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Nestor “Nenè” Gomez, il Professore, eternamente Ragazzo, della stecca (Settima Parte): Il momento magico dei 5 birilli

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Nestor “Nenè” Gomez, il Professore, eternamente Ragazzo, della stecca (Settima Parte): Il momento magico dei 5 birilli

Con la vittoria in grande stile di Sarnano 93, nella prima edizione del MONDIALE PRO, per Gomez arriva anche la soddisfazione tangibile di un bell’assegno da 25 milioni  che rappresenta per lui, di gran lunga, il più ricco premio vinto fin qui in carriera. Un risultato che per la prima volta, a 51 anni, lo fa sentire UN VERO PROFESSIONISTA della stecca. Proprio per questo non esita ad investire in IMMAGINE  e a Todi, nella prova successiva della stagione regolare – un torneo che, come quello di Sorrento, era stato lui stesso a promuovere – eccolo presentarsi al volante di una AUDI STATION WAGON nuova fiammante. Un’auto che all’epoca faceva molto CHIC, tanto più nel piccolo mondo del biliardo nostrano, dove di soldi ne erano girati sempre ben pochi, almeno nelle gare. Definiamola pure una soddisfazione di tipo professionale, perché Gomez era un uomo abituato a trattarsi bene comunque, visto che proveniva da una famiglia che si era conquistata una certa agiatezza  col commercio. Il papà, Camilo Federico, un signore alto, distinto, con gli occhiali, aveva tirato su con la moglie, Zulla, una bella famiglia di  quattro figli, di cui  tre maschi e una femmina. Nenè era lo sportivo di casa .

Faceva nuoto e giocava a calcio, basket e pallavolo, ma studiare non gli piaceva più di tanto. E’ stato così che il papà, verso gli 11 anni, anche per tenerlo lontano dai pericoli della strada, ha iniziato a portarlo con sé al circolo Rivadavia, che già allora – nei primi anni cinquanta – era il cuore pulsante di Necochea sportiva. Camilo Federico era un semplice amatore del biliardo e si distraeva dagli impegni di lavoro facendo la classica partitina tra amici, seguita dall’immancabile rivincita a carte . Ecco allora inserirsi in quello spazio vuoto il nostro Nenè che, indisturbato, comincia a far rotolare le bilie sul biliardo, per venire  progressivamente catturato – era fatale – dalla MAGIA DEL PANNO VERDE. Vista la buona predisposizione del ragazzino, papà pensa bene di incoraggiarlo regalandogli una pregiata stecca francese – una Hiolle – da 400 dollari, realizzata  in mogano e acero vivace, con puntale in legno di pero. A Necochea non mancavano i buoni giocatori, gente come Durruty, Curia, e «Il Tucumano» Cabrera che veniva dal  nord del paese. Nessuno, però, dotato del  carisma del campione, oppure che fosse  in grado di esibire  uno stile di gioco tale da  accendere la fantasia di un ragazzino che, intanto, procedeva imperterrito SULLA SUA VIA e facendo e disfacendo – tutto di testa sua – era già ben avviato sulla strada per  diventare MAESTRO DI SE STESSO

«A Necochea – conferma Gomez – non c’erano giocatori di levatura  nazionale da prendere come modello. Forse anche per questo ho fatto di testa mia. Devo ringraziare il buon Dio di avermi dato la fortuna di essere uno che ha imparato da solo, che E’ NATO CON LA STELLA . Però dopo mi sono impegnato io a migliorare sempre .» E’ così che a soli 16 anni ottiene uno splendido quinto posto nel campionato nazionale individuale. Però in Argentina, a parte i famosi fratelli Navarra e il grande Pedro Leopoldo Carrera – tutti specialisti della carambola – non c’è nessuno in grado di vivere di biliardo, tanto più nel CASIN che è un gioco molto popolare IN PROVINCIA, ma scarsamente praticato nella CAPITALE e come tale snobbato dai MEDIA. Arrivato a 17 anni, Nenè si trova a decidere se continuare gli studi oppure seguire papà nel commercio. Non ci pensa due volte e opta per il lavoro, anche perché in questo modo avrà la disponibilità economica per sostenere la sua crescente SETE DI BILIARDO, dovendo andare in giro a destra e a manca per gare e campionati in un paese vasto come l’Argentina. Una scelta azzeccata che gli permetterà di prendere i classici  DUE PICCIONI CON UNA FAVA, avendo modo di mettere in luce, oltre all’indiscusso talento biliardistico, anche un notevole fiuto per gli affari. Ne è prova che Gomez prima dei 40 anni è gia titolare di ben cinque negozi tra abbigliamento e calzature. Poi saranno i  due titoli mondiali consecutivi di Necochea 80 e Loano 82  a cambiargli completamente  la prospettiva. Decide di venire in Italia ad aprirsi nuovi orizzonti, anche perchè in Argentina la crisi economica unita alla spietata dittatura militare che tiene in pugno il paese, suscitano non poche preoccupazioni. Per il momento affida, in gestione, il negozio di calzature di Buenos Aires alla sorella Marta. Poi quelli di abbigliamento ai fratelli Alberto e Federico. Ritiene che sia una buona mossa, anche perchè è normale pensare che, prima o poi, tornerà al paese. Invece succede esattamente il contrario. Nenè si radica così bene in Italia e MAGNIFICA a tal punto i pregi del BEL PAESE, da indurre i fratelli a pensare che anche per loro quella poteva essere, alla fine, la soluzione migliore. «Uno alla volta sono arrivati tutti qui … Dei miei negozi, dopo 14 anni, mi è rimasto solo quello di calzature nella capitale …». Meglio che niente, comunque, visto che adesso  i veri guadagni si fanno sul biliardo, con il favoloso MONDIALE PRO.

