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Nando Martellini, una voce sul tetto del Mondo

Nando Martellini, una voce sul tetto del Mondo

Uno slogan per entrare nell’immaginario collettivo. Nando Martellini da Roma è riuscito in questa piccola grande impresa. Lui, capitolino classe 1921, cristallizza subito l’anima da cronista.

In pochi forse rievocano i suoi primordi nella veste di narratore di fatti politici e cronachistici. La Seconda Guerra Mondiale è appena terminata quando, nel 1944, il ragazzotto Nando entra di diritto dapprima nell’EIAR e poi nella neonata RAI. La sua voce accompagna, con stile e misura, le esequie di due personaggi dall’elevato valore: Papa Giovanni XXIII e Luigi Einaudi. Scusate se è poco.

Alle soglie degli anni ’50, però, abbraccia quello che sarà il suo fratello maggiore: lo sport. Calcio e ciclismo le discipline più frequentate. Il suo tono sempre gestito al meglio, la dizione perfetta (all’epoca un autentico dogma) e quell’aria estremamente familiare lo pongono sul trono nella classifica dei telecronisti preferiti dal pubblico a casa.

Un poker di mondiali narrati. I punti più alti, senza ombra di dubbio, coincidono con il 4-3 di Italia-Germania nel 1970 ed il trionfo dei ragazzi di Bearzot nel 1982. In terra messicana Martellini subentra al decano Nicolò Carosio, dopo un incidente diplomatico sfiorato con l’Ambasciata dell’Etiopia per una considerazione rivolta al guardalinee del match con Israele. La direzione della Rai opta allora per l’avvicendamento tra i due microfoni. Con il capitolino al timone l’etere irradia il rocambolesco incontro dell’Azteca. La voce sarà decisamente dimessa, invece, nel 4-1 con cui il Brasile conquista la Rimet ai danni degli azzurri di Valcareggi.

Il popolo dello stivale dovrà attendere ben dodici anni per la liberazione sportiva. Al Bernabeu di Madrid c’è Pertini, c’è la pipa di Berzot, ci sono Paolo Rossi, Tardelli e Altobelli. Al Bernabeu, soprattutto, c’è Nando Martellini. “Campioni del mondo! Campioni del Mondo! Campioni del Mondo!” Libero, felice, orgoglioso di essere giunto sul tetto del pianeta.

Presente in cabina anche nel 1986. L’aria messicana però gioca un brutto scherzo. All’improvviso ecco una tachicardia che, come da lui spesso raccontato, lo spaventa convincendolo a desistere e a tornare in patria. Al suo posto debutta alle pendici della coppa Bruno Pizzul.

Oltre il pallone che rotola sull’erba, guai a dimenticarlo, c’è pure il ciclismo. Una quantità cospicua di racconti in video tra Tour de France e Giro d’Italia a braccetto con un altro simbolo indelebile del giornalismo televisivo: Adriano De Zan.

Cosa è stato Nando Martellini? Tanto, anzi tantissimo per gli italiani e per la storia del nostro paese. Da Roma alla vetta dell’universo con la sua voce. “Signore e signori, buonasera”. Ci salutiamo così, caro Nando.

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