Raccontiamo lo sport dal 2015 - Direttore Antonio Padellaro
Aprile 20, 2026

Lo sport come ponte verso la rinascita: intervista a Matteo Chieruzzi

Fondata nel 1963 da Don Pierino Gelmini, la Comunità Incontro ETS rappresenta da oltre sessant’anni un baluardo di speranza per chi lotta contro le dipendenze. Fedele alla visione del suo fondatore, la struttura di Amelia (TR) non si limita all’accoglienza, ma propone un percorso di recupero fondato sul lavoro, sulla disciplina e sulla riscoperta di sé. In questo contesto, l’attività fisica non è un semplice passatempo, ma uno strumento terapeutico d’avanguardia.

Ne parliamo con Matteo Chieruzzi, operatore ed educatore della Comunità Incontro, Laureato in Scienze Motorie Sportive e in Scienze e Tecniche Psicologiche, Allenatore di calcio UEFA B che ci accompagna alla scoperta di come lo sport, integrandosi con l’ergoterapia e il supporto tecnologico aiuti i ragazzi a riconquistare fiducia nel proprio corpo e nel futuro.

Nella visione di Don Pierino, la vita in comunità si basa su regole precise e sul lavoro. In che modo l’attività sportiva si integra con l’ergoterapia e come aiuta i ragazzi a ricostruire un senso di disciplina personale?

L’attività sportiva si integra pienamente con la visione di Don Pierino Gelmini e con il percorso della Comunità Incontro, perché condivide gli stessi valori dell’ergoterapia: impegno, responsabilità e continuità. Se il lavoro educa al sacrificio e alla concretezza, lo sport aggiunge una dimensione relazionale ed emotiva fondamentale. In campo i ragazzi imparano a rispettare le regole, a gestire la frustrazione e a stare in un gruppo. In questo contesto la disciplina non è più qualcosa di imposto ma diventa un valore da portare avanti per raggiungere degli obiettivi personali e collettivi.

Spesso chi arriva da un percorso di dipendenza ha un rapporto conflittuale con il proprio corpo. Come interviene lo sport nel processo di “riappropriazione” della propria salute fisica e mentale?

Nella nostra Comunità il movimento diventa un modo per tornare a sentire: fatica, respiro, energia. Chi arriva da un percorso di dipendenza spesso ha un rapporto difficile con il proprio corpo. Attraverso lo sport, lavoriamo proprio sulla riappropriazione di questo legame. Piano piano i ragazzi riscoprono il proprio corpo non più come qualcosa da trascurare, ma da rispettare. È un percorso graduale, ma fondamentale: lo sport aiuta a ricostruire equilibrio, fiducia e connessione tra mente e corpo.

Avete un campo da calcio regolamentare che ospita anche squadre esterne. Quanto è importante per i ragazzi il confronto sportivo con “il mondo fuori” e come aiuta ad abbattere lo stigma che spesso colpisce chi vive in comunità?

Avere un campo regolamentare e confrontarsi con squadre esterne per i ragazzi della Comunità Incontro significa rimettersi in gioco nel “mondo reale”. Il confronto con l’esterno porta responsabilità, ma anche normalità: in campo non sono più definiti dal loro passato, ma da quello che dimostrano nel a presente. Questo è un passaggio chiave per abbattere lo stigma. Lo sport diventa così un ponte: crea relazioni, rompe le distanze e restituisce dignità. Quando entrano in campo, i ragazzi non sono più “quelli della comunità”, ma semplicemente giocatori, parte di una squadra e di un gruppo.

Lo sport di squadra richiede cooperazione e fiducia nell’altro. Quali cambiamenti osserva nei ragazzi quando passano dall’isolamento della dipendenza alla dinamica di un team sportivo?

Molti ragazzi arrivano da percorsi di dipendenza isolati, dove fidarsi degli altri è difficile, far parte di una squadra è un insieme di emozioni e soprattutto di relazioni, quando iniziano a giocare insieme, anche piccoli progressi diventano visibili: imparano ad ascoltare, a rispettare i compagni, a sostenersi a vicenda. L’isolamento lascia spazio alla cooperazione e alla responsabilità verso gli altri. All’interno del percorso anche grazie allo sport, si nota un cambiamento concreto: aumentano l’autostima, la gestione delle emozioni e la capacità di mettersi in gioco senza paura del giudizio. È come se lo sport creasse un ponte tra la solitudine del passato e la fiducia necessaria per stare nella società.