Dopo il trionfo di Sarnano per Gomez c’è poca gloria nella seconda parte della stagione. Riesce comunque a mantenere il posto per il MASTER di Cannes, in Francia, riservato ai primi 8 della classifica dopo le 10 prove della stagione regolare. Finisce al settimo posto, davanti all’amico Cifalà, che va a staccare, al brivido, l’ultimo biglietto per la COSTA AZZURRA ai danni dello sfortunato Ferretti, col quale termina a pari punti in ottava posizione. Leader della classifica è Belluta, vincitore di ben 3 prove. Segue Zito, staccato di una corta incollatura, che precede nell’ordine Nocerino, Mannone, Torregiani e Albrito. Miglior GRIGLIA non è immaginabile per lo sprint conclusivo valido per l’assegnazione del PRIMO TITOLO MONDIALE  DEI PROFESSIONISTI. Rispetto alle previsioni della vigilia, se c’è un nome che possa dare adito a qualche perplessità, è quello di Mannone. Siciliano di nascita e milanese d’adozione, «Sasà» – così  come è conosciuto nell’ambiente il 35enne di Salemi – ha un avvio di stagione altalenante, ma al giro di boa cambia registro ed entra nel lotto dei migliori con le strepitose vittorie di Montesilvano e Reggello, ottenute  in finale rispettivamente su Torregiani  e Zito, sempre alla nona, decisiva partita. Quando contano concentrazione, cuore, determinazione e freddezza Salvatore Mannone dimostra di non avere uguali. Sono quelle stesse qualità che rifulgono anche al MASTER di Cannes, nel match forse più famoso della storia dei 5 birilli. Nella splendida cornice del Palais Croisette ritrova ancora Zito in finale e lo batte nuovamente alla partita decisiva ,all’epilogo di un match incredibile per qualità, equilibrio, colpi di scena, pathos e tanto di DRAMA FINALE.  Mannone vince in rimonta, con uno spettacolare «2 a mo’ di 3« da birillo rosso  – valore 10 punti –  che taglia letteralmente le gambe al grande rivale . Un successo che lo consacra campione del mondo dei professionisti  e gli mette in tasca un MAXI ASSEGNO da 180 milioni. Zito, dal canto suo, può consolarsi con un premio di 100 milioni. Ce n’è per tutti alla fine, anche per il fanalino di coda, Nestor Gomez, che – IRONIA DELLA SORTE – non è mai scivolato così in basso in un MONDIALE, riportando per contro quello che è destinato a restare il suo premio più ricco  in carriera. Un  bell’assegno da 30 milioni, in fondo, può sempre far comodo. Potrebbero essere soldi utili da INVESTIRE NEL MATTONE, questa volta, dato che in casa Gomez si sta pensando seriamente di fare la coppia, per dare a Camilo un bel fratellino. Venga quel che venga, ma se fosse una femminuccia non sarebbe poi  male…

Rivista Il Biliardo (Maggio 1994)

