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Se lo Sport si inchina alla Fede: Calcio e Ramadan, un’integrazione difficile

Se lo Sport si inchina alla Fede: Calcio e Ramadan, un’integrazione difficile

Nelle prossime settimane, per alcuni allenatori di diverse compagini, composte principalmente da giocatori musulmani, oltre a dover gestire il nuovo inizio degli allenamenti dopo la lunga quarantena dovuta all’emergenza Coronavirus, dovranno lavorare con la maggioranza dei ragazzi alle prese con la pratica del digiuno dall’alba fino al crepuscolo, il famosissimo Ramadan, iniziato ieri 23 aprile e che terminerà il 23 maggio.

In passato il Ramadan  ha coinciso più volte con importanti appuntamenti sportivi. Le Olimpiadi di Londra del 2012, la Coppa del Mondo del 2014 o il Campionato Europeo del 2016 in Francia sono soltanto alcuni degli esempi più recenti.

Con il clima molto caldo dei periodi estivi e pre estivi in ​​Europa, la qualità delle prestazioni dei giocatori può dunque essere un serio problema per tante formazioni di ogni sport.

Capitano, comunque, anche occasioni in cui viene concesso il famoso ‘strappo alla regola’.

Durante Londra 2012, la squadra di calcio degli Emirati Arabi ha ricevuto una speciale disposizione da parte dell’autorità religiosa più alta del paese per poter mangiare nei giorni delle partite. Il tedesco Mesut Ozil, di religione musulmana, scelse a sua volta di non digiunare durante la campagna mondiale della coppa più importante per nazionali nel 2014 in Brasile.

Altri atleti, invece, nel corso della storia, hanno seguito le regole imposte dalla propria religione. Ne è un esempio la selezione calcistica dell’Algeria, i calciatori della quale hanno digiunato durante una partita contro la Germania, nonostante avessero ricevuto anche loro una speciale esenzione da tale regola dalle autorità religiose; solo il portiere Rais M’bolhi ha successivamente ‘rotto’ tale scelta, sorseggiando dell’acqua a metà tempo. Per non dimenticare, nel Basket,  Hakeem Olajuwon  che durante il Ramadan del Febbraio 1995, continuò a giocare in Nba facendo 30 punti di media a partita.

Ma andiamo a capire, innanzitutto, in un momento storico così delicato: che cosa è il Ramadan?

Si tratta del nono mese dell’anno musulmano, durante il quale viene osservato il rigoroso digiuno dall’alba al tramonto.

I musulmani credono che qualsiasi azione positiva comporti una ricompensa maggiore poiché il mese è stato benedetto da Allah.

Alcuni, ad esempio, pregano di più, mentre altri leggono il Corano più spesso.

La data, annualmente, cambia, tornando indietro di circa 11 giorni ogni 12 mesi.

Il festival di Eid è ciò che celebra la fine del periodo del Ramadan.

Quest’anno, il Ramadan è partito ieri 23 Aprile, con termine in data 23 Maggio. Negli scorsi anni molte squadre nazionali in tutta l’Asia e in Africa hanno ritardato il calcio d’inizio delle proprie partite addirittura alla notte.

Emblematico fu nel 2017 il match di qualificazione alla Coppa Asiatica tra la Palestina e l’Oman , alla periferia di Gerusalemme.

La federazione calcistica della Palestina aveva inizialmente programmato la partita a partire dalle ore 21.45 locali, per poi passare alle 22.45 ed infine alle 23.

Tutto ciò era stato creato per dare alla squadra e ai suoi tifosi l’opportunità di mangiare e mettersi, dunque, in forze velocemente prima di andare allo stadio.

In realtà, si è andata a creare una situazione piuttosto caotica, con molti tifosi non in grado di poter andare allo stadio e tornare da esso in tempo per la successiva giornata lavorativa.

Da un punto di preparazione, invece, sia l’Oman che la Palestina hanno spostato allenamenti e addestramenti tattici alle ore notturne, regolando le abitudini alimentari già da diversi giorni prima della sfida.

I preparatori atletici che devono far fronte a questo problema, raccomandano ai propri atleti di bere, ovviamente dopo il tramonto, almeno tre litri di acqua al giorno, evitando invece di mangiare eccessivamente, in quel caso stravolgendo totalmente il proprio metabolismo e anche le capacità atletiche.

L’ultima raccomandazione ha riguardato le ore di sonno; tendenzialmente, durante la fase di Ramadan, gli interessati dormono o, comunque, si riposano molto di più. Per i professionisti di tali squadre, invece, è assolutamente controproducente fare ciò. Via, così, a diverse ore di bagni in acqua gelata o di crioterapia, per mantenere il più possibile il fisico tonico ed in vigore.

Il caso Liverpool- Tottenham 2019

Nel recentissimo passato non possiamo certo non menzionare Jurgen Klopp che, dopo aver raggiunto la finale di Champions con il suo Liverpool ha dovuto fare i conti con i precetti religiosi che imposero un rigido regime alimentare, di due delle sue stelle che furono protagoniste della cavalcata  che portarono i reds a vincere la vecchia Coppa dei Campioni contro il Tottenham. Le sue due ali d’oro Manè e Salah sono di religione musulmana e lo scorso anno, ovviamente, osservarono il Ramadan. Stesso discorso valse per il gigante francese degli Spurs Moussa Sissoko.

Il problema nacque dal fatto che, durante il mese santo 2019, i tre si apprestavano a essere protagonisti della Finale di Madrid, dovendo gestire uno stile di vita che prevedeva l’assenza di alimentazione e idratazione prima del tramonto, non propriamente il massimo per chi svolge la professione di giocatore, figuriamoci in vista di una partita così determinante che cadde il primo giugno, a pochi giorni dalla fine del Ramadan 2019 previsto per il 4 giugno.

Come dicevamo, esistono però delle eccezioni che hanno riguardato anche i casi di Manè, Salah e Sissoko. Infatti, attraverso la deroga da parte delle autorità spirituali musulmane, il Ramadan può essere interrotto o posticipato.

Nello specifico esisterebbe il caso in cui, se i fedeli si dovessero trovare, per motivi di viaggio, ad una distanza superiore agli 84 km dal loro luogo abituale di preghiera, potrebbero interromperlo e posticiparlo una volta ritornati. In questa fattispecie rientrarono proprio i due Reds e Sissoko che, dovendo trasferirsi a Madrid giorni prima della Finale di Champions, e quindi ad una distanza ben superiore a quanto richiesto, trascorsero i momenti precedenti alla partita più importante della loro carriera, nel pieno delle forze sia in allenamento che durante quella notte magica.

Matteo Luciani
A cura di

Nato a Roma sul finire degli anni Ottanta, dopo aver conseguito il diploma classico tra gloria (poca) e insuccessi (molti di più), mi sono iscritto e laureato in Lingue e Letterature Europee e Americane presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Tor Vergata. Appassionato, sin dall'età più tenera, di calcio, adoro raccontare le storie di “pallone”: il processo che sta portando il ‘tifoso’ sempre più a diventare, invece, ‘cliente’ proprio non fa per me. Nel 2016, ho coronato il sogno di scrivere un libro tutto mio ed è uscito "Meteore Romaniste”, mentre nel 2019 sono diventato giornalista pubblicista presso l'Ordine del Lazio

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