MediaPro e Diritti Tv: lo scacco alla Serie A in tre mosse

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Mediapro ha le idee chiare. La concorrenza abbassa il prezzo. L’obiettivo, però, è un altro. Un canale ad hoc per il calcio italiano. Insomma, la partita degli spagnoli è appena cominciata. Del resto hanno sborsato una cifra ingente: 3150 milioni di euro per i prossimi tre anni. Quanto basta per far saltare il banco e lasciare in eredità diversi punti interrogativi. Come rientrare dall’investimento. A chi vendere il prodotto. E come farlo fruttare.

Sfruttare le difficoltà delle piattaforme esistenti

Il progetto è a lunga gittata e sfrutta le difficoltà (o il bisogno) delle emittenti satellitari e digitali che hanno vissuto tempi migliori. Nelle aste precedenti, Mediaset Premium ha messo sul piatto “appena” 200 milioni rispetto ai 370 l’anno del triennio precedente. Sky si è limitata ai 570 (annui) spalmandoli su pacchetti diversi. Il famoso 8+12 relativo alle “big” e alle altre. Né Cologno Monzese né Rogoredo hanno la forza di spingersi oltre, ma Mediapro, che non può produrre partite ma solo rivenderle dovrà sedersi a trattare con loro. Ovviamente da una posizione di forza. Gli spagnoli possono spuntare la maggior cifra possibile. E Sky e Mediaset dovranno piegarsi per non lasciare gli italiani senza calcio in Tv. L’idea è di spuntare 300 milioni annui dal “Biscione” concedendogli le otto big. E 600 ogni dodici mesi da Sky per tutte le venti squadre di serie A. Poi con le cessioni dei diritti tv all’estero, si racimola il resto. E poi? Arriva il bello…



Un canale proprio e gli OTT

Mediapro ha intenzione di rientrare dall’investimento a step dopo aver recitato il classico “veni, vidi, vici” per sostituirlo con un futuribile e, soprattutto, redditizio OTT, acronimo di Over Top Television. Quindi produrre un canale ad hoc per il calcio e mini pacchetti da rivendere ai vari operatori delle telecomunicazioni. In Italia vi sono almeno quatto o cinque colossi pronti a sborsare almeno 200 milioni.  Ovviamente a testa. Vodafone, Tim (che già sponsorizza la A) Wind, Tre, Fastweb e Linkem. Produrre un canale “calcio Italia” che funga da punto di riferimento e contenitore unico di tutte le partite di serie A e B garantirebbe un fatturato fra gli 1,2 e 1,5 miliardi di Euro che sommati ai 7-900 milioni da “scucire” alle pay tv porta appunto, alla cifra che si assesta e anche sfora i due miliardi di euro. Et voilà, rien ne va plus. È francese, ma rende comunque l’idea. Resta da capire come concretizzarla.  Il calcio italiano vale così tanto?

Premiare la “morfologia” della serie A

Mediapro ha grande stima del nostro campionato che ritiene potenzialmente superiore, in termini di ascolti e ricavi pubblicitari, anche a Liga e Bundesliga e quasi all’altezza della Premier League. Il perché è riscontrabile nella morfologia della serie A. Il calcio italiano, rispetto alla Spagna, non ha il Clasico, ma ha più squadre appetibili che paradossalmente valgono più di un doppio Real-Barcellona. Juventus, Inter, Milan, Napoli, Roma e Lazio, in rigoroso ordine di tifo e bacino d’utenza rappresentano molto più dell’unico “motore” in mano alla Liga che è appunto il classico. Un Roma-Inter o un Milan-Juventus valgono molto di più del derby di Madrid, cosi come un Lazio-Napoli non teme paragoni con un Atletico-Siviglia. Vendere le singole partite di ciascuna squadra a ogni colosso. Poi spacchettare il campionato in otto eventi tutti a orari diversi. Infine, passare alla cassa. Semplice no?

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