Nel parlare del grande successo della prima edizione del MONDIALE PRO, non si può non  sorvolare, comunque, su una scelta che ha provocato grande delusione nel mondo del biliardo, impedendo all’EVENTO, nella sua globalità, di ottenere un risultato ancora più eclatante. Si parla di  quando i vertici di TELE +2, contro ogni precedente accordo con la SPORT TRADE & DATA di Franco Dal Cin e la BMA ,presieduta dall’avv. Giuseppe De Bellis, hanno deciso di tirare LE RETI IN BARCA con largo anticipo rispetto ai tempi previsti, criptando il programma già dopo la QUARTA PROVA, invece che attendere la fine della stagione. Ingolositi dagli straordinari DATI DI ASCOLTO, hanno cercato SOLDI FACILI  con una manovra che ha finito per tarpare le ali ad un evento che sembrava poter decollare verso livelli che solo nello  SNOOKER era stato possibile toccare nel UK. Lì, però, il classico gioco con le 21 BILIE COLORATE ha avuto la fortuna di finire in mano alla BBC, la rete di stato, e di poter essere seguito IN CHIARO, ininterrottamente dalla fine degli anni sessanta. Per contro TELE +, col suo canale sportivo TELE+2, è stata la prima PAY-TV italiana e dato il sostanziale cambio di abitudini che proponeva – si parla di soldi, soprattutto – è comprensibile che abbia avuto le sue belle  difficoltà ad imporsi sul mercato nei PRIMI ANNI NOVANTA. Si può stimare che gli abbonati allo SPORT fossero poche centinaia di migliaia e che il biliardo possa aver incrementato tale numero di qualche decina di migliaia di unità. Questo significa, facendo i conti a spanne, che le potenzialità di ascolto si erano ridotte, di  colpo, in modo drammatico. Come dire trovarsi a passare dai presumibili 2-3 milioni di telespettatori delle trasmissioni IN CHIARO, ai centomila – o giù di lì  – di quelle CRIPTATE. Il tutto, ovviamente, riferito alle fasce orarie di maggior ascolto … In ogni caso si tratta di cifre tutt’altro che disprezzabili  per la rete fondata nel 1990 da Silvio Berlusconi e Vittorio Cecchi Gori, che trasmette sulle frequenze precedentemente occupate da TeleCapodistria, altra emittente di proprietà di Berlusconi. Comprensibile, dunque, la soddisfazione che aleggia nella sede di Cologno Monzese, a Milano, per il biliardo, che viene confermato a pieni voti per la successiva stagione. Certo che le priorità restano ben altre, perché per sopravvivere su un terreno quasi sconosciuto come quello delle TIVU’ A PAGAMENTO (non a caso questa  è la prima in Europa e la seconda al mondo, dopo la statunitense DIRECT TV) appare chiaro che TELE + 2 ha  bisogno di fare ben altri numeri, quei numeri che in Italia si possono ottenere solo con IL CALCIO. La marcia di avvicinamento era già cominciata nel 1992, con la trasmissione dei principali campionati esteri europei, però la NOTIZIA BOMBA arriva nell’estate del 1993 con l’acquisto dei DIRITTI DEL CALCIO ITALIANO. Questo succede poco prima del MASTER di Cannes che, comunque, non ne avrà ripercussioni e potrà concludere IN POMPA MAGNA la più straordinaria stagione che il biliardo abbia mai conosciuto nel nostro paese. I primi problemi però, come si poteva temere, non tardano ad arrivare ed eccoli manifestarsi puntualmente all’inizio della nuova stagione, la 93/94, con un RIDIMENSIONAMENTO GENERALE del programma in funzione dei nuovi equilibri portati in rete dal calcio. I tagli più significativi riguardano la copertura del programma, con meno ore (circa 400, contro le 600 dell’anno prima) e meno trasmissioni in DIRETTA a favore della DIFFERITA. Anche il MONTE PREMI subisce una decurtazione – circa il 20%- ma i DUE MILIARDI che restano da spalmare sulle 11 prove previste, conferiscono ancora uno STATUS di primo livello ai 5 BIRILLI. C’è da esserne orgogliosi, perché in campo internazionale, in fondo, solo lo SNOOKER  può offrire di meglio.

