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Marcel Cerdan: il bombardiere marocchino che fece innamorare Edith Piaf

Marcel Cerdan: il bombardiere marocchino che fece innamorare Edith Piaf

Nella notte tra il 27 e il 28 Ottobre 1949 moriva in un incidente aereo Marcel Cerdan, il più grande pugile francese di tutti i tempi, inserito nella Hall of Fame della Boxe Mondiale. La sua storia sembra un romanzo in cui si mischia il combattimento, l’amore e il destino avverso. Ve la raccontiamo.

Il 22 luglio 1916, nell’allora Algeria francese, nasceva Marcel Cerdan, unanimemente considerato il più grande pugile transalpino di sempre; sicuramente uno dei più forti pesi medi della storia.

Proveniente da una poverissima famiglia di pieds-noirs, il tartassato popolo europeo stanziatosi in Maghreb, Marcel conobbe il pugilato a soli 8 anni, dopo essersi trasferito coi genitori a Casablanca.

Dieci anni più tardi esordiva nel professionismo con una serie impressionante di vittorie, grazie ad abilità pugilistiche sopraffine e polmoni infiniti che gli permettevano di mettere pressione all’avversario dal primo all’ultimo istante del match.

Alla storia di quel tempo furono consegnati i tre avvincenti incontri con il leggendario Omar Kouidri, fighter algerino di grande qualità, tutti vinti da Cerdan con soluzioni ai punti.

Dopo aver imposto in Europa un dominio assoluto nei welter, Marcel passò alla più prestigiosa categoria dei medi, conquistando in breve le cinture di campione francese e di campione europeo.

Nel frattempo, esordì nell’indiscusso tempio della boxe mondiale, il Madison Square Garden, dopo aver maramaldeggiato in Spagna ed in Inghilterra strapazzando gli idoli locali.

Il 21 settembre del 1949, al Roosevelt Stadium di Jersey City, il grande campione Tony Zale non rispose al richiamo della dodicesima campana, terminando il più lungo dominio sui pesi medi della storia e cedendo la cintura mondiale ad un francese per la prima volta dai tempi di Marcel Thil.

Grande riscontro ebbe sulla carta stampata il momento, poche ore dopo il match, in cui Cerdan si ricongiunse col fratello Vincent, dopo ventidue anni di separazione.

Con il suggello internazionale alla propria notorietà, Cerdan divenne il personaggio più gettonato dalla borghesia francese: da ragazzo semi-analfabeta a piedi nudi per i vicoli sabbiosi di Casablanca, si trovò ad essere un elegante parigino, ammirato ed invidiato da tutti.

Pur essendo sposato e padre di tre figli, intrecciò una delle più celebrate love story di tutti i tempi con la cantante Edith Piaf, una donna complessa, difficile, ma anche un’artista di grande fascino.

In questa atmosfera di grande glorificazione, nel giugno del 1949, Cerdan difese per la prima volta il titolo, a Detroit, dall’attacco del Toro del Bronx, Jake La Motta, un pugile di sensazionale combattività.

La dislocazione della spalla sinistra sin dalla prima ripresa costrinse Cerdan ad un match difensivo che mal si adattava alle sue caratteristiche. L’angolo fu costretto al getto della spugna, ma solo dopo dieci, terribili, riprese.

Attaccato dai giornali francesi, delusi dalla sconfitta, Cerdan tornò in patria per rimettersi dall’infortunio e prepararsi per la rivincita.

Ormai ristabilitosi e firmato il contratto per il re-match con La Motta, decise di posporre l’inizio degli allenamenti per raggiungere la Piaf a New York, per un periodo di pochi giorni.

Partì da Parigi imbarcandosi su un Lockeed Constellation di Air France che, nell’effettuare uno scalo di rifornimento alle Azzorre, si schiantò sul monte San Miguel, uccidendo tutte le 48 persone a bordo.

Al momento della morte, Marcellin Cerdan, il Bombardiere Marocchino, aveva 33 anni, era pugile professionista da quasi 16 anni, aveva combattuto 115 incontri, vincendone 111, era stato campione francese, europeo e mondiale.

Questo fu il suo lascito alla Francia, allo sport, al pugilato.

Edith Piaf, gettata nello sconforto dalla notizia, fu minata nel suo già fragile equilibrio.

Tanto dolore non andò però sprecato, perché in onore del coraggioso pugile che aveva tanto amato, Edith compose “Hymne à l’amour”, da molti considerata la più bella canzone d’amore di sempre.

Marco Nicolini
A cura di

Nipote di un insegnante sammarinese migrato nei licei delle vallate alpine, sono nato a Padova nel ’70 ed ho chiuso il cerchio di itinerante storia familiare rientrando nell’antica repubblica del Titano quando non ero ancora trentenne.Avevo prima vissuto in varie parti d’Europa, dei Caraibi e dell’Africa grazie a diversi, talvolta avventurosi, impieghi giovanili. Al contrario, ora, lavoro in banca.Ho coronato il mio amore per le lingue e le letterature straniere all’Università di Urbino, compiendo gli studi in una lunga e poco gloriosa carriera accademica.Appassionato sportivo, ho praticato con alterne fortune il pugilato, il windsurf, il calcio, la canoa olimpica. Seguo il rugby con piglio da intenditore. Nel 2015 ho attraversato l’Adriatico in kayak nel suo punto più largo.Scrivo di boxe perché ne vale la pena: il ring trattiene tra le corde le storie che la fantasia di un romanziere non potrebbe mai eguagliare.

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0 Comments

  1. Avatar

    GIACOMO RN

    Giugno 29, 2016 at 2:34 pm

    Che bell’articolo!!!
    Come gli altri suoi, complimentoni! non mi stancherei mai di leggerli

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