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Nel 2017 l’Europa League avrà una nuova Regina

Anche se alla finale di Stoccolma mancano sempre cinque mesi, una notizia è certa: nel 2017 l’Europa League avrà una nuova regina. La conferma è arrivata proprio dalla detentrice, il Siviglia, che, qualificandosi agli ottavi di Champions League, non potrà difendere il titolo in una manifestazione dove è stata protagonista incontrastata dell’ultimo decennio. Dal 2006 in avanti, gli andalusi hanno scritto il loro nome nell’albo d’oro cinque volte, stabilendo il record di successi e la primizia di aggiudicarsi tre edizioni consecutive. Nessuno, anche quando si chiamava Coppa Uefa, aveva compiuto un’impresa analoga.

E se è condivisibile l’obiezione che il formato della competizione in auge fino al 1999 (ultimo anno dove si giocò anche la Coppa delle Coppe) possedeva un tasso tecnico maggiore dell’attuale, è altrettanto lecito domandarsi perché le big che hanno partecipato a quest’ultimo, abbiano teso a sottovalutarlo, o a snobbarlo, quando invece avrebbero potuto cogliervi una buona ragione per dare lustro alla stagione o per gettare le basi di un domani europeo da protagonista come, per esempio, l’Atletico Madrid, vincitore delle edizioni 2010 e 2012.

La critica è rivolta soprattutto alle formazioni italiane, che dopo il trionfo del Parma di Malesani (3-0 all’Olympique Marsiglia, edizione 1999, quella del Bologna di Signori e Mazzone semifinalista) hanno ottenuto appena otto semifinali: 2 Fiorentina (’08 e ’15); 1 Inter (’02), Juventus (’14), Lazio (’03), Milan (’02), Napoli (’15) e Parma (’05). In diciassette anni, è un bilancio ben poco lusinghiero, specialmente se si pensa che dall’89 al ’99 i nostri club sollevarono otto volte il trofeo e giocarono dieci finali.

Ora l’auspicio è che Roma o Fiorentina possano rompere il digiuno. Per il valore dell’organico e per la fame di quei successi continentali assenti nella bacheca dei suoi giocatori (tranne Vermaelen, comunque comprimario nel Barça dell’ultimo triplete) e del suo allenatore, la formazione di Spalletti è una delle favorite alla vittoria finale. E, se non tralascerà l’Europa per lo scudetto (comunque poi non vinto) come fatto da altre Roma del passato, ha buone chances di riportare la coppa in Italia. Un’incognita invece i viola che, se da un lato hanno acquisito la giusta esperienza nella competizione (grazie anche a un mister come Paulo Sousa), dall’altro, per affermarsi definitivamente, dovranno sapersi imporre contro avversari quotati.

Guardando all’estero, tra i favoriti spicca il Manchester United, smanioso di conquistare un alloro mai visto sia all’Old Trafford che sulle mensole di casa di gente come Ibrahimovic e Pogba. Gente che, al pari del loro allenatore, Mourinho, solo col nome incute timore reverenziale. Almeno sulla carta. Perché già la fase a gironi di questa edizione, con l’eliminazione del Nizza di Balotelli ai vertici del campionato francese, ha ribadito che il collettivo e la voglia di arrivare davvero in fondo a questo torneo fanno la differenza e possono tramutarsi in quel plusvalore capace di annullare il gap tecnico e spingere una squadra verso lidi impensabili. Un po’ come accadde al Fulham di Hodgson, al Middlesbrough (che eliminò la Roma negli ottavi), al Braga e all’Alaves, eccellenti quanto sorprendenti finaliste. Un ruolo nel 2017 alla portata di Genk, Sparta Praga, Southampton e Osmanlispor, sulla quale incombe curiosità per capire dove possa spingersi dopo aver messo in riga il più esperto Villareal nella prima fase. Gli spagnoli sono l’alter ego iberico della Fiorentina con due semifinali all’attivo (‘11 e ‘16) e un crescente desiderio di vittoria.

Da seguire anche il Celta di Pepito Rossi, mentre l’Athletic Bilbao dell’intramontabile Aduriz, il Fenerbahçe, l’Ajax e lo Schalke 04 completano il ventaglio delle favorite. Discorso a parte per la pattuglia russo-ucraina (Krasnodar, Zenit, Shaktar), le cui ambizioni saranno legate alla loro condizione atletica di primavera, quando riprendono i loro campionati. Infine, guardando alle paracadutate dalla Champions League, attenzione al Tottenham, simile a Roma e Manchester per potenziale, voglioso di affermarsi sulla scena internazionale e forte del fatto che, tra le sette vincitrici dell’Europa League arrivate dalla Champions, l’ultima è stata proprio un’inglese: il Chelsea di Rafa Benitez.

A cura di

Classe 1982, una laurea in "Giornalismo" all'università "La Sapienza" di Roma e un libro-inchiesta, "Atto di Dolore", sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, scritto grazie a più di una copertura, fra le quali quella di appassionato di sport: prima arbitro di calcio a undici, poi allenatore di calcio a cinque e podista amatoriale, infine giornalista. Identità che, insieme a quella di "curioso" di storie italiane avvolte dal mistero, quando è davanti allo specchio lo portano a chiedere al suo interlocutore: ma tu, chi sei?

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