C’è stata una donazione di macchinari all’avanguardia per le vostre palestre. In che modo la tecnologia e la qualità delle attrezzature influenzano la motivazione dei ragazzi nel seguire i programmi di allenamento?

Avere attrezzature moderne e di qualità li motiva perché sentono di fare qualcosa di concreto per sé stessi, in un ambiente professionale e curato. La realizzazione della nuova palestra, completamente modernizzata nel suo ambiente e con i nuovi macchinari ha permesso anche a chi all’inizio era più distante dall’attività fisica di sentirsi coinvolto, sfidato e stimolato a proseguire.

Oltre al calcio e alla palestra, ci sono altre discipline (magari legate ai vostri Healing Gardens o agli spazi aperti) che state promuovendo per favorire il benessere psicofisico?

Oltre al calcio e alla palestra, la comunità sta avviando un grande investimento sullo sport con la costruzione di un vero e proprio centro sportivo. A breve inizieranno i lavori per una piscina, un palazzetto dello sport e campi dedicati a paddle, pallavolo e basket. Queste nuove strutture offriranno ai ragazzi la possibilità di praticare discipline diverse, scoprire nuove passioni e mettersi alla prova in contesti stimolanti. Accanto a questo, stiamo promuovendo attività di meditazione, mindfulness e esercizi all’aperto nei nostri Healing Gardens, che aiutano a migliorare concentrazione, gestione dello stress e benessere emotivo. Lo sport e le pratiche di consapevolezza diventano così strumenti complementari: favoriscono la socialità, la cooperazione, la crescita personale e il benessere psicofisico, creando un ambiente moderno, inclusivo e capace di sostenere ogni ragazzo nel suo percorso di rinascita.

C’è un episodio o una storia di un ragazzo in cui lo sport è stato il vero “punto di svolta” per il suo recupero che le è rimasta nel cuore?

Mi viene in mente la storia di un ragazzo cresciuto in contesti sociali molto complicati. Dopo aver commesso alcuni reati, è arrivato in comunità direttamente dal carcere. Era chiuso, sfiduciato e con un rapporto difficile con sé stesso e con gli altri. Abbiamo iniziato a coinvolgerlo nel calcio e, piano piano, è emerso il vero valore dello sport. All’inizio faticava a fidarsi dei compagni e a rispettare le regole, ma l’idea di poter giocare contro squadre esterne lo ha motivato profondamente. Ha cominciato a prendersi cura di sé, a gestire le emozioni e a impegnarsi per avere risultati concreti in campo. Il calcio non è stato solo allenamento fisico: è diventato uno strumento educativo che lo aiuta a crescere come persona e, soprattutto, a reinserirsi nella società con responsabilità e fiducia. Oggi, quando lo vedo partecipare a una partita o a un allenamento, vedo un ragazzo completamente diverso: più sicuro, consapevole e pronto a costruirsi un futuro lontano dagli errori del passato. Per me, il calcio in comunità è stato davvero il punto di svolta della sua vita.

Qual è la sfida più grande che affronta oggi chi si occupa di formazione sportiva in una comunità terapeutica moderna, dove le dipendenze (pensiamo a quelle tecnologiche o alla ludopatia) sono in continua evoluzione?

La sfida più grande oggi è riuscire a rendere lo sport davvero rilevante in un mondo dove le dipendenze cambiano velocemente: non si parla più solo di droghe o alcol, ma di ludopatia, videogiochi, smartphone e social network. I ragazzi sono costantemente bombardati da stimoli facili e gratificazioni immediate. In questo contesto, lo sport diventa uno strumento di resistenza: insegna che le cose che contano davvero richiedono tempo, impegno e costanza. È un modo concreto per opporsi alla velocità del mondo attuale e alle scorciatoie delle dipendenze, mostrando che costruire forza, fiducia e autonomia richiede pazienza, ma porta risultati duraturi e reali.

Agostino D'Angelo

Agostino D'Angelo è un giornalista pugliese con una forte passione per il mondo dello sport, di cui è telecronista. È Direttore della testata giornalistica Best of Puglia, progetto editoriale digitale di proprietà della Linking Agency dedicato alla valorizzazione del territorio pugliese, oltre che autore presso Influent People e Gioco Pulito. Si occupa inoltre di ufficio stampa, affiancando aziende e professionisti nella gestione della comunicazione e della presenza mediatica.