Intanto a TELE + 2, con Rino Tommasi come nuovo direttore, il MONDIALE PRO resta un punto fermo della programmazione per la stagione entrante. Non può essere diversamente visto che bilie e birilli, nonostante il circuito sia visibile solo a pagamento, hanno ancora un esercito di teleappassionati. Tra questi, personaggi famosi come Gerry Scotti, Francesco Nuti e Veronica Lario, la moglie del GRANDE CAPO, Silvio Berlusconi. A Cologno Monzese confermano: «Un successo superiore alle aspettative». Certamente il merito va anche alla qualità delle riprese televisive e questo chiama subito in causa il regista, Giancarlo Fercioni, milanese di origini tosco-emiliane ,cresciuto in una famiglia che ha avuto, a suo tempo, grandi consensi nel campo dell’ALTA MODA. Lui, però, ha seguito una vocazione di COMUNICATORE e dopo varie esperienze professionali in radio e in tivù, eccolo approdare come regista nella prima PAY-TV ITALIANA. Qui si occupa di vari sport – basket in particolare – con una lunga carriera che continua ad oggi, su SKY, l’emittente nata nel 2003 dalla fusione di TELE+2 con STREAM. «Sono venuto a TELE+2 – dice Fercioni – per occuparmi soprattutto di pallacanestro, che è il mio primo amore. Dopo aver seguito come regista anche altri sport, posso dire di aver trovato un secondo amore nel biliardo. Lo sport del tappeto verde è elegante e telegenico come pochi». Un amore ricambiato dalla riconoscenza di un ambiente che lo apprezza per la grande professionalità unita all’estrema disponibilità come persona, con quella sottile vena di AUTOIRONIA che lo rende così BRITISH e dunque predisposto – PER DEFINIZIONE – ad occuparsi di biliardo. Poi, naturalmente, c’è la  padronanza del mezzo televisivo, associata alla maestria nel proporre al meglio ogni sfumatura di gioco, scrutando il biliardo da tutte le angolazioni. Così Fercioni racconta i suoi «segreti» alla GAZZETTA DELLO SPORT: «Usiamo quattro telecamere vive, con operatori, e una verticale al tavolo, non presidiata. Delle quattro telecamere, la prima copre in area di 7×8 metri ; la seconda è dedicata ai primi piani per cogliere le emozioni sui volti dei protagonisti, e ai primissimi piani per certi dettagli, come stecca, gommino, gessetto o guanto a tre dita. L’appassionato di biliardo è un feticista . La terza è una telecamera a spalla . La quarta è nuova, a 90°, e lavora sul lato lungo». Un’attenzione particolare anche per le luci :“Due bang, cioè due scatoloni con superneon a luce fredda, perché quella calda interferisce con le sponde …». Tutto chiaro, finalmente? Adesso sì, grazie anche a Giancarlo Fercioni.

Luci accese e SILENZIO IN SALA. Tutto è pronto per il fatidico CIAK,SI GIRA della nuova stagione, la 93/94. Intanto ci sono delle novità, come il tabellone portato da 32 a 64 giocatori, e l’introduzione del limite di 40 secondi per effettuare il tiro, unitamente alla possibilità di disporre di un TIME OUT, di un minuto, per ogni singola partita. Lo spettacolo e la qualità televisiva non possono che guadagnarne. Ne è convinto anche Gomez che nutre, piuttosto, serie perplessità sulla FORMULA delle partite ai 50 punti che, se per un certo verso dà ritmo allo spettacolo, dall’altro può essere penalizzante perché porta a forzare troppo il gioco alla ricerca della realizzazione piena, a discapito della qualità della prestazione. Dopo la mezza delusione della stagione precedente, l’argentino è realista riguardo le sue possibilità attuali. “E’ normale che io abbia trovato delle difficoltà fino a questo momento. In fondo è la terza generazione di giocatori che affronto e più passa il tempo, più faccio fatica. Ma le difficoltà maggiori le ho trovate con la formula della partita corta, ai 50 punti». Intanto arrivano sviluppi sul fronte familiare, con Mariela che è rimasta incinta e a fine stagione gli darà un secondo erede. Nenè è raggiante, ma la mente comincia a vagare e la concentrazione al tavolo non è certo quella dei giorni migliori. Ne seguirà una stagione decisamente anonima, senza un solo piazzamento da podio, conclusa con un poco edificante 14°posto in classifica generale. Siamo davvero ai MINIMI STORICI per un MONDIALE, in casa Gomez.

