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Marco Giampaolo: l’anticonformista

Marco Giampaolo: l’anticonformista

Marco Giampaolo è senza ombra di dubbio uno degli allenatori più controversi, anacronistici e talentuosi di tutto il movimento calcistico italiano. L’allenatore abruzzese è uno dei pochi uomini di calcio del nostro Paese che preferisce ancora la sostanza alla forma. Ogni volta che ne ha l’occasione ribadisce la propria filosofia: l’unica cosa che conta nel calcio è divertirsi e far divertire il pubblico. Nel mondo di Giampaolo la tattica conta il giusto, è la qualità dei giocatori e del proprio gioco a fare la differenza e non è un caso che numerosi calciatori sotto la sua gestione siano letteralmente esplosi, sia giovani come Torreira e Skriniar, che più maturi come Fabio Quagliarella il quale, nonostante non sia più un ragazzino, continua a segnare e a collezionare record su record.

Hombre del pueblo

Mister Giampaolo si è sempre ritenuto un “hombre del pueblo”: nato e cresciuto “tra il popolo” della sua Giulianova ha sempre voluto, dapprima da calciatore e poi da allenatore, lavorare nel mondo del calcio per far divertire il suo “popolo”. Come affermato recentemente anche da Jürgen Kloop, che sta trascinando il suo Liverpool a sognare il trionfo in Premier dopo 28 anni di digiuno, nel calcio moderno troppo spesso ci si dimentica che il calcio è innanzitutto spettacolo ed intrattenimento. Questo concetto, soprattutto in Italia, in cui ormai l’esasperazione della tattica sta facendo venir meno sempre di più la spettacolarità del gioco, viene troppo spesso dimenticato. Marco Giampaolo, invece, ha fatto dell’esaltazione della bellezza la propria filosofia di vita e, proprio per questo motivo, ha incontrato non poche difficoltà nel proprio percorso da allenatore in un mondo che, ad oggi, gli ha dato sicuramente meno di quanto avrebbe meritato. Ma non è un caso che al 9 di gennaio, secondo William Hill, la sua Sampdoria, piena di giovani di belle speranze, sia una delle squadre più quotate per la conquista di un posto in Champions League o in Europa League.

La sostanza prima della forma

Se bisogna trovare un difetto all’allenatore abruzzese è sicuramente l’“incapacità” di vendere la propria immagine. In un calcio in cui le interviste pre e post partita ed i rapporti con la stampa a volte contano più dei risultati sportivi ottenuti, essere in grado di “vendersi bene” è considerato un punto di partenza per ogni allenatore che si rispetti. Marco Giampaolo, invece, preferisce lo spettacolo in campo a quello televisivo: serio, duro, tagliente nelle sue battute, ha sempre detto ciò che pensa senza peli sulla lingua. Per Giampaolo ciò che conta è il campo: se la sua squadra gioca bene e vince è felice, se perde non lo è e non sa fingere di esserlo.

FONTE: Facebook

Un talento ancora non completamente riconosciuto

Sono anni ormai che le squadre allenate da mister Giampaolo danno spettacolo in giro per l’Italia e continuano ad ottenere risultati al di sopra delle aspettative. Anche in questo campionato, infatti, i blucerchiati, grazie al loro settimo posto in classifica, sono tra i favoriti assoluti alla conquista di un posto nelle prossime coppe Europee e, dato anche lo straordinario momento di forma di Fabio Quagliarella, l’obiettivo sembra essere decisamente alla portata. Nonostante ciò, tutti i top club italiani ed europei continuano a snobbare l’allenatore abruzzese che però, dal canto suo, non sembra essere particolarmente preoccupato e continua ad essere convinto che, prima o poi, tutti si accorgeranno del suo talento.

Chi afferma di amare il calcio non può non amare Marco Giampaolo: in un calcio di personaggi costruiti a tavolino, in cui l’apparire prevale sull’essere, l’allenatore abruzzese rappresenta l’ultimo baluardo di un calcio passato in cui, l’unica cosa che conta, è l’esaltazione della bellezza del gioco del calcio in tutte le sue forme.

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