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Mondiali 2018: Siberia, la Russia che (purtroppo) non vedremo

I Mondiali 2018 daranno alla Russia la grande opportunità di attrarre tifosi e turisti da tutto il mondo. Una vetrina unica e sfarzosa, in grado di mettere in mostra l’ospitalità del popolo russo e la fortissima passione calcistica che attraversa tutta la nazione. Un’opportunità anche per cancellare la macchia delle violenze di alcuni facinorosi agli ultimi Europei.

Purtroppo, vi sarà un’assenza di rilievo all’evento: la Siberia. La vasta regione, che occupa i tre quarti del territorio russo, infatti non ospiterà alcuna partita. Evento che avrebbe potuto aiutare a valorizzare l’immenso patrimonio di questa terra, fornendo nuove possibilità di crescita ad una regione in stagnazione economica da un lungo periodo. Un’occasione persa per diverse ragioni. È mancata una soluzione, nonostante i ripetuti tentativi statali di pubblicizzare e attrarre capitali, che sarebbero stati sicuramente favoriti dallo snellimento burocratico sul rilascio dei visti, predisposto per Confederations Cup e Coppa del Mondo.

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Saranno così 11 le città (12 gli stadi, 6 dei quali completamente nuovi) che ospiteranno le partite: Mosca, San Pietroburgo, Kaliningrad, Nižnij Novgorod, Kazan’, Samara, Volgograd, Saransk, Soči, Rostov sul Don e Ekaterinburg.

Tutte nella Russia europea, ad eccezione di Ekaterinburg, quarta città per abitanti, nel Circondario federale degli Urali, a 40 km dal confine tra Europa ed Asia. Per cultura e pronuncia, storica città di confine, non ancora Siberia, non più Europa.



Questi mondiali ci mostreranno la grandezza e la potenza di Mosca, la magnificenza di San Pietroburgo e la modernità nella bellezza della natura di Soči, ma mancheranno i migliaia di chilometri delle terre che si estendono ad est. Terre solcate dalla storia, dai passi di esploratori e prigionieri. Terre origine di quella Russia che immaginiamo ma che rimarranno fotografie senza realtà. Si è venuto incontro alle nazionali e ai tifosi, al fine di evitare lunghi spostamenti. La Russia copre 11 fusi orari e gran parte delle città siberiane sono collegate a Mosca tramite due sole tratte aeree giornaliere. Inoltre, ferrovie e autostrade sono sì capillari ma ancora a lenta percorrenza.

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Diverse le città siberiane che avrebbero potuto ospitare gli incontri: Novosibirsk, la più popolata della regione e la terza in Russia con quasi un milione e mezzo di abitanti, Vladivostok, trafficato porto affacciato sull’Oceano Pacifico, e poi Tomsk, Kemerovo e Krasnoyarsk.

Novosibirsk, Vladivostok e Tomsk sono anche in possesso di una, per quanto limitata, storia calcistica con squadre che hanno partecipato alla Prem’er-Liga, la massima divisione del campionato russo di calcio: rispettivamente con Futbol’nyj Klub Sibir’ (1 volta), Futbol’nyj Klub Luč-Ėnergija (4 volte) e Futbol’nyj Klub Tom’ (9 volte), dal 1992 ad oggi.

Città afflitte, tuttavia, da problemi di trasporto e mancanza di infrastrutture, collegate perlopiù dalla leggendaria Transiberiana e dalla parallela autostrada. Lo Spartak Stadium di Novosibirsk, il Trud Stadium di Tomsk e il Dinamo Stadium di Vladivostok hanno una bassa capienza di spettatori (10000 – 12500) e non vanno oltre la categoria 1B (due stelle Uefa per lo Spartak Stadium). Gli unici impianti con una discreta capienza (22500 – 30000 spettatori), e sui quali la Russia ha puntato per altri eventi sportivi, sono lo Stadio Centrale di Krasnoyarsk, in cui si sono disputati alcuni match della nazionale russa di rugby e dove si terranno le Universiadi invernali del 2019, e il Khimik Stadium di Kemerovo, utilizzato per il Campionato del mondo di bandy del 2007. Nessuna possibilità in ogni caso per la FIFA World Cup 2018.

Ciononostante, il movimento calcistico siberiano è attualmente in rapida crescita, limando anno dopo anno la popolarità dei tradizionali hockey e bandy. Oggi il futbol (Футбол) è il passatempo della maggior parte dei ragazzi ed è in forte ascesa anche tra le ragazze. Nei numerosi campetti di ghiaia, circondati da ghiaccio e neve per otto mesi all’anno e copertoni colorati, nei cortili delle zone residenziali al confine con la taiga o sui campi sintetici dei centri sportivi in inverno, migliaia di giovani calciatori indossano le magliette delle più famose squadre europee, che possono e potranno solo continuare a seguire in televisione su Match! TV.

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La passione dei siberiani non è stata sufficiente e i costi eccessivi uniti ad insormontabili problemi di logistica hanno presto spento le speranze di ospitare una partita di Coppa del Mondo nella loro terra. Una sconfitta per tutti, anche per noi, che non alzeremo lo sguardo al di là degli Urali: non vedremo Čita, la piccola San Pietroburgo, Irkutsk e lo splendore del Lago Bajkal o Tomsk, dalle tradizionali abitazioni in legno del XIX secolo, che fanno di molte città della Siberia un luogo nascosto ancora tutto da scoprire.

Una grande occasione persa per il calcio che conta di farsi veicolo di apertura per cultura e conoscenza.

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