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Nelle terre del Kirghizistan sulle orme dei World Nomad Games

Kirghizistan (Кыргызстан), Paese di 6 milioni di abitanti incastonato tra le montagne dell’Asia centrale. Terra dalla storia millenaria e incrocio di civiltà e culture sulla via della seta. A lungo sotto dominazione straniera, l’isolamento geografico ne ha tuttavia preservato l’antica cultura nomade. Una perla di rara lucentezza che risplende delle sue diverse eredità: persiana, turca, mongola e russa. Indipendente dalla caduta dell’URSS nel 1991, il Kirghizistan è stato flagellato da anni di conflitti etnici e politici, stagnazione economica e povertà dilagante.

Un Paese unico dove il dolce sapore della bellezza sembra accompagnarsi imprescindibilmente a quel retrogusto amaro della fatalità, come sulle rive del lago Ysykköl oltre cui si staglia la catena montuosa del Tian Shan. Luogo maestoso ritenuto epicentro storico della Peste Nera che decimò l’Europa tra il 1347 ed il 1352. Proprio qui, sede turistica in epoca sovietica, si tengono a partire dal 2014 a cadenza biennale i World Nomad Games, i giochi dei popoli nomadi. Evento internazionale che porta avanti la missione di proteggere e far rivivere al contempo le tradizioni e l’identità delle genti dell’Asia centrale, attraverso il rafforzamento dei legami culturali tra le nazioni partecipanti. L’idea, proposta nel 2012 dall’allora presidente della repubblica del Kirghizistan Almazbek Atambayev con il supporto di Kazakistan, Azerbaigian e Turchia, è altresì una vetrina importante e una occasione di sviluppo turistico per tutto il Paese.

La prima edizione dei World Nomad Games si è svolta dal 9 al 14 settembre 2014. 583 atleti da 19 Paesi si sono cimentati in 10 sport. Per una spesa totale di oltre 3 milioni di dollari, i giochi sono stati accompagnati da un ricco programma culturale con manifestazioni dimostrative e di intrattenimento. Il grande interesse suscitato ha spinto il Kirghizistan a proporre una seconda edizione nel 2016. Tenutasi dal 3 all’8 settembre, ha compreso un totale di 23 sport e ha visto la partecipazione di circa 1000 atleti da 63 Paesi.

Quest’anno, dal 2 all’8 settembre, è in programma la terza edizione. Numeri in costante aumento: 80 nazioni partecipanti, 3000 atleti e 36 sport tra le diverse discipline di equitazione, lotta e giochi tradizionali (tiro con l’arco, caccia e giochi da tavolo di strategia).

Tre le locations per gli eventi. Per l’equitazione verrà utilizzato l’Ippodromo di Cholpon-Ata a 270 km da Bishkek, autentico fiore all’occhiello del Kirghizistan a livello mondiale. Costruito in tempi record, ha una capienza di 10 mila posti in una estesa area di 25 ettari. Per gli altri sport sarà impiegato il Centro sportivo e ricreativo (SRC) di Baktuu-Dolonotuu, un complesso a tre piani di oltre 2000 m2, dotato di palestra multiuso. Infine, nella caratteristica gola di Kyrchyn, sulla riva nord del lago Ysykköl, a 40 km da Cholpon-Ata, presso il villaggio di Semyonovka, v erranno adibite come consuetudine le tradizionali yurte per le numerose manifestazioni culturali previste. Un viaggio tra le tradizioni e la vita dei nomadi in cui lo sport sarà il costante punto di riferimento. L’equitazione fungerà indubbiamente da fulcro dell’intero evento. I kirghisi nascono e muoiono a cavallo. Tra i giochi più famosi l’Er enish, lotta a cavallo senza esclusione di colpi e l’At Chabysh, corsa a cavallo su una distanza di oltre 50 km. E poi il celebre Kok-Boru. Traducibile letteralmente come lupo grigio è un gioco le cui origini affondano nella notte dei tempi.

Più precisamente nell’eterna lotta tra uomo e lupo che in queste terre si ripete a cadenza ciclica. Si narra che dopo l’attacco  al  bestiame  di  un  branco  di  lupi  solo  gli  uomini  più  coraggiosi  si  mettessero all’inseguimento. Raggiunto a cavallo il branco, veniva afferrato in corsa un lupo e portato al villaggio come compensazione. Nel ritorno gli uomini combattevano per assicurarselo. Attualmente le regole del Kok-Boru prevedono una sfida 4 contro 4 tra due squadre su un campo 200m x 80m, dove ai lati opposti sono poste due kazan, “porte” alte circa 2m e dal diametro di 3m e mezzo. L’obiettivo consiste nel deporre il maggior numero di volte il kokpar (carcassa di capra) nel kazan dell’avversario.

Altra attività imprescindibile per le popolazioni nomadi è la lotta. Esercizio in preparazione di combattimenti e guerre, rivive oggi negli sport come l’Alysh, belt wrestling (lotta con la cintura), e il Kurosh kirghiso. Non possono mancare i giochi nazionali: l’Ordo, lancio delle ossa delle caviglie di capra o pecora, e il Toguz Korgool, gioco da tavolo di strategia appartenente alla famiglia dei mancala. Anche la venagione da sempre riveste un ruolo di primaria importanza. Il

Salbuurun è una modalità di caccia tradizionale in Kirghizistan e in tutta l’Asia centrale che coinvolge la falconeria, il tiro con l’arco e l’ausilio dei cani Taigan.

Lo splendore del mondo nomade è eclissato dalla modernità standardizzata e globale. Tuttavia, la cultura dei popoli erranti resiste coraggiosamente nella sua eccezionalità. E quelle attività quotidiane continuano fino ai giorni nostri nei World Nomad Games. Una opportunità unica di lasciarsi incantare dalla vita delle sconosciute terre del Kirghizistan.

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