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Mourinho: lo Special One visto dal Portogallo

Mourinho: lo Special One visto dal Portogallo

Quando l’estate scorsa la A.S. Roma ha annunciato l’arrivo di José Mourinho a Trigoria, il clamore è stato tanto. Forse giusto, forse dovuto, visto il personaggio.

I tifosi giallorossi erano letteralmente in delirio, i supporter degli altri club letteralmente preoccupati, e noi addetti ai lavori tremendamente curiosi di vedere (o rivedere) gli show dello Special One. Perché si sa, quando Mourinho parla, la polemica (e la notizia) è assicurata.

Molti, soprattutto gli interisti, hanno ancora nella mente le prodezze realizzate con l’Inter, quel triplete che difficilmente si potrà ripetere, ma mai dire mai. La sfera è rotonda, e di fenomeni a sedere in panchina ogni tanto ne nascono.

Un dato di fatto però dal quale partire ce l’abbiamo: prima di essere un allenatore vincente, prima di essere uno stratega del calcio moderno, lo Special One è soprattutto un personaggio mediatico, molto polemico, con quella punta di superbia che non guasta mai, e che poco si importa di piacere o no al pubblico e agli addetti ai lavori.

Ma poi, perché Special One? Chi ha deciso che Mou fosse così speciale? Lui stesso? Noi? Chi ne capisce di calcio?

Abbiamo cercato di rispondere a questo e ad altri quesiti, facendo una chiacchierata in un caffè di Lisbona con il giornalista portoghese Luís Cristóvão, commentatore in varie emittenti nazionali radiofoniche e televisive (Antena 1, Eleven Sports e SIC Notícias), esperto di calcio europeo, e che ci ha raccontato alcuni retroscena del primo Mourinho, quello che poi avrebbe portato vittorie e coppe nelle teche di Porto, Chelsea e Inter.

“Buon pomeriggio Luís, e grazie per aver accettato di dedicarci un po’ del suo tempo. Mi tolga subito una curiosità: com’è visto Mourinho in Portogallo? Ai portoghesi piace?

É certamente un personaggio molto polemico, così come è conosciuto anche in Italia. Probabilmente questa sua maniera di porsi ha molto a che vedere con i suoi inizi di carriera, certamente non facili. Ricordo che quando andò allo Sporting CP fu etichettato come semplicemente “il traduttore” di Bobby Robson, quasi come se lui non facesse parte realmente dello staff tecnico. Per cui la sua prima apparizione in una squadra top come lo Sporting, è stata quasi vissuta come se ricoprisse un ruolo secondario, nonostante le sue competenze tecniche.

Di fatto quando poi nel 2000 arriva al Benfica come allenatore principale, la cosa ha scioccato l’opinione pubblica e i tifosi, visto che fino a quel momento non era stato il commissario tecnico di nessuna squadra.

Però, la cosa curiosa è che è proprio in quel periodo che lui diventa il Mourinho che noi tutti conosciamo oggi: polemico, cinico, sempre un po’ supponente. Sono sicuro che questa costruzione del suo personaggio è molto calcolata e pensata.

É una figura polemica e questo non gli fa attirare grandi simpatie, divide senza dubbio l’opinione pubblica. Mourinho, per esempio, sarà sempre ben accolto al Porto, ma è anche lo stesso che quando ha conquistato la Champions League, ha lasciato il campo nel momento della consegna del trofeo.

Credo che all’inizio il suo cinismo fosse quasi una forma di proteggere sé stesso e le sue squadre, per creare unione, ma a partire da un certo punto questa sua attitudine è diventata più automatica che necessaria.

Dal suo punto di vista, qual è la caratteristica che più distingue Mourinho dagli altri allenatori attualmente in attività?

Credo che Mourinho già non faccia parte del gruppo dei migliori allenatori in circolazione. Quello che lo ha reso diverso ai tempi del Porto o dell’Inter, per esempio, è stata l’abilità di capire che non esiste un gioco perfetto. In ogni partita bisogna saper reinventare il gioco, riadattare gli schemi, la squadra se necessario, perché gli avversari ti studiano e copiano, e tu devi essere bravo a sorprenderli. Lui è stato maestro in questo, nell’avere una coscienza storica del gioco.

Perché José Mourinho ha accettato di tornare ad allenare in Italia?

