Connect with us

Cerca articoli

Calcio

Minuto 72, una barriera troppo vicina

Minuto 72, una barriera troppo vicina

Il 3 novembre 1972 al San Paolo di Napoli Diego Armando Maradona realizza un goal entrato nella storia. Una sola parola per definirlo: impossibile.

Trovare le parole, in così poco spazio? Tra la pioggia che scivolava sulla palla e la barriera della Juve che arrivava fin sotto al muso? So già che non sarà possibile; lo so prima, come lo sapeva Eraldo Pecci, quando stava per appoggiare il pallone. Però non sapeva come dirglielo, per convincerlo che non ne sarebbe valsa la pena. 

Perché un attimo prima non si riusciva a immaginarlo; un istante dopo non eravamo all’altezza di raccontarlo.

Solo Napoli sembrava saperlo; come se l’avesse sempre saputo. Anche sotto la fungaia degli ombrelli, che la prima domenica di novembre aveva soffiato via lo scirocco tutto assieme, alzandosi il bavero dell’orgoglio. Non stava cambiando da solo, il tempo; era arrivato chi lo avrebbe cambiato. 

Napoli raramente si fida; quando sceglie di farlo, si affida addirittura. Anche quando il fango ha quasi divorato l’erba; quando la palla sembra iniziare a sprofondare sul terreno molle, come una testa sul cuscino.

La palla, già. Chissà perché in Sudamerica l’hanno sempre chiamata al femminile: a bola, la bala…forse perché il pallone è l’attrezzo indispensabile al gioco, ma la palla è quella che determina il destino: madre e figlia al tempo stesso, che ti ha visto nascere e sarà ancora lì quando il tuo tempo sarà finito; nonna per ricordarti chi sei sempre stato. La palla è femmina perché in qualche modo la sa più lunga di te, che pensi di sapere tutto di lei. E in mezzo c’è sempre la vita, imperfetta come i rimbalzi irregolari quando i tacchetti hanno seminato cicatrici; un po’ terra di nessuno, come i calci di punizione a due in area che si concedevano una volta; in un’orgia di difensori che sembrano volerla soffocare, quella palla e lei che tenta di scappare dalla finestra.

Lo stadio San Paolo sputa gli ultimi bruscolini in un colpo di tosse improvvisa, che forse la giacca oggi era troppo leggera. O forse è soltanto la delusione per il tempo che se n’è andato, nebulizzando gocce e minuti precipitati nella fanghiglia; già ventisette nel corso del secondo tempo, acido lattico e bestemmie; cartellini di ogni colore, punteggiatura della tensione.

Punizione a due in area per il Napoli, dopo l’ennesimo fallo su Daniel Bertoni. Così lontano, così vicino. Troppo, righe bianconere a sigillare un orizzonte di porta che non si vede. Forse solo l’aria umida sparge profumo di un incrocio dei pali. Forse solo Napoli può sperare di vedere sciogliersi il sangue rappreso di uno zero a zero. 

Però le parole adesso non possono più nulla: ce ne vorrebbero di inedite, appositamente coniate per riprodurre il sibilo dell’aria tra le dita aperte dei guanti di Tacconi.

Date un compasso in mano a un bambino, e un foglio bianco. Gli basterà ruotare il polso perché la china imprima una mezzaluna perfetta sulla carta, grazie alla sua manina; perché se il piede è maschio, femmina è la piccola mano che la natura ha cucito sotto una caviglia sinistra. 

Si apre la gamba, come quella di una puttana virtuosa, di un equilibrista che il filo non abbia più bisogno di vederlo, o di un Nureyev meticcio appena prima che il cigno muoia. 

Aveva chiesto la linea per tempo, Enrico Ameri, inimitabile nel timbro metallico; scettico come tutti, come Pecci quando si sente chiedere il passaggio corto, coi giri contati, quasi addosso ai parastinchi di Bonini, di Favero, di Gaetano Scirea. Non è una barriera: sembra un accerchiamento.

Perché dal passato siamo passati al presente? Perché la palla è ancora lì, ogni volta che lo rivediamo; docile nell’apparire innocua, proprio per questo luciferina, un istante dopo. 

Date un compasso in mano a un bambino, sopra un foglio bianco. E qualcuno si accontenterà di chiamarlo calcio di punizione. 

Gol.

Paolo Marcacci
A cura di

Romano, 47 anni, voce di Radio Radio; editorialista; opinionista televisivo; scrittore, è autore di libri sulle leggende dello sport: tra gli altri, “Villeneuve - Il cuore e l’asfalto”, “Senna - Prost: il duello”, “Muhammad Ali - Il pugno di Dio”. Al mattino, insegna lettere.

Da non perdere

Calcio

Le meteore della Serie A: El Uablo bianconero Juan Eduardo Esnaider Compie oggi 48 anni Juan Eduardo Esnaider, uno dei tanti “fenomeni parastatali” (come...

Calcio

A tu per tu con Giacomo Tedesco Abbiamo avuto il piacere di intervistare Giacomo Tedesco, ex calciatore e attuale allenatore di tecnica individuale. Giacomo,...

Calcio

Roma – Milan: la distanza non è solo nei chilometri Roma – Milan. Roma e Milano. Una splendida dicotomia. Difficile che chi ami una,...

Calcio

O Gigante da colina e il suo profeta magro: Roberto Dinamite “Gigante da colina”: un nome da fiaba, che sembra posarsi sulle spalle dei...

Azzardo

Calcio e gioco d’azzardo: nuova partnership tra As Roma e Leovegas.News Un accordo che era nell’aria, anticipato dalla pubblicità comparsa sui cartelloni dello stadio...

Calcio

Helmut Haller: il giocoliere teutonico Il biondone di Augusta. Helmut Haller: un teutonico consacrato in Italia. Lo stivale è diventato presto casa sua. Lui,...

Altri Sport

Alfredo Martini, il “Grande Vecchio” della bicicletta Nel 1982 Italia campione del mondo nel calcio e nel ciclismo. Otto anni dopo terza in entrambi...

Calcio

Chiamatelo Garellik: La storia di Claudio Garella Para e basta. Para più che puoi. La parte del corpo coinvolta non conta: para ed esulta....

Calcio

Aldo Agroppi, comunque granata Se nelle stracittadine anche gli occhi di Paolino Pulici diventavano granata, un altro cuore torinista che sentiva il derby della...

Calcio

Cesare Maldini: il simbolo di un calcio che non c’è più Il 5 febbraio 1932 nasceva Cesare Maldini, compianto allenatore di un calcio che...

Azzardo

Conviene utilizzare i pronostici in rete prima di scommettere? Quello del betting è un mondo particolarmente ricco ed articolato, che nel corso degli anni...

Pugilato

Max Schmeling contro Joe Louis: Terzo Reich contro Stati Uniti  Il 2 febbraio 2005 moriva Max Schmeling, il pugile tedesco che, suo malgrado, divenne...

Gioco Pulito è una Testata giornalistica registrata presso il Tribunale Civile di Roma – Autorizzazione N° 184/2018 del 22-11-2018 Società Editrice Io Gioco Pulito srls - Direttore Responsabile Antonio Padellaro