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Marion Bartoli ha vinto la sua sfida più grande

Marion Bartoli is back. Non è una bufala, ma la pura verità: la tennista transalpina, vincitrice a Wimbledon nel 2013, tornerà a giocare nel circuito femminile. Ad annunciarlo è stata la Bartoli stessa, in un videomessaggio pubblicato su Twitter poco prima di Natale, nel quale ha dichiarato che ritornerà in campo a marzo, al Miami Open.

https://youtu.be/86Cao4FMURE

In un’ intervista la francese ha poi spiegato gli obiettivi della sua seconda carriera: la conquista di un secondo Slam, la vittoria in Fed Cup con la sua Francia e la partecipazione alle Olimpiadi di Tokyo 2020. Che dire, un piano niente male.

Le incertezze sul suo futuro sono quindi venute meno. Infatti in questi mesi si erano susseguite le voci su un possibile ritorno della campionessa transalpina, tutte però prontamente smentite. I dubbi però restavano, vista la diffusione di diverse foto che la ritraevano in piena sessione di allenamento presso una struttura della Federazione Francese. E alla fine le delucidazioni non si sono fatte attendere.

 Un percorso strano quello di Marion Bartoli. Abituata fin da piccolina a convivere con l’ingombrante figura del padre-medico-coach, si era sempre distinta nel circuito per il suo modo di giocare. Quel dritto bimane così insolito – ripreso da Monica Seles – che il padre le aveva inculcato , quel modus operandi in allenamento così sui generis, anche quella opera paterna, e quel fisico così robusto e mascolino. E poi quell’atteggiamento in campo, sempre a metà tra il nevrotico e il provocatorio. Di certo non una tennista che si faceva amare, né dagli spettatori né tantomeno dalle colleghe.

Poi però, nel 2013, era arrivato il coronamento di un sogno: l’incredibile exploit ai Championships, con il conseguente ritiro. Dopo anni di sacrifici e di pressioni mediatiche, Marion aveva detto basta. Del resto se ne andava da detentrice del titolo del torneo più famoso al mondo, con altri sette titoli all’attivo e un best ranking di numero 7 al mondo. Come dire, “il mio l’ho fatto”.



 E da lì si era costruita una seconda vita, fondando una nuova linea di moda e gioielli e vestendo i panni di telecronista sportiva. Però a 3 anni dal ritiro era tornata alla ribalta per un motivo tutt’altro che piacevole: lei, da sempre in carne e robusta, ora si presentava alla telecamere con trenta chili in meno, magrissima, quasi spettrale. Qualcosa non andava. E infatti, nel giugno 2016 si presentò al torneo delle leggende a Wimbledon in uno stato talmente macilento che lo staff medico gli impedì di giocare il secondo set in un match. Si temeva addirittura per un arresto cardiaco in campo.

 Da lì poi arrivò la triste verità. Fu la Bartoli stessa a dichiarare che era stata colpita da un raro virus che indeboliva gravemente il suo organismo, per poi venir ricoverata d’urgenza in una clinica in Italia. Ma per fortuna, dopo qualche mese la situazione si ristabilì e Marion comparve nuovamente in pubblico, stavolta in carne come prima ma in piena salute. E soprattutto, sprizzava gioia di vivere da tutti i pori, al punto da decidere di prendere parte nell’autunno dello stesso anno alla maratona di New York.

Ma il periodo buio appena vissuto aveva acceso una lampadina nel suo subconscio.  L’aver calcato per l’ultima volta la soffice erba londinese in quel modo, con l’abbandono per motivi di salute, proprio non le andava giù. E così, piano piano, in lei si annida quell’idea, tanto pazza quanto geniale: perché non tornare a competere?

 E ora, ad oltre un anno di distanza, eccola qui sorridente, mentre annuncia il suo ritorno sulla scena. Grintosa, motivata, ma anche un pizzico spensierata. Stavolta a seguirla come coach non ci sarà il padre, con cui però mantiene sempre un ottimo rapporto e dal quale si aspetta comunque un solido supporto emotivo. Gli interrogativi non possono mancare: la sua sarà stata la scelta giusta? Sarà competitiva come 5 anni fa? Difficile dirlo. Solo il tempo ci darà le risposte. Ma vederla comunque così ilare e desiderosa di gareggiare non può che far piacere.

 

Lorenzo Martini
A cura di

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