Chi torna a giocare al meglio, invece, è il sempre grande Carlo Cifalà, che, improvvisamente, a metà stagione, si sblocca piazzando L’ACCOPPIATA VINCENTE nelle prove di Maratea e Porto Mantovano. E’ curioso come alle volte basti un CLIC, un interruttore che scatta nella mente e, di colpo, dopo il buio ARRIVA LA LUCE. Quel CLIC che spesso gli sportivi si procurano ad arte con uno sfogo emotivo – diciamo pure UNA SANA ARRABBIATURA – nei confronti di un arbitro, uno spettatore, il coach, o ancora un avversario, oppure un collega da tacciare magari di poca correttezza e scarsa professionalità. Insomma le solite accuse che i giocatori tendono a scambiarsi nei momenti di frustrazione, come succede tra Cifalà e Venerando alla vigilia del torneo di Maratea, quando siamo al giro di boa stagionale e i  due si trovano  intruppati  nelle secche di  centro classifica, con  la partecipazione al MASTER che rischia di diventare una CHIMERA. Ne nasce una discussione decisamente poco edificante, questo è certo, ma alla fine della storia ne beneficeranno entrambi, visto che saranno proprio loro a contendersi la finale del torneo. Un risultato, tra l’altro, che nessuno dei due era ancora riuscito ad ottenere al MONDIALE PRO. Alla fine è «Re» Carlo ad imporsi col punteggio di 5-2, coronando con una magistrale prestazione un intero  torneo condotto in maniera superlativa, tanto da arrivare a siglare un fantastico, NUOVO RECORD  di 22 partite vinte, contro solo 3 perse. In questo modo migliora il precedente (22 vinte e 5 perse) detenuto in comproprietà dal fenomenale trio argentino formato da Zito, Gomez e Torregiani. Alla fine mette in tasca anche un bell’assegno da 20 milioni (qualcosa meno dei 25 assegnati per un titolo nella precedente stagione). DULCIS IN FUNDO eccolo concedersi ai tifosi. L’indice della mano destra puntato al cielo scatena l’applauso frenetico, incontenibile del pubblico che è in delirio per il successo del più amato di tutti i campioni. Cifalà è commosso, trattiene a stento le lacrime, ma da attore consumato qual é conosce bene le regole dello spettacolo e si inchina ripetutamente al pubblico che affolla il centro congressi del Pianeta Maratea, il villaggio per VIP che ospita questa  sesta prova stagionale. Ai microfoni di TELE+2 il suo primo pensiero è per gli AFICIONADOS. «Voglio solo dire due parole ai miei tifosi che sono tanti e che mi hanno fatto ammalare in questo periodo, assieme ad altre cose… Sono tornato! Vi voglio allegri e numerosissimi davanti ai teleschermi per le prossime prove del MONDIALE PRO».

Di allegria ce ne sarà tanta il mese dopo, quando il 46enne messinese ormai trapiantato a Firenze, andrà a concedere IL BIS, a Porto Mantovano, battendo in finale per 5-1 il concittadino Caruso – vincitore della quarta prova, a Sorrento – che figura sicuramente tra i giocatori più in forma del momento.  I tifosi tornano a sognare, ma solo per poco visto che da questo momento in poi è Gustavo Zito a salire in cattedra, dominando la scena in lungo e in largo. Era scritto che questa doveva essere la stagione DELLA CONSACRAZIONE per il fuoriclasse di Rosario, che dimostra di essere maturato e di potersi riscattare dalle svariate, cocenti sconfitte patite in finale nelle due stagioni del MONDIALE PRO: ben 6 contro una sola vittoria! Dando prova di grande carattere, Zito riesce a lasciarsi alle spalle tutte le incertezze degli ultimi mesi e va a dominare il finale di stagione in modo ancor più convincente di quanto non abbia fatto, l’anno prima, il campione del mondo, Salvatore Mannone. Mette in fila, di prepotenza, le ultime 3 prove, vinte nell’ordine su Torregiani, Bombardi e Diomajuta., chiudendo la stagione al vertice della classifica. Poi completa l’opera al Master, disputato a St.Vincent, battendo nuovamente in finale Diomajuta – ancora per 5-3 – per diventare, a soli 22 anni, il più giovane campione del mondo della specialità. Fa suo, tra l’altro un congruo assegno da 100 milioni, mentre al simpatico «Bomber di Aversa» ne toccano 60. Cifalà, dal canto suo, dopo aver chiuso in classifica generale al terzo posto alle spalle di Zito e Torregiani, conclude quella che è destinata a restare la sua miglior stagione al MONDIALE PRO, con un buon terzo posto anche al Master. Tuttavia il pesante 5-0 subito con Zito, in semifinale, chiarisce al di la di ogni ragionevole dubbio che il biliardo ai 5 birilli, adesso, ha un NUOVO RE.

Leggi la storia completa di Nestor Gomez QUI

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