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Meraviglia di Puglia: le Grotte di Castellana, quando le pietre raccontano storie

Ci sono dei viaggi brevi che tuttavia restano. Incontri con luoghi nascosti che aprono a mondi inaspettati e spalancano finestre. Le Grotte di Castellana, il complesso speleologico più importante d’Italia e d’Europa ne sono un esempio. Una foresta di cristallo, un mondo di Aubrey Beardsley a cartoni animati popolato da lupi, serpenti e calze appese al muro. Cristalli luccicanti che vorresti raccogliere e portare via con te. Vulnerabilità, antichità, saggezza, forza: questi i quattro pilastri delle grotte, il cui potere magico è quello di trasformare in bellezza tutto quello che incontrano. Tra stalattiti e stalagmiti ci si perde all’interno delle gallerie naturali. Grotta bianca, Caverna dell’altare, Caverna della cupola, Corridoio del deserto e il Passaggio del presepe, dove giace una stalagmite dalle fattezze mariane, chiamata Madonnina delle Grotte. Si vive nei postumi di un sogno confuso, accecati dalla bellezza, una forma di alienazione creativa, un viaggio di 3 km che poi torna alla base passando per la spettacolare vastità delle gallerie naturali che culminano nella Grotta bianca, portata alla luce nel 1939 da Vito Matarrese.

Le grotte di Castellana sono uno dei luoghi più affascinanti della Puglia. Scoperte il 23 gennaio 1938 dallo speleologo lodigiano Franco Anelli, rappresentano il risultato dell’azione erosiva di un antico fiume sotterraneo che, per secoli, ha plasmato la roccia calcarea. L’acqua piovana, infiltratasi, diede vita a veri e propri corsi d’acqua sotterranei, scavando gallerie e caverne.

L’ingresso è un’enorme voragine profonda 60 metri denominata la Grave, termine dialettale locale per indicare una grande voragine. Smisurato panteon naturale sorretto da un pilastro di luce solare. Se anticamente era utilizzato dai contadini come deposito perché pensavano che la Grave fosse la bocca dell’inferno, (nella cavità cadevano gli animali e la loro morte causava cattivo odore che usciva dalla cavità), adesso si presenta come uno scenario maestoso, serratura di questo ampio regno sotterraneo, esuberante e vitale. Dal lucernario della Grave appare un ritaglio di azzurro, un incontro perfetto tra arte e natura sotto i riflessi verdi della fotosintesi clorofilliana che crea riflessi e riverberi. Da qui inizia il percorso sotterraneo che si sviluppa ad una profondità di 70 metri, dove la temperatura degli ambienti è di 18 gradi centigradi e il tasso di umidità è superiore al 90 per cento. Si passa così attraverso caverne e voragini, varie per forma e dimensione, piene di stalattiti, stalagmiti, cortine, colonne e cristalli. Ambienti a cui sono stati dati nomi evocativi: la lupa, il serpente, la civetta. La goccia che cade dalla stalattite edifica la stalagmite, oscura vitalità del sottosuolo. Dalla grotta più grande alla grotta più piccola. E’ questo che succede lasciando la Grave ed entrando nella Grotta Nera o della Lupa Capitolina, nera per la particolare colorazione che assumono le pareti per la presenza di piccoli funghi. Dopo aver superato il Cavernone dei Monumenti, visto la Calza appesa alla parete e la Caverna della Civetta, si attraversa il Corridoio del Serpente, dove è possibile osservare un piccolo serpente di stalagmite che muta tonalità a secondo di dove lo si osserva.

Si procede per la Caverna del Precipizio, poi il Piccolo Paradiso e, infine, si attraversa il lungo Corridoio del Deserto, di una colorazione rossiccia per la presenza di minerali ferrosi. Le grotte si trasformano mutando la percezione dell’ambiente. Il risultato è potente. Si raggiunge, così, la Caverna della Torre di Pisa, seguita dal Laghetto di acqua di stillicidio e dalla Caverna della Cupola. Passando per il luccicante Laghetto di Cristalli si raggiunge, infine, la Grotta Bianca, una sala incrostata di candide concrezioni che stendono sulle pareti una tappezzeria di pietre, una cavità luminosa e splendente che, giocando solo con le potenzialità dell’alabastro, è stata definita la più splendente del mondo. Sembra quasi una cascata di cera dove gli alabastrini filtrano le forme umane in fantasmi e l’effetto è sorprendente.

Inizia e finisce così il viaggio in questi mondi sotterranei dove le grotte tornano a raccontare storie e realizzare visioni. Bellezza scritta lentamente, goccia dopo goccia, con parole di pietra. Perché le cose preziose vanno centellinate e custodite gelosamente nel cuore.

 

 

 

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