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Sesso, Droga e facci un Gol: i Mondiali in Russia e il Business della Prostituzione

Sesso droga e…facci un gol. I Mondiali in Russia si caratterizzano per la tolleranza alle droghe e per il mercato sommerso della prostituzione. Le sostanze stupefacenti sono ammesse dall’unione economica euroasiatica, compresi medicinali a base di cocaina, codeina, morfina, anfetamina e cannabis, purché regolarmente prescritte in inglese o in russo. Ovviamente, le quantità sono ridotte all’utilizzo terapeutico, non certo per lo spaccio all’interno del paese. E per rendere ancora più piacevole il soggiorno dei tifosi, anche la prostituzione (che in Russia è vietatissima) si sta organizzando sulle orme dell’antiproibizionismo. Case chiuse ad occhi e controlli indiscreti, stanze affittate, annunci su internet. Il concetto di “donne da marciapiede” del resto, è superato. L’autostrada del web è molto più discreta, sicura (in casa decidono di far entrare chi vogliono) e redditizia (nessun aguzzino cui soggiacere). Premessa doverosa: nessuno vuole favorire la prostituzione o spingere a scappatelle. I dati sono diffusi e reperibili ovunque.

La prostituzione è cresciuta del 20% in Russia

La crisi economica ha influito e rivitalizzato il mercato della prostituzione. Le “prestazioni” sono aumentate considerevolmente in un range assestabile fra il 20% e il 35%. Secondo i dati ufficiali diffusi dalla polizia russa, il sesso a pagamento coinvolgerebbe circa 1 milione di persone, sebbene sia impossibile quantificare e censirne esattamente le quote. Molte donne, infatti, si prostituiscono in maniera occasionale o amatoriale e non per strada. La nuova frontiera, del resto, è il web dove le “attività” proliferano e i “clienti” non mancano. Su chat e social network non è raro leggere anche annunci di “scambio”. Non in senso di coppie, ma di baratto: le ragazze si vendono per mantenersi gli studi, per uno smartphone o semplicemente per sbarcare il lunario. In questo caso, la stragrande maggioranza coinvolge le donne dell’ex URSS. Estonia, Moldavia e Lettonia, anche se il flusso più consistente di movimenti e di mercato arriva dall’Ucraina dove, al netto della svalutazione del rublo, vi è ancora un rapporto vantaggioso con la Grivnia che vale la metà. Ecco perché molte ragazze accettano di trasferirsi in Russia per poi spedire i guadagni in patria.

Anche le Russe

Anche i figli e le figlie della Grande Madre Russia, però, sono costretti dal bisogno: 35-40enni licenziati si dedicano alla prostituzione o allo spaccio. Poco etico, ma la sopravvivenza è durissima e la perdita del lavoro spinge anche a soluzioni figlie più della disperazione che di una scelta di vita. Fra l’altro, neanche troppo “redditizia”: i prezzi sono scesi dai sessantacinque ai 45 euro di media. In Russia la prostituzione è vietatissima. L’esercizio è multato sino a 250 rubli e lo sfruttamento è punito sino a dieci anni di reclusione. Malgrado questo siamo di fronte ad un mercato che muove miliardi.

Prostituzione a Germania 2006

Bazzecole, comunque, se paragonato a quanto accaduto negli ultimi mondiali “europei” ospitati in Germania, dove la prostituzione è legalizzata e le varie città si sono trasformate in veri e propri centri del sesso: le stime parlano di 400 clienti al giorno a prezzi fissi, l’ideale per arricchire le oltre 400 mila “professioniste” regolarmente registrate che, fra l’altro, pagano sia i contributi che la somma per soggiornare nelle case (0 anche viverci, qualora decidano). Anche dodici anni fa, tuttavia, la maggior parte delle donne provenivano dall’Est: Romene, Ucraine, Russe e Moldave. Un esercito di 40mila che, con i soldi guadagnati, considerando il cambio e la congiuntura economica dello scorso decennio, ancora vivono di rendita. Il sesso mondiale è stato una locomotiva che ha generato 14,6 miliardi di euro. Un indotto che ha portato nel fisco tedesco due miliardi. Roba da risanare il debito pubblico…

Luigi Pellicone
A cura di

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