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MyRoma tra passato, presente e le sfide per il futuro. #UnitiSiPuò

Lo sviluppo della partecipazione attiva portata avanti dalle associazioni di tifosi è un percorso pieno di ostacoli soprattutto nel contesto italiano, gli squilibri economici dei club, la mancanza di una regolamentazione specifica, e sopratutto la poca lungimiranza di gran parte degli addetti ai lavori del calcio nostrano, finora non hanno consentito di cogliere a pieno il potenziale dei movimenti dei supporters che si propongono come voce costruttiva aperta a tutti, al servizio dei club e della comunità, a tutela della storia e delle tradizioni delle squadre locali.

Nonostante le difficoltà ‘strutturali’ e la scarsa copertura mediatica delle attività delle associazioni italiane diversi gruppi vantano anni di attività e, tra alti e bassi e con scarse risorse, portano avanti nuove idee per ricostruire rapporti burrascosi tra tifoserie e società, per frenare il lento esodo del tifo dagli stadi e ricondurre i club verso binari più economicamente sostenibili.

Tra le realtà italiane che forse meglio rappresentano l’evoluzione del movimento nostrano, contagiata dalle buone esperienze di matrice anglosassone dei Supporters’ Trust, e l’unica attualmente concretamente attiva tra le tifoserie della Serie A, è MyRoma, AS Roma Supporters Trust, a cui ho fatto qualche domanda a margine dell’assemblea generale degli associati, che ha seguito il lancio della nuova campagna di adesioni.

Il Supporters’ Trust giallorosso è l’associazione di tifosi più longeva tra le tifoserie della Serie A, a quasi 7 anni dal 27 maggio 2010 quando il collettivo si affacciava ufficialmente sulla piazza romana un bilancio tra passato, presente e futuro.

Dall’inizio delle attività dell’associazione a oggi come si è evoluto il percorso di MyRoma, quanto hanno influito sullo sviluppo del gruppo il confronto con altre realtà simili a voi e l’esempio delle belle storie di partecipazione attiva sempre più numerose in Europa

MyRoma è nata con una parola d’ordine: azionariato popolare, ovvero con lo scopo di favorire la partecipazione dei tifosi alla proprietà e alle decisioni del club. Ogni anno acquistiamo azioni della AS Roma, svolgendo il proprio ruolo attivo di azionista di minoranza. Nel frattempo, MyRoma si  è fatta carico di istanze care ai tifosi che la animano. Da quelle relative alla tradizione romanista (stemma, maglia, colori) a quelle in favore di particolari fasce di tifosi,  fino alle varie battaglie in favore della libertà di tifare (dai ricorsi contro la chiusura delle trasferte al recente impegno contro le barriere). È insomma diventata un Supporters’ Trust di tipo europeo: partecipa economicamente al club, ma opera anche in favore dei tifosi.

Per chi volesse approfondire cosa siamo riusciti a realizzare può consultare questo link : http://www.myroma.it/iniziative.html

 Tra alti e bassi nei rapporti con il club di occasioni per dare un contributo concreto ce ne sono state quali ricordate con maggiore piacere? E quanto invece c’è ancora da lavorare?

Nell’attività di un supporter trust il rapporto con il club è un punto fondamentale. Esso deve essere improntato su una costruttiva collaborazione che abbia lo scopo di trovare una sintesi fra istanze ed interessi spesso confliggenti. Nel corso della nostra esperienza ci sono state varie occasioni di confronto con la società che hanno portato a risultati concreti. Quello che ricordiamo con maggiore piacere è senza dubbio l’istituzione della card away, cioè il superamento della imposizione della tessera del tifoso per la partecipazione alle trasferte della AsRoma. In altri casi invece è mancata la consultazione dei tifosi, come sull’imposizione del nuovo stemma, segno che a nostro avviso c’è ancora molta strada da fare per raggiungere un sano ed equilibrato rapporto fra club e tifoseria.  

Quali insegnamenti avete colto in questo percorso? Quali i consigli a gruppi che si avvicinano a realtà come la vostra?

La nostra esperienza in una piazza complessa come quella di Roma ci ha insegnato soprattutto che la cosa più importante è sviluppare quel senso di comunità che sempre più spesso manca nell’appassionato calcistico contemporaneo. La tendenza a seguire il calcio attraverso le alienanti dinamiche imposte dalle varie piattaforme televisive e radiofoniche rischia infatti di farne perdere di vista la vera essenza, che è quella di fenomeno sociale ed aggregativo. Il ruolo di un supporter trust deve essere quindi a salvaguardia di tali valori cardine, nel rispetto dei quali vivere la passione per la propria squadra del cuore.

