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Matteotti e Bottecchia, il socialista e il ciclista e un tragico destino già scritto

Matteotti e Bottecchia: il socialista e il ciclista e un tragico destino già scritto

Il 10 giugno 1924 moriva, a soli 39 anni di età, il segretario del Partito Socialista Unitario Giacomo Matteotti. Quel giorno il leader socialdemocratico, che fino al 1922 era stato rappresentante del Partito Socialista Italiano, si stava recando alla Camera quando venne rapito da cinque sicari del regime fascista di Benito Mussolini all’altezza del Lungotevere Arnaldo da Brescia a Roma.

Il suo corpo venne trovato, per caso, solamente alcuni mesi dopo. Era infatti il 16 agosto 1924 quando nelle campagne vicine a Riano, piccolo comune della provincia nord-est di Roma, il cane del carabiniere Ovidio Caratelli ne rinvenne il cadavere.

Nato il 22 maggio 1885 a Fratta Polesine, centro abitato veneto nella provincia di Rovigo, Giacomo Matteotti era stato uno dei primi oppositori veri al nascente partito fascista. Quest’ultimo, dopo la marcia di Roma del 28 ottobre 1922, stava assumendo sempre più le caratteristiche di una vera e propria dittatura.

Fu un evento in particolare che mise in cattiva luce, agli occhi dei fascisti, la figura del leader socialista e che, secondo alcuni, sentenziò la sua condanna a morte.

Il 20 maggio 1924, infatti, lo stesso Matteotti tenne un famoso discorso durante un suo intervento alla Camera dei Deputati italiana. Nelle sue parole il socialdemocratico si concentrò sui brogli elettorali che il governo Mussolini aveva attuato durante l’ultima tornata elettorale svoltasi il 6 aprile 1924. Tali accuse crearono grande imbarazzo tra le file dei parlamentari fascisti e tra i rappresentanti del governo in carica guidato dal Duce.

Purtroppo a questo personaggio non è collegata nessuna storia sportiva “diretta”. Ma vi è una curiosità che, a parere di chi scrive, dovrebbe essere conosciuta a raccontata per un collegamento temporale ed uno politico con la figura di Matteotti.

Il 22 giugno 1924, appena 12 giorni dopo l’assassinio del leader socialista, prendeva il via la diciottesima edizione di una delle più importanti gara ciclistiche di sempre: il Tour de France. Tale edizione, conclusasi con la tappa di Parigi il 20 luglio seguente, fu vinta, per la prima volta nella sua storia, da un italiano di nome Ottavio Bottecchia che riuscì a replicare la vittoria nel 1925.

Questo ciclista inoltre, in tale occasione, fu il primo ad indossare la maglia gialla ininterrottamente dalla prima all’ultima tappa.

Conosciuto con il soprannome di “Muratore del Friuli”, Bottecchia nacque in una frazione della provincia veneta di Treviso il 1 luglio 1894. La passione per il mondo delle due ruote la ebbe fin da bambino ma vi si avvicinò in maniera seria quando, durante il primo conflitto mondiale, ricoprì il ruolo di “esploratore d’assalto” nella zona del Carso.

Diventò un ciclista professionista solamente nel 1922 a 27 anni di età. Fondamentale nella sua “gavetta” fu la figura di Luigi Ganna, il vincitore della prima edizione del Giro d’Italia svoltasi nel 1909.

Nel giro di pochissimo tempo il ciclista veneto esplose nel mondo delle due ruote. Dopo aver partecipato alla Milano-Sanremo e al Giro d’italia ecco la doppietta nei due Tour de France. Tali affermazioni lo fecero diventare un vero e proprio idolo degli appassionati del ciclismo d’Oltralpe che lo cominciarono a soprannominare “Botescià”.

Contemporaneamente alla passione per il ciclismo Ottavio Bottecchia diventò un convinto antifascista. Propria questa sua presa di posizione politica secondo alcuni lo portò alla morte sopraggiunta a neanche 33 anni, in circostanza assai misteriose, nel comune di Gemona del Friuli il 15 giugno 1927.

La causa della morte non venne mai chiarita. Quella ufficiale diceva che era deceduto a causa di un malore dopo che era stato trovato agonizzante, in stato di semincoscenza, lungo la strada dove era solito allenarsi ogni giorno in sella alla sua bici.

Tale tesi venne portata avanti sia dalla moglie Caterina che dalla nipote Elena.

Col passare degli anni, però, prese corpo anche un’altra ipotesi: quella dell’omicidio politico per mettere a tacere, in via definitiva, una delle tanti voci contrarie al regime fascista. Lo stesso Bottecchia, difatti, non aveva mai perso occasione per mostrare la sua avversità al governo guidato da Benito Mussolini.

Secondo alcun, le cui ipotesi però non furono mai confermate, il ciclista in quel giorno di inizio giugno aveva avuto la peggio durante un rissa con alcuni esponenti del fascismo dati i suoi “forti ideali antifascisti”. Purtroppo non si giunse mai ad una conclusione vera riguardo il decesso di uno dei più grandi ciclisti italiani di inizio XX secolo.

Il fatto che però anche il fratello Giovanni morì in circostanze poco chiare, il 22 maggio 1927, dopo essere stato investito da un auto risultata di proprietà di Franco Marinotti, pezzo grosso del Partito Nazionale Fascista e che fu testimone di nozze dello stesso Benito Mussolini, avvalora la tesi che la morte del fratello Ottavio sia stata causa di un vile attacco per scopi politici.

Vogliamo chiudere questo pezzo cercando di fare un paragone tra Giacomo Matteotti e Ottavio Bottecchia. Entrambi difatti in due differenti ambiti molto distanti tra loro, politica e sport, lasciarono un’impronta che difficilmente verrà dimenticata.

Dati i loro ideali antifascisti, però, tutte e due queste figure pagarono con la vita in un periodo in cui non era garantita a tutti la cosiddetta libertà di parola. Tale fatto li rende, oltre alla vicinanza temporale degli eventi avvenuti nel 1924, parecchio importanti sotto determinati punti di vista e per questo motivo non devono essere dimenticati.

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