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Luciano Castellini, il Giaguaro dal cuore tenero

Luciano Castellini, il Giaguaro dal cuore tenero

Il 16 maggio 1976 Claudio Baglioni festeggiava un quarto di secolo, Rosario Fiorello compiva sedici anni e Laura Pausini spegneva la seconda candelina. Il Torino conquistava lo scudetto, un tricolore che mancava dai tempi degli angeli di Superga.

Della festa granata spiccavano due immagini: la rabbia del tecnico Gigi Radice per non aver vinto tutti gli incontri casalinghi (quel dì al Comunale finì 1-1 con il Cesena a causa di un’autorete di Mozzini dopo il vantaggio di Pulici) e le lacrime del “Giaguaro”. Per Luciano Castellini (“Sono contento per questo pubblico io”, disse al microfono di Paolo Frajese) era la sesta annata al Filadelfia e cinque anni prima aveva vinto la Coppa Italia.

Eraldo Pecci, il regista di quella squadra, il capitolo dedicato all’estremo difensore nel volume ‘Il Toro non può perdere’ l’ha intitolato ‘Un Giaguaro dal cuore tenero’. Uno che nei ritiri estivi si divertiva ad accogliere i nuovi acquisti con simpatici gavettoni ma che prima delle gare più importanti sentiva una certa tensione. Un’ansia che sembrava allontanare in partita, dove tra i pali metteva in mostra una certa esplosività. Di lui Vladimiro Caminiti, noto anche per le sue simpatie bianconere, scrisse: “Se Castellini non fosse così emotivo, così fragile sotto il profilo nervoso, Dino Zoff, di cui il portiere granata è un costante rincalzo in azzurro, faticherebbe di più a mantenere così saldo da tanto tempo il suo posto da titolare in Nazionale, perché il Giaguaro per certi numeri e qualità gli risulta superiore”.

Due anni dopo il tricolore si trasferiva a Napoli, complici l’ascesa di Giuliano Terraneo e uno screzio con Radice. In riva al Golfo non vinse trofei, ma nel campionato in cui i partenopei di Marchesi sfiorarono lo scudetto -quello della riapertura agli stranierinon prese gol per 532 minuti. Nella stagione antecedente il Mundial ’82 le reti del San Paolo rimasero inviolate per 763 minuti.

L’arrivederci al calcio giocato arrivava a quasi quarant’anni (è nato nel 1945) e dopo è diventato preparatore dei portieri, ruolo con il quale vinse dei titoli nell’Inter. Della Beneamata è stato anche tecnico per qualche partita. Nel 2013, in una classifica del Guerin Sportivo dedicata ai cento granata di sempre veniva posizionato al 13° posto. Qualche anno fa Fabrizio Turco e Flavio Peranni hanno scritto il libro ‘Io sono il Giaguaro. Vita e parate di Luciano Castellini’.

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