Spesso in Italia il messaggio e lo scopo delle associazioni non viene colto nella sua interezza, e le forze propositive dei gruppi rimangono inespresse, perchè secondo voi?

Non possiamo che ribadire il concetto secondo il quale il calcio contemporaneo, concepito quasi esclusivamente per essere fruito come mero prodotto di intrattenimento da consumatori paganti e alienati, finisca inevitabilmente per perdere contatto con il suo lato passionale e “romantico”Ciò comporta che il movimento dei supporters trust fatichi a trovare una sua collocazione in un tale contesto. E questo è vero soprattutto in Italia, dove la demonizzazione per ogni forma di tifo popolare e meno “ammaestrato” ha raggiunto livelli parossistici. E dove il progressivo svuotamento degli stadi cui abbiamo assistito nell’ultimo decennio è stato volutamente sottovalutato da tutti i media di settore.

C’è quindi una necessità di cambiamento che venga anche dalle istituzioni del calcio, che non sia limitato al solo impulso genuino delle tifoserie? Come?

L’elemento aggregativo e l’estrazione “popolare” del fenomeno calcistico dovrebbero a nostro avviso essere aspetti degni di tutela istituzionale. E siccome i supporter trust sono il soggetto per sua natura più indicato ad esserne l’espressione, sarebbe utile per lo sviluppo del movimento italiano un supporto legislativo che identifichi un percorso condiviso fra club e tifosi e favorisca gradualmente la nascita, la crescita e la affermazione di supporter trust a tutte le latitudini calcistiche. Magari sul modello di altri paesi europei come la Germania, dove l’introduzione di norme ad hoc ha fatto da volano per la ristrutturazione ed il successo dell’intero settore calcio.

 Al riguardo, segnaliamo il nostro impegno per collaborare alla presentazione di specifiche proposte di legge. Impegno che si è concretizzato qualche mese fa in occasione di un incontro con gruppi parlamentari che si stanno occupando proprio della materia in questione. La nostra idea sarebbe quella di una legge che, da una parte, preveda il riconoscimento di una forma giuridica con relative agevolazioni organizzative ai supporter trust; e dall’altra, favorisca l’ingresso degli stessi supporter trust nella proprietà dei club, a cominciare dai casi di crisi economica e salvataggio, purtroppo sempre più frequenti soprattutto nelle serie inferiori.

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C’è però anche il bisogno di una maggiore crescita organizzativa dei gruppi di tifosi secondo voi?

Sicuramente le responsabilità del movimento italiano dei supporter trust ci sono e non possono essere negate. Siamo infatti in colpevole ritardo rispetto ad altre realtà estere ed abbiamo evidenziato numerose carenze organizzative.

Forse l’errore maggiore è stato quello di non prendere atto per tempo del cambiamento profondo in corso da anni nel mondo del calcio e della conseguente necessità di organizzarsi ed unirsi per salvaguardare i valori a noi cari. Oggi crediamo che il Supporter Trust è l’unico modo per difendere tutto questo.

Ora ripartite con #Unitisipuò tra l’attesa per le sorti dello progetto del nuovo stadio e con gli attuali problemi dello scarso pubblico all’Olimpico, quali saranno i temi che affronterete nei prossimi mesi?

Lo slogan Uniti Si Può nasce da una semplice constatazione: uno degli ambienti calcistici più caldi e rinomati nel mondo vive ormai da qualche anno profonde divisioni al proprio interno.

Mai come in questo momento crediamo sia necessario mettere da parte protagonismi e compiere uno sforzo comune che coinvolga tutte le parti in causa (tifoseria, società e istituzioni) per giungere auspicabilmente alle adeguate soluzioni.

Il nostro focus più immediato sarà quindi sul ritorno dei tifosi allo stadio, che potrà avvenire solo a seguito del necessario ripristino delle normali condizioni di vivibilità all’interno dello stesso, con particolare riferimento alla Curva Sud.

In un’ottica più di lungo periodo, invece, stiamo monitorando gli sviluppi relativi alla possibile costruzione dello stadio dove giocherà  la Roma. Gli elementi che più ci stanno a cuore al riguardo sono la salvaguardia di un settore “popolare” nella struttura e soprattutto nei prezzi di ingresso (vista la deplorevole tendenza a rendere il calcio moderno un fenomeno sempre più di elite ed accessibile a pochi) e la tutela dell’interesse primario della AsRoma nell’ambito di quelli che saranno gli accordi per la ripartizione degli utili derivanti dallo sfruttamento dell’impianto.

Ci stiamo inoltre attivando per seguire il Comune di Roma e il Primo Municipio nel percorso di riqualificazione di Campo Testaccio, da anni consegnato all’abbandono. Speriamo di poter presto annunciare novità positive.

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