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L’ultima prodezza di Joey Barton: cacciato (pure) da Glasgow

Barton è un criminale… è uno stupido ed è un criminale, è uno stupido per la sua squadra ed è francamente un criminale. E infatti è un ex galeotto. Che brutta persona. Non dovrebbe mai stare in un campo di Premier League neanche con un biglietto Joey Barton. È la peggior immagine che si può dare allo sport… e la Premier League è un bellissimo campionato, che ha fatto pulizia dei tifosi, ha reso vivibile per famiglie gli stadi, ma nessuno dovrebbe mai vedere su un campo di calcio un giocatore come Joey Barton. Che vergogna. È un giocatore vergognoso, vergognoso”. Parole (e musica) di Massimo Marianella durante la telecronaca di Manchester City-QPR del 13 maggio 2012.

Il centrocampista di Liverpool ha appena compiuto l’ennesimo gesto di una carriera, ma potremmo anche dire di una vita, assolutamente sregolata; Barton, infatti, ha colpito Tevez con una gomitata. Viene quindi espulso, ma, non contento, si accanisce pure contro Aguero e Kompany, perdendo la testa.

A 29 anni, evidentemente, Barton non è ancora riuscito a sconfiggere i propri demoni interiori; gli stessi che gli hanno (in buona parte) rovinato una vita calcistica che altrimenti avrebbe potuto essere di grande successo.

Bypassando le innumerevoli ‘gesta’ commesse in passato (pugno in faccia al compagno Dabo ai tempi del City, le chiappe al vento mostrate ai tifosi dell’Everton, bottiglietta in faccia e passeggiata sui genitali del povero avversario Guthrle, la sigaretta spenta sulla faccia di un ragazzo della academy del City, 6 mesi di prigione per aver picchiato un ragazzo in strada, ecc. ecc..) dopo il fattaccio dell’Etihad Stadium, Barton viene spedito in prestito all’Olympique Marsiglia nel tentativo di ricostruirsi un’immagine almeno al di fuori dei confini nazionali. Tutto inutile.

Il 6 maggio 2013, infatti, l’inglese ottiene una sospensione per due partite per aver descritto in modo offensivo il difensore del PSG Thiago Silva su Twitter.

Tornato al QPR, la stagione 2013/2014 scorre sostanzialmente in serenità ma il 21 febbraio 2015, Barton riceve l’ennesimo rosso della carriera, nella sfida contro l’Hull City. Ramsey, tecnico del QPR, dichiara allora che è assolutamente necessario per il calciatore, squalificato per le successive tre partite, tornare a sottoporsi alla terapia di gestione della rabbia. E’ il preludio all’addio: a maggio del 2015, il QPR rescinde il contratto con Barton.

Nuova annata, nuova avventura. C’è ancora qualcuno disposto a scommettere su di lui: è Sean Dyche, tecnico del Burnley, militante nella Serie B inglese. La scommessa pare vinta. Fascia di capitano e leader in campo e fuori, Barton sembra davvero aver messo la testa a posto. 38 presenze e 3 gol aiutano in modo decisivo i Claret & Blue a tornare in Premier League dopo un anno di purgatorio.

Il contratto annuale, tuttavia, scade e Barton decide di cambiare. La nuova destinazione è Glasgow, sponda Rangers, nel frattempo tornati nella massima serie scozzese dopo il clamoroso fallimento societario del 2012.

Arriviamo, così, all’ultima ‘prodezza’ di Joey Barton. Il 10 settembre scorso, torna finalmente il leggendario ‘Old Firm’ tra Celtic e Rangers in Premiership. Finisce 5-1 per i biancoverdi. E’ una sconfitta dura da digerire e Barton (stranamente) va fuori di testa: discussione accesa con un paio di compagni di squadra e con l’allenatore Mark Warburton, che lo allontana dall’allenamento il giorno seguente.

Barton, non contento, non avendo apprezzato la decisione, reagisce in modo furente: “Lo scorso anno giocavate in un campionato di me**a contro squadre di me**a”. Parole che la squadra, ovviamente, non gradisce.

Dopo lo spiacevole avvenimento, il centrocampista non si è più presentato presso il centro sportivo della squadra ma su Twitter, a sorpresa, ha fatto un passo indietro. Ha ammesso di essere andato oltre le righe, ha porto le proprie scuse e ha ribadito che l’unica cosa che gli interessa veramente è che la sua squadra vinca.

Probabilmente sarà tutto inutile, non fosse altro per un ‘curriculum’ che parla da sé.

Matteo Luciani
A cura di

Nato a Roma sul finire degli anni Ottanta, dopo aver conseguito il diploma classico tra gloria (poca) e insuccessi (molti di più), mi sono iscritto e laureato in Lingue e Letterature Europee e Americane presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Tor Vergata. Appassionato, sin dall'età più tenera, di calcio, adoro raccontare le storie di “pallone”: il processo che sta portando il ‘tifoso’ sempre più a diventare, invece, ‘cliente’ proprio non fa per me. Nel 2016, ho coronato il sogno di scrivere un libro tutto mio ed è uscito "Meteore Romaniste”, mentre nel 2019 sono diventato giornalista pubblicista presso l'Ordine del Lazio

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