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Ma chi sono i cinesi che si sono comprati il Milan?

Come direbbe Marco Bellocchio la Cina è vicina. Sempre di più. Si avvicina infatti, la data del 14 aprile (cioè domani): vale a dire il giorno fissato per il passaggio di consegne per la proprietà del Milan tra l’attuale proprietario, la Fininvest, e  nuova cordata cinese guidata da mister Li. Ma chi sono questi cinesi che si stanno comprando il Milan?

Anche dopo mesi, in cui non si fa altro che parlare di cifre e progetti per il Milan che verrà, la domanda non sembra affatto ripetitiva. Perché a quanto pare si fatica ancora a trovare una risposta che riesca a fugare finalmente ogni dubbio. Se poi ci si mette anche Marcello Lippi (prima di lui a sollevare i dubbi erano stati l’economista del fondo Mandarin Alberto Forchielli e il Wall Street Journal)  a dire che in Cina “questi imprenditori non li conosce nessuno” allora, i dubbi anzichè diminuire potrebbero solo aumentare. E non aiuta neanche il fatto, che dall’altra parte di Milano, la sponda nerazzurra, i cinesi sono già arrivati ma si chiamano Suning, un colosso multinazionale dell’elettronica con un fatturato di 40 miliardi di dollari mentre da quest’altra parte, sulla sponda rossonera, si è ancora riusciti a sapere poco o niente su quelli che saranno i successori di Silvio Berlusconi. E la prima differenza sarebbe già proprio questa: non si parla infatti di uno, ma di più soggetti investitori, una cordata appunto, guidata dal finanziere Li Yonghong. Il quale sarebbe stato il “promotore della scalata” nonché l’azionista di maggioranza, insieme al fondo semistatale Haixa (come scrive il Sole 24 Ore entrambi dovrebbero entrare con una quota del 15% per arrivare insieme ad avere il 30% del capitale sociale). Poi ci sarebbe il gruppo industriale Yongda che avrebbe partecipato ma con una quota minima.

Ma è proprio su mister Li che si concentrerebbero i maggiori dubbi. Del quale, rispetto al suo patrimonio personale, si sa veramente poco o niente. E come scrive Carlo Festa sul Sole 24 Ore, l’aspetto per alcuni versi più inquietante, è che dalla Cina quando si chiedono questo genere di informazioni la risposta è sempre la stessa:non esistono informazioni sulla sua ricchezza. Quello che si riesce a sapere di lui è che sarebbe un finanziere appunto, propenso a guadagnare attraverso operazioni di acquisto e vendita di aziende nel breve periodo. Tradotto: ciò che in Italia verrebbe altrimenti bollato come “speculazione finanziaria”. Ma mister Li sarebbe anche un tipo poco avvezzo a metterci la faccia. Come scrive sempre il Sole 24 Ore preferirebbe avvalersi dell’utilizzo di società prestanome. Per una di queste operazioni finanziarie avrebbe ricevuto però una “pubblica censura” dalla borsa di Shanghai “per il mancato rispetto degli impegni”. Avrebbe violato gli accordi contrattuali vendendo alcuni diritti. Insomma mister Li sarebbe un tipo che non rispetta gli impegni? Di questo non sembrano affatto convinti dal quartiere generale della Fininvest. Visto che per domani è atteso il sospirato “closing” (mister Li è già arrivato a Milano) con firma dal notaio e saldo dell’operazione. Proprio su questo i tedeschi della Reuters hanno scritto che un ruolo fondamentale per il buon fine dell’affare lo avrebbe avuto il fondo statunitense Elliott. Il quale, avrebbe finanziato  la parte residua (270 milioni) della cifra da versare alla Fininvest.

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