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Lo sciagurato Egidio, eroe per un giorno ma non per caso

Lo sciagurato Egidio, eroe per un giorno ma non per caso

Compie oggi 68 anni Egidio Calloni, ex centravanti del Milan che divenne suo malgrado (e immeritatamente) etichettato come il classico “bidone”, ma che si prese la sua rivincita proprio contro la sua ex squadra. La sua figura divenne iconica grazie all’appellativo, ormai divenuto famoso, affibbiatogli da Gianni Brera. Vi raccontiamo la sua storia. 

Ci sono etichette impossibili da staccare. E incredibili luoghi comuni impossibili da sfatare. Soprattutto nel mondo del calcio. Così, anche se hai segnato quasi cento gol tra i professionisti, rischi di essere ricordato come il più grande brocco degli anni settanta. Talmente brocco da guadagnarti un appellativo che sostituisce il tuo nome.

E’ la storia di Egidio Calloni, centravanti del Milan negli anni 70 ricordato esclusivamente per le sue clamorose defaillances sotto porta. Una caratteristica che gli valse una denominazione manzoniana, sfornata dalla malefica fantasia di Gianni Brera: lo sciagurato Egidio.

L’avventura di Calloni comincia nelle giovanili dell’Inter, poi si trasferisce a Varese dove prova a muovere i suoi primi passi da professionista. I biancorossi lo spesidscono a Verbania, per farsi le ossa in Serie C. Egidio segna a valanga e torna alla base per un biennio da protagonista. Ventitre gol in cinquanta partite, capocannoniere in Serie B e trascinatore assoluto dei varesini che conquistano la promozione in Serie A. Calloni è il classico talento che promette davvero bene, sembra già pronto per il grande salto in carriera. Il Varese vorrebbe trattenerlo, ma il Milan gli posa gli occhi addosso e nel 1974 decide di ingaggiarlo, affidandogli l’intero reparto offensivo. Da Varese alla scala del calcio, con la maglia numero nove sulle spalle. Una responsabilità importante.

L’amore tra i tifosi del Milan e il giovane di Busto Arsizio non sboccia. Vuoi il passato da interista, vuoi la poca grazia sotto porta. Egidio Calloni segna, ma sbaglia anche l’impossibile. Colleziona trentuno gol in quattro stagioni, contribuisce soprattutto al terzo posto del 75-76, ma ormai Egidio è solo uno “sciagurato”. E’ lo sciagurato Egidio che si divora i gol più facili. E’ lo sciagurato Egidio che non sa calciare un pallone. L’ex Varese finisce nel mirino di tutto il pianeta calcio. Diventa vittima dei suoi stessi tifosi e di quelli avversari. Calloni soffre dentro. D’altronde è un essere umano. Ma in pubblico non si scompone mai e puntualizza che «Anche i più grandi bomber sbagliano».

 La sua grande chance al Milan si scioglie come neve al sole, ma l’Hellas Verona gli apre le porte per una nuova avventura. L’esperienza in Veneto è abbastanza positiva per lui, ma non per la squadra. Che retrocede e non lo conferma. Al Perugia vede la rete solo in cartolina e proprio in Umbria tocca il punto più basso della sua carriera. Nelle successive quattro esperienze raggiunge la doppia cifra in una sola occasione. Proprio nell’ottanta-ottantuno con la maglia del Palermo. Un’ottima annata, dal sapore di rivincita.

E’ la stagione della storica tripletta al Milan in campionato. E’ una rivincita, non una vendetta. Perchè Egidio è un uomo per bene. Alla Favorita contro la sua ex squadra ritrova il fiuto del gol e sforna un tris da sogno. Il primo gol è da cineteca: un mancino magico ben calibrato su punizione. La palla gonfia la rete, il Milan è incredulo: esultanza con braccia al cielo, capelli al vento e un’incredibile ultima corsa liberatoria.

E’ la rivincita di Calloni. Di un giocatore normale.

Capita, di tanto in tanto, di rivederlo a Milanello di questi tempi. Giusto il tempo di qualche timido saluto. Poi l’Egidio di oggi tira un calcio alla sciagura, salta in macchina e torna a casa. Nella sua casa in riva al lago, lontano dai riflettori.

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    ENRICO BRUNELLI

    Dicembre 13, 2019 at 8:21 pm

    “Tifosi” e giornalisti (probabilmente pennivendoli), soprattutto dopo il suo ritiro dal mondo del calcio, lo trattarono spesso come un cane, sbeffeggiandolo, ignorando le statistiche della sua carriera, che invece indicano esattamente il contrario. Infatti fu uno dei più prolifici attaccanti della storia del Milan proletario degli anni ’70. Assieme al povero Aldo Maldera, rimane un mio idolo di quel decennio. Ad appena 30 abbandonò il calcio professionistico, mettendosi a lavorare come una persona qualunque: professione barista. E quando, tanti anni più tardi, dopo il grave incidente stradale, passò ad allenare i bambini – per pura passione di chi non può vivere senza pallone – diventò un Gigante come persona.

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