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Il Match Fixing colpisce anche il Tennis dei Grandi?

Sono state settimane ricche di cambiamenti quelle appena trascorse nel panorama tennistico. Anzitutto, la riconquista della vetta del ranking da parte di Rafa Nadal: il maiorchino, pur faticando parecchio sul cemento nordamericano, ha saputo sfruttare al meglio le assenze dei suoi diretti avversari – Federer, Murray, Djokovic, Wawrinka e molti altri – andando a riprendersi lo scettro che gli mancava da oltre tre anni. A tutto questo si sono aggiunte le convincenti affermazioni di Zverev e Dimitrov: se il primo ha vinto il suo secondo Master 1000, battendo nientemeno che King Roger e avvicinandosi sempre più alla top-5, il secondo ha finalmente espresso tutto il suo potenziale, aggiudicandosi il torneo di Cincinnati in finale contro Kyrgios.

Ma sfortunatamente non solo le buone notizie imperversano nel circuito. Come fosse a scadenza regolare, è tornato l’incubo del match-fixing, una mannaia che ormai da troppi anni falcidia tanto il tennis quanto altri sport. A seguito delle indagini svolte dalla Tennis Integrity Unity da gennaio a giugno sono stati notificati ben 83 avvisi di possibili partite truccate, 53 delle quali concentrate nei mesi di aprile, maggio e giugno. Un numero nettamente inferiore rispetto allo stesso periodo del 2016 – nel quale le segnalazioni erano state 121 -, ma pur sempre un dato allarmante. E se solitamente i match segnalati si svolgono in tornei poco seguiti dal punto di vista mediatico – soprattutto Challengers e Futures –, delle 53 segnalazioni tra aprile e giugno ben quattro riguardano tornei dello Slam (Roland Garros e Wimbledon). Il che rende l’idea di come il fenomeno riesca a farsi strada anche nei tornei più prestigiosi e, teoricamente, più vigilati.

 Un possibile esempio dell’ampliarsi degli orizzonti del match-fixing si sta delineando proprio in questi giorni. Nell’occhio del ciclone ci sono due giocatori tutt’altro che sconosciuti come Alexandr Dolgopolov, talentuoso ucraino numero 63 al mondo, e Thiago Monteiro, brasiliano classe ’94 a ridosso della top-100. Due tennisti noti ma non famosissimi, impegnati nel primo turno del torneo su cemento di Winston Salem lo stesso giorno della finale di Cincinnati.

Come mai questo sospetto di match truccato? Spieghiamo la vicenda. Monteiro è un giocatore tutt’altro che maturo, che non ha mai vinto un match ATP sul cemento e ha costruito la sua carriera sui tornei in terra rossa. Al contrario, malgrado un infortunio all’anca di qualche mese fa, Dolgopolov è in piena ripresa e col cemento ha sempre mostrato un certo feeling. Il che lo rende nettamente favorito sul suo avversario, tant’è che le agenzie di betting danno la sua vittoria a 1.36 contro il 3.28 del brasiliano.

Tutto sembra filare liscio come l’olio, fino a un paio d’ore dall’incontro, quando iniziano movimenti a dir poco sospetti: le puntate su Monteiro cominciano di colpo a crescere, dapprima lentamente, poi sempre più rapidamente. Nel giro di una mezz’ora la quota di Dolgopolov arriva prima a 1.63, poi dopo un’altra oretta tocca 2,37 e continua a salire fino ad arrivare a 3.15: di fatto le quote iniziali si sono ribaltate. Questo flusso anomalo di puntate insospettisce le agenzie, al punto che già dai primi minuti del match in molte decidono di bloccare le scommesse. Ma ormai la frittata è fatta e, neanche a dirlo, Dolgopolov perde malamente l’incontro con un doppio 6-3.

 Volendo dare una spiegazione che non coinvolga il match-fixing, si potrebbe pensare che durante l’allenamento pre-match Dolgopolov abbia accusato un riacutizzarsi del dolore all’anca, cosa che non gli avrebbe permesso di esprimersi al meglio. Sarebbe bastata una semplice fuga di notizie per mobilitare gli scommettitori più esperti, che avrebbero fiutato al volo la grande occasione e puntato su Monteiro.

Ma se si vuole pensare male, non si può che ipotizzare un match falsato fin dall’inizio. Ipotesi supportata anche da alcuni dati interessanti: Dolgopolov non solo ha perso il match, ma lo ha fatto senza ottenere nemmeno una palla break, il che negli ultimi due anni gli era successo in appena due occasioni. Guarda caso contro un giocatore che, in tutta la sua carriera sul cemento, in ogni match ha sempre concesso almeno una palla break.

Va precisato che ancora non sono state aperte indagini su quanto accaduto. Quindi è ancora presto per urlare al match-fixing. Restano comunque gli interrogativi e, finché non verrà fatta chiarezza, non si potrà certo escludere che l’incontro sia stato truccato.

 

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