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L’ultimo arrembaggio del più famoso dei Pirati: Pantani e l’impresa nell’Inferno del Galibier

L’ultimo arrembaggio del più famoso dei Pirati: Pantani e l’impresa nell’Inferno del Galibier

Quando parliamo di tour de France e di Marco Pantani, non possiamo non ricordare la tappa del Galibier. Sull’impervio percorso, a 4 km dalla vetta, c’è una stele in memoria di Marco Pantani​. Ciclista indimenticabile che è riuscito come pochi ad entusiasmare una nazione intera. Su quella strada il ​Pirata ha scritto molto più di un pezzo di storia dello sport. Ha firmato una leggenda.

Era il 27 luglio 1998​. Ottantacinquesima edizione de La Grande Boucle, 15a tappa Grenoble – Les Deux Alpes​, 189 km. Pantani​, vittorioso nell’undicesima frazione con uno scatto decisivo sull’ultima asperità di Plateau de Beille, è quarto in classifica generale a 3’01’’ dal tedesco Jan Ullrich. Tutta l’Italia attende trepidante un colpo di scena del Diavoletto di Cesenatico, ma sono in molti a credere che sarà difficile staccare il Kaiser. Serve un’impresa​, occorre recuperare i minuti di distacco e guadagnarne altri per difendersi nella cronometro di 52 km del penultimo giorno. Occorre un’azione da lontano. E Pantani non delude. L’atmosfera di quel tappone alpino è degna dei poemi omerici. Col de la Croix de Fer, Col du Télégraphe, Col du Galibier e Les Deux Alpes. Pioggia, vento e freddo​. Temperatura massima prevista di 12°C ed elicotteri rimasti a terra per la scarsa visibilità.

All’inizio del Galibier, Ullrich tenta uno scatto per dare una prova di forza. Azione innocua e il gruppo degli uomini di classifica si ricompone immediatamente. Il Pirata è lì, aspetta il momento giusto. La pioggia sferza i volti contratti dei corridori. A 47 km dal traguardo, a 4 km dalla cima del Galibier​, sul tratto più duro laddove ogni segno ed ogni grida sembra dire Bienvenue en enfer, il ​Pirata si porta sulla destra del gruppo, si alza sui pedali e parte. Uno scatto perentorio. Si volta e rallenta una sola volta per controllare la inutile reazione di Luc Leblanc. Poi di nuovo su con il suo inimitabile passo, sembra danzare. Le gocce schizzano per l’attrito delle ruote sull’asfalto. L’aquila ha spiccato il volo. Pantani macina metri, mulina pedalate, agile come il vento. Rilancia in continuazione​, con progressioni inaudite, tra due ali di folla in estasi. Recupera uno dopo l’altro tutti i fuggitivi, Escartin, Serrano, Massi, Jimenez, Rinero. Ullrich rimane solo, spiazzato, indeciso sul da farsi. In vetta, il distacco tra i due è già di 2’46”.

Prima della discesa il Pirata si ferma per indossare la mantellina e poi va giù in picchiata, planando, incurante dell’asfalto bagnato e dei tornanti. Giunto ai piedi de Les Deux Alpes, riprende la sua azione incontenibile​. Si alza per l’ennesima volta sui pedali e aggredisce la strada. Intanto Ullrich è in crisi totale. Sguardo fisso nel vuoto e bocca spalancata. A 4 km dal traguardo Pantani ha 4’45’’ su Bobby Julich e 6’10’’ su Ullrich. Ma il Pirata continua a spingere sui pedali con una forza inaudita. Senza tregua. Pugni serrati sul manubrio e muscoli in tensione.

Arriva al traguardo con il tempo di 5h43’45’’. Esultanza contenuta, la gioia è tutta nel rilassamento del volto e nelle braccia alzate al cielo. Secondo e terzo rispettivamente Rodolfo Massi a 1’54’’ e Fernando Escartin a 1’59’’. Ullrich arriva venticinquesimo con un distacco abissale di 8’57”​, accompagnato nella disfatta dai gregari Bjarne Riis e Udo Bölts. In quel momento il ​Pirata si prende il Tour​, come aveva fatto con il Giro più di un mese prima. Da allora il Galibier è la montagna del Pirata e dal 2011 vi è posta la stele in suo onore. Per ricordare un’impresa epica, un ciclista leggendario e un campione sfortunato​: il Pirata, Marco Pantani​.

 

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