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Roma – Napoli: una storia di calcio, cinema, musica e passione

Roma e Napoli, così diverse, così simili. Il minimo comune denominatore di due città, e di due tifoserie, è la passione. Roma è bella che ammalia: ha la mano calda. Basta una carezza, ti possiede e ti fa suo. Napoli ha un fascino diverso. Ti avvolge struggente, crea un legame più profondo, viscerale. All’ombra del Colosseo, calore, cinismo, fede e un pizzico di disincanto. In riva al Golfo, creatività, scaltrezza, religiosità e superstizione. Due universi paralleli che spesso si sfiorano sul campo di calcio, del cinema, della musica.

IL CALCIO –  Napoli e Roma si legano a due numeri dieci. Oh, mica due qualsiasi. Totti e Maradona.  A Roma, se pronunci il nome di Francesco, si pensa prima a Totti e poi al papa. Già,  basta la parola, anzi due: “il capitano”. Simbolo di una città, profeta (scudettato e Campione del Mondo) in patria. Erede dell’impero, protagonista di una storia che seppur arrivata all’epilogo è ancora vivissima. A Napoli, Diego Armando Maradona è una pietra miliare. L’avamposto del trascendente. Il Semidivino: c’è una Napoli, e un Napoli, Avanti e dopo Diego Armando Maradona. L’argentino è il messia, il dio del calcio, il salvifico che ha schiuso le porte della gloria calcistica.

IL CINEMA – Roma e Napoli hanno prodotto due fuoriclasse anche nel cinema: Antonio De Curtis e Alberto Sordi. Architravi, esportatori della commedia all’italiana. Entrambi, protagonisti di film legati al mondo del calcio. Un Totò avanti negli anni, ma ancora eccezionale è protagonista de “Le Gambe d’oro” (1958). Interpreta il Barone Fontana, presidente-padrone di una squadra alle prese con mille problemi di spogliatoio, calciomercato e amori che condizionano il rendimento di calciatori e dirigenti. Beh, la figura del presidente-padrone non può che essere familiare…

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Alberto Sordi, invece, è il presidente della squadra del Borogorosso FC (1970). Non è un “ricco scemo”. Piuttosto è poco competente. Il calcio non è la sua passione. Non ne capisce molto e nonostante si dedichi alla squadra con impegno spesso si affida all’intuito e manca di programmazione. Ne conseguono campagne acquisti sbagliate, ingaggi di calciatori puntualmente deludenti, azzeramento dei vertici tecnici e un continuo ricominciare da zero…ricorda qualcuno?

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LA MUSICA – Roma, come Napoli, ha il cantante tifoso. Antonello Venditti scrive (1975), “Roma, Roma Roma”. Tre parole, una trasposizione di sentimenti. Cosa rappresenta la Roma? L’Unico Grande Amore di tanta e tanta gente. É bella, gialla come il sole, rossa come il cuore. Sintesi d’amore e senso di appartenenza. Il tifoso la sente sua. Il presidente Dino Viola, sebbene non amasse Venditti per questioni politiche, si arrende e la “sdogana” come inno ufficiale. Nel 1983, i giallorossi vincono lo scudetto e Antonello concede il bis. “Grazie Roma/che ci fai piangere e abbracciarci ancora” è la colonna sonora del tricolore. E, ancora oggi, accompagna il triplice fischio finale delle partite terminate con una vittoria.

A proposito di scudetti…

Nel 1987 tocca, finalmente, anche al Napoli. Gli azzurri di Diego Maradona si arrampicano lassù dove non erano mai arrivati. Campioni d’Italia. Mai successo prima. Nino D’Angelo fotografa quella stagione irripetibile in un film musicale. Il titolo è “Quel ragazzo della curva B”. L’inno, quel “Forza Napoli”, ripetuto quasi ossessivamente, echeggia per le vie della città e resta una pietra miliare del tifo. Il ragazzo che trova nello scudetto, nella vittoria, il riscatto morale e anche sociale, della “sua” Napoli. Una Napoli finalmente prima in qualcosa. E nella festa, gli occhi trovano nel calcio pulito un contenitore di sogni che gli permettono di sopportare e crescere con valori sani in un quartiere difficile. Può essere la storia di qualsiasi “scugnizzo”.

E poi, i cori divenuti tormentoni. Questa volta “scritti” dai tifosi. Dai ragazzi che hanno ancora forza e voglia di cantare e divertirsi allo stadio, a dispetto di multe, barriere e trasferte vietate. “Un giorno all’improvviso” sulle note di “l’estate sta finendo” è il tormentone delle curve A e B. 

Alla stregua di “voglia di stringersi un po’ ” coro creato nel 2010 dalla Curva Sud, ricavato da “Maledetta Primavera”.

Genialità, passione, amore. E si riparte da dove si era iniziato. Napoli e Roma, Roma e Napoli, cosi diverse, cosi simili.

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