La sfida Roma è interessante per lui, ma sicuramente difficile. Credo che abbia accettato perché le sue scelte, o possibili scelte, non erano così appetibili e numerose come potevano essere fino a qualche anno fa. Andare alla Roma poteva significare avere tra le mani una squadra con una grande storia calcistica, senza avere quella pressione dei grandi club obbligati sempre a vincere. Magari Mourinho potrebbe essere colui in grado di realizzare un piccolo grande miracolo con la Roma, se avrà tempo e maniera, ma onestamente penso che non sia già più un allenatore da prima linea. Probabilmente egli stesso deve aver maturato la consapevolezza che al momento le sue qualità sono spendibili soprattutto in squadre meno blasonate.

Tra gli attuali giocatori della Roma, pensiamo ad un Zaniolo, Pellegrini, o Abraham, c’è qualcuno che rispecchia le caratteristiche che Mourinho potrebbe apprezzare?

Lui apprezza molto giocatori che si dedicano alla causa, alla squadra, con umiltà, giocatori che gli sono grati per avergli dato una seconda vita e averli rilanciati. Oggi questo tipo di giocatore è raro, e credo che lui stesso se ne sia reso conto. I calciatori oggi hanno una grande autonomia e forza, e poca voglia di sottostare agli allenatori. Forse Abraham potrebbe essere un esempio del giocatore che piace a Mourinho, visto che l’ha rilanciato alla Roma, dopo una esperienza difficile al Chelsea.

In una recente intervista Francesco Totti ha difeso il lavoro di Mourinho, sostenendo che se lui è il problema della Roma, allora nessuno ha capito davvero nulla, e aggiungendo che il mister merita tempo e fiducia. È d’accordo con queste affermazioni?

Tutti gli allenatori hanno necessità di tempo e fiducia per costruire una squadra e ovviamente per vedere i risultati. Il problema è che viviamo tempi in cui questi risultati sono esigiti in un brevissimo lasso di tempo.

Prima, per esempio, soprattutto nella Premier League, si davano due/tre anni per far in modo che un allenatore potesse plasmare la squadra, oggi questo è quasi impossibile. I tifosi della Roma devono avere ben presente qual è la posizione della propria squadra nel campionato italiano, e capire che non si possono fare miracoli con la rosa che ha Mourinho a disposizione. Sicuramente le dichiarazioni di Totti possono aiutare a dare stabilità all’ambiente romanista, e ridare fiducia all’allenatore, ma i miracoli sono altra cosa.

Pochi giorni fa ho letto una indiscrezione: sembra che l’Everton potrebbe telefonare a Mourinho offrendogli la panchina dell’Everton per sostituire Rafa Benitez. Pensa che se le cose non miglioreranno rapidamente con la Roma, lo Special One potrebbe lasciare Trigoria prima del tempo?

Sicuramente la Premier League è il campionato più attrattivo per qualsiasi allenatore o giocatore, soprattutto perché si spendono molti soldi per rinforzare le squadre, perché si dà molta attenzione a questi personaggi di spicco, e ottenere i risultati con squadre competitive è anche molto più facile.

Detto questo, non credo che Mourinho possa lasciare la Roma a metà del campionato, forse a fine stagione se le cose non andassero come la Roma spera. L’Everton potrebbe essere una opzione, ma ricordiamoci che è una squadra da metà classifica come la Roma, ma sicuramente un terreno dove Mourinho potrebbe lasciare il suo tocco.

Chiudiamo con una provocazione: e se José Mourinho un giorno diventasse commissario tecnico della nazionale portoghese? Sarebbe una scelta che piacerebbe ai portoghesi?

Credo di sì, perchè è un tipo di allenatore che difende molto le proprie squadre, e a maggior ragione se si trattasse della nazionale portoghese. Questa potrebbe essere una ipotesi plausibile se lui fosse di nuovo il Mourinho dei tempi del Chelsea, e se la squadra avesse dei giocatori molto offensivi e aggressivi. Il mio dubbio però è se lui è il tipo di allenatore adatto per una nazionale. Mourinho ha bisogno della quotidianità con la squadra, e fare il CT di una nazionale significa vedere i propri giocatori raramente, fare poche partite, e passare la maggior parte del tempo a fare l’osservatore.

Inoltre, bisogna tenere in conto anche se la Federazione Portoghese di Calcio vorrebbe un allenatore come lui. Generalmente si privilegia un tipo di commissario tecnico di basso profilo mediatico, pensiamo all’attuale Fernando Santos, ma se nel caso in cui la nazionale cambiasse allenatore, e Mourinho fosse libero, tutto potrebbe accadere.

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