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L’Italia che non ha paura

“A venticinque anni ero già lo sceriffo di questa contea. Difficile a credersi. Mio nonno faceva lo sceriffo e anche mio padre. Io e lui siamo stati sceriffi contemporaneamente, lui a Plano e io qui. Credo che ne andasse fiero, io ne andavo fiero eccome.”

(Non è un paese per vecchi, 2007, 122’,  Joel ed Ethan Cohen)

Lo straordinario lavoro di Paolo Nicolato si ferma in finale, ai tempi supplementari, di fronte a una nazionale tanto fenomenale quanto irriverente e ad oltre 1 milione e mezzo di spettatori italiani. La crescita degli azzurrini, non soltanto sul prato verde, fa ben sperare: del resto saranno loro i protagonisti del prossimo Mondiale. Tra la Lapponia ed il Qatar ci sono ancora parecchie fermate: la prima sarà in Polonia per le fasi finali del Mondiale Under-20, al quale l’Italia si è già qualificata grazie alle prestazioni proprio nell’Europeo 2018.

E poco importa se si tratta della seconda finale persa dall’Under-19 in questa competizione (24 Luglio 2016, Francia 4-0 Italia), a maggior ragione osservandone il risultato finale: si, questa volta ce la siamo giocata fino in fondo a carte pari. Non ce ne voglia il giovane Jota: di Kylian Mbappé ne nasce uno ogni 20 anni. Vero Thierry?

Se per i Galletti si è trattato quasi di una promessa intrinseca, incisa nella storia, proprio a 20 anni da Francia ’98, l’Italia può e deve credere nella leva finalista in Finlandia in virtù di una rosa che ha tutte le caratteristiche necessarie a non perdersi per strada. Lo strapotere fisico di Moise Kean, che non guarda in faccia nessuno e che si allenerà con Cristiano Ronaldo, il mutamento esponenziale ed esteriore di Gianluca Scamacca, la coppia Zaniolo-Pinamonti già sulla bocca di tutti e pronta a giocarsi la grande occasione fra Roma e Milano.

ANALISI SOCIAL Meno di un anno fa Kean e Scamacca venivano allontanati dal ritiro di Salsomaggiore per comportamenti ritenuti inaccettabili. Una sconfitta per entrambi, sconfitta oggi capovolta e fiducia riconquistata. Una prova della crescita arriva direttamente dalla stella italiana, nata da genitori ivoriani, classe 2000 che viaggia a mille con il Balotelli del Manchester City nel cassetto: “Siamo forti, si vince o si impara e noi abbiamo imparato”. Grande passo avanti rispetto al rito e ritrito “Why Always Me” di qualche anno fa. 

Il giovane Plizzari, che rivede in Patrick Cutrone la scia da seguire per prendersi di prepotenza un reparto in cui ad oggi giganteggiano Donnarumma e Pepe Reina. Forse ci penserà un prestito in Serie B, basta non perdersi per strada. Del resto un portiere che ribadisce di avere due palle anche dopo una sconfitta amara subìta in una finalissima, non sembra mancare di autostima.

Tutti importanti, senza dimenticarsi della difesa o del trio a centrocampo Melegoni-Tonali-Frattesi, già pronti per la Serie A, tutti importanti e nessuno più degli altri. Sarà anche una frase pre-confezionata in caso di successo, ma il segreto di Paolo Nicolato è stato anche saper tenere la mano ferma nel bene e nel male. La stessa mano che ha aiutato a sollevarsi dalle lacrime Christian Capone, numero 10 e talento genuino, patrimonio del calcio nostrano. Un calcio che aveva bisogno di una dimostrazione chiara e lampante di crescita. E allora, di fronte a questo tripudio di esultanze emozionanti e colorate, gioco di squadra e sgroppate in solitaria, è lecito perdonare una maglia levata di dosso o una rete subìta ingenuamente a 30’’ dal pareggio della vita. L’Italia di Nicolato, che presto diventerà grande, non ha mai avuto paura.

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