasi sempre  giocata a Taranto, nella sua sala, dove alla fine era lui a decidere gli accoppiamenti in base alle forze in campo. La sua squadra non ne veniva certo penalizzata, come si può ben immaginare. Francesco era uno che sapeva come muoversi, però nel biliardo la sua era passione vera, tant’è che nel 1958, quando seppe che a Torino  si sarebbe disputato il primo CAMPIONATO ITALIANO UFFICIALE di 5 birilli, prese la stecca e partì senza esitazione perchè voleva vedere, capire ed ESSERE TESTIMONE di  un evento che intuiva  avrebbe potuto cambiare la PERCEZIONE del gioco del biliardo nel nostro paese. In quel campionato, vinto a sorpresa dall’Ing. Montrucchio, di Torino, sul fuoriclasse milanese Laurdes Cavallari, papà Francesco non ottenne risultati particolari, ma tornò a casa arricchito di meravigliose esperienze. In sala biliardo esibì un tiro che non si era mai visto da queste parti : LA GARUFFA . Fu il suo REGALO alla comunità biliardistica tarantina , che lo acclamò con tanto entusiasmo da indurre più di qualche spettatore occasionale, a pensare che il TITOLO  ITALIANO l’avesse vinto proprio lui”.

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