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Mediorientati: Gian Stefano Spoto dentro la verità dell’Isis

“Mostrare in video la vita della gente che si incontra è un buon servizio. Scriverla cogliendo i sentimenti è un atto di amore e di umanità”. Queste le parole di Franco Di Mare nella sua Prefazione per Mediorientati di Gian Stefano Spoto.
Incisiva e chiara, apre alle pagine di un libro, che è testimonianza diretta di verità, senza giudizi di parte.

La scrittura sensibile, contraddistingue Gian Stefano Spoto, in questo viaggio narrativo di vicende, incontri, parole e sguardi. Perfino i gesti diventano immagini evocative, preziosi per comprendere fino in fondo, un mondo spesso troppo lontano eppure così vicino.
Gian Stefano Spoto come corrispondente Rai in medio oriente, incontra in quello che diventa per alcuni anni, il ‘suo quotidiano‘ la ferocia dell’Isis che usa e si appropria di persone, quelle che non hanno futuro, servendosi di loro e poi finendole.
Vite descritte in totale obiettività, dove il  racconto e le parole sono la storia. Senza tralasciare nulla, i perché, i come e i quando, delicatamente contestualizzati per permetterci di partecipare e di comprendere.
Si appassiona lo sguardo di chi assimila, questo scrivere che rapisce per emozioni e verità nella sua scorrevolezza di un inumano vivere che rappresenta la loro ‘normalità’.
Incontrerà nei suoi percorsi, chi si arruola per dovere, senza mai possedere odio verso l’altro o donne vestite di armi,metafore di abiti  e ancora, di altre che attendono immobili risposte sulla vita dei loro figli.

In questo narrare che non si quieta e ci orienta verso una comprensione più alta, perfino la descrizione pura degli scontri, anche quando fortemente violenti, giunge a noi.
Insieme alle ragioni di chi ha perso la ragione e di chi allo stesso tempo, spera senza arrendersi.
Gian Stefano Spoto attraversa le loro paure, le vite, i desideri appoggiati ad esili possibilità di sopravvivenza, con dentro inciso il nome dei loro cari.

Non si schiera. Guarda, osserva, traduce. Trattiene con responsabilità e purezza il senso dell’umanità e la restituisce  portandoci ad assorbire.
E’ un divenire che scorre, la lettura, come dentro una telecamera che registra con occhio attento e discreto, senza violare il ‘dolore già violato’, senza indugiare  sulle cicatrici,  inserendo tasselli preziosi che diventano transfert immediato.

Un viaggio, il suo, senza ‘anestesie dell’anima’, dove è possibile sorprendersi per i doni ricevuti, fatti di esperienze e vissuto, che contengono la ferocia di un destino di chi nasce in un luogo piuttosto che in un altro, mentre al tempo stesso, nel suo stile, puro, l’ attenzione, la cura e la discrezione sono presenti dentro tutte le verità del suo percorso.

Gian Stefano Spoto è privo di qualsiasi forma di retorica, ci porta nel suo libro, in compagnia della sostanza di giorni che sebbene senza sole restano illuminati dalla speranza e dall’attesa della stessa, come nutrimento per resistere; quella che in occidente perdiamo forse facilmente e questo rende Mediorientati, ancora più prezioso, negli  incroci, labirinti e vite a volte parallele eppure così vicine alle nostre.

Io ho scelto di raccontare le storie della gente,storie della storia del Medio Oriente. Mediorientati non si schiera. Parla di un mondo che il viaggiatore, e persino chi vi risiede a lungo, intravede, ma non sempre ha gli strumenti o la voglia di separare dal groviglio di veleni in cui è imprigionato.”

Il fucile è parte di lei, lo porta sulla stessa spalla della borsa alla moda. Lui le dà un bacio leggero, lei sorride sognante. Durante la guerra nessuno può essere solo militare o solo ragazzo, ma i due ruoli si alternano in continuazione.”

Gian Stefano Spoto, bolognese, nasce nel 1952. è stato dirigente di Raiuno, vicedirettore di Raidue, vicedirettore di Rai Internazionale. Dal 2014 corrispondente Rai dal Medio Oriente. Autore, ideatore e conduttore di diversi programmi, fra cui “Linea Verde Orizzonti” e “Futura City, ha pubblicato tre libri: Un futuro che viene da lontano (FrancoAngeli, 2003, scritto con il sociologo Giorgio Pacifici), MOST (Curcio, 2007) e Salgari. Centocinquanta Indie (Curcio, 2012), testi e fotografie dell’autore. Giornalista per le testate: «la Repubblica», «il Secolo XIX», «Il Resto del Carlino», «Il Giornale nuovo», «Cosmopolitan» (in totale, più di 5000 articoli). Oltre 7000 sono i servizi e gli speciali realizzati per la Rai.

 

Redazione
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