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Lo Sport “creativo” al tempo del Coronavirus

Il Sport creativo al tempo del Coronavirus

Ricapitolando.

Conte emette un decreto restrittivo per i movimenti in Italia. All’interno del decreto, art. 2 lettera G, viene stabilito che “le attività sportive all’aperto possono farsi ma con il rispetto delle distanze di sicurezza.”.

L’italiano scrupoloso, letto il decreto, va dalle autorità della sua zona e chiede lumi. Le autorità chiariscono che sarebbe meglio comunque essere totalmente soli e non creare assembramenti. A quel punto l’italiano scrupoloso, che peraltro faceva sport anche prima, si alza a ore antelucane e nella solitudine va a fare sport guardato solo da un raro esemplare di lupo nero che gli ulula dietro “muandocuazzovaiuuuuhhh”.

L’italiano furbo legge il decreto e a quel punto:

Non ha mai fatto sport ma all’improvviso la pista ciclabile gli appare più desiderabile di Monica Bellucci in lingerie.

Organizza la coppa Cobram di ciclismo con 140 partecipanti e pranzo compreso alla trattoria abusiva da Giggi Er Troione.

Corre con le infradito e un costume comprato alla Lidl con la scritta “mondiali di calcio Brasile 2014”, perché sprovvisto di attrezzatura.

Rischia un enfisema al metro, in tutto fanno cinquanta.

Porta la famiglia al parco, fa due corsette per stimolare l’appetito e poi con la scusa “lo sport mette fame” si siede e gozzoviglia mangiando carne di brontosauro grigliata sul posto.

Fa 30 km in bici da un paese all’altro e viene prima arrestato poi quasi fucilato sulla pubblica piazza dagli agenti e con la stessa aria di Morgan chiede “che succede?”.

Fa 40 km in macchina perché “devo andave a covveve vicino al mave, la salsedine fa bene alla salute”. Anche lì fermato dagli agenti a colpi di manganello e limortaccitua.

Poi c’è chi prova a spiegare il decreto, a dire cosa significa. Ma ormai grazie a questi comportamenti chiunque provi a fare sport correttamente secondo i dettami, non vedendo nessuno se non due volpi, un cinghiale e il lupo suddetto, è un untore come i soggettoni succitati.

A questo punto caro Conte, te lo chiedo. L’italiano non sa godere nemmeno del minimo delle sue libertà. Abolisci ‘sto cazzo di art. 2 lettera G. Te lo dico a mio sfavore. Ma con tutto il cuore fallo e mandaci in culo tutti quanti. Non siamo capaci. Mi spiace solo che il lupo si sentirà solo. Capirà.

Ettore Zanca
A cura di

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