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L’India ai Mondiali del 1950: una storia da raccontare mai accaduta

L’India ai Mondiali del 1950: una storia da raccontare mai accaduta

Il 16 luglio 1950 si chiudeva con la mitica finale tra Uruguay e i padroni di casa del Brasile, passata alla storia con il termine “ Maracanazo”, la quarta edizione dei mondiali di calcio della Fifa nel grande paese sudamericano. Fu una competizione abbastanza particolare sotto numerosi punti di vista: oltre alla già citata finale, che ancora oggi viene ricordata come una vera e propria debacle dal popolo carioca, quello del 1950 fu difatti il mondiale che vide il maggior numero di squadre ritirarsi dalla competizione.

Furono infatti parecchie le nazionali che, pur essendosi qualificate regolarmente sul campo, diedero forfait e non parteciparono alla kermesse calcistica. Alcuni esempi che si possono fare in questo campo sono quelli della Scozia e della Turchia fino all’Austria e all’India.

I perchè di questi defezioni erano molteplici: da quelli legati al semplice onore, come la Scozia che non accettava di essere arrivata dietro l’Inghilterra nel girone di qualificazione, fino a quelli economici, dato che molte squadre non erano in grado di sostenere i costi di un viaggio per raggiungere uno stato dall’altra parte del mondo.

Il ritiro della nazionale indiana, invece, ha una vera e propria storia simbolica tutta da raccontare. Durante il girone di qualificazione la rappresentativa calcistica di New Delhi si era trovata un tappeto rosso disteso che le aveva permesso di staccare il biglietto per il soggiorno carioca.   L’India era difatti capitata in un girone in cui tutte le altre squadre: Birmania, Filippine ed Indonesia, si erano ritirate dal torneo perchè non riuscivano ad organizzare le trasferte, da un punto di vista economico, per giocare le partire fuori casa.

Oltre a ciò la nazionale indiana, nell’immaginario romantico occidentale, si era guadagnata un posto d’eccezione dopo l’ottima performance tenuta durante le Olimpiadi di Londra del 1948. In quell’occasione, per l’esattezza, era stata sconfitta sconfitta da un team ben più quotato, la Francia, con il degno risultato di 2-1.

Oltre a ciò i paesi occidentali si sentivano di dovere di rimediare, in qualche modo, al torto che avevano causato al grande paese asiatico da un punto di vista politico e sociale. Solamente pochi anni prima infatti, il 15 agosto 1947, l’india aveva ottenuto l’indipendenza dalla Gran Bretagna. Purtroppo però, una volta ottenuto questo agognato traguardo, nell’immenso subcontinente scoppiò una vera e propria guerra di cui sentiamo parlare ancora oggi. Tutto questo perchè il governo di Londra, con l’avvallo dei vari stati europei, aveva deciso di creare due stati a sè stanti soprattutto dal punto di vista religioso: un’India a maggioranza induista ed un Pakistan a maggioranza musulmana.

Questa separazione, purtroppo, era stata fatta a caso e aveva lasciato molti induisti nella zona a maggioranza mussulmana e viceversa. Tale fatto fece scoppiare, nel giro di pochissimo tempo, un conflitto molto sanguinoso in cui rimase vittima anche il Mahatma Gandhi, il padre spirituale dell’indipendenza indiana, ucciso da un fanatico induista il 30 gennaio 1948.

Date queste premesse la qualificazione al mondiale carioca dell’India diventò un fatto reale. Ma la nazionale di New Delhi non scese mai sul terreno di gioco di un qualche impianto calcistico carioca.

Sul perchè riguardo questa decisione sono molte le voci che sono circolate nel corso degli anni e che continuano a farlo tuttoggi. Quella più famosa e conosciuta riporta al fatto che i giocatori indiani volevano scendere in campo senza indossare gli scarpini da gioco.

Un fatto che le rigide procedure stilate dalla FIFA non potevano accettare. Al contempo l’India, uscita da poco dalla sottomissione coloniale nei confronti della Gran Bretagna e forte del suo orgoglio nazionale, non aveva alcuna intenzione di sottostare alle regole imposte da una federazione che incarnava gli ideali europei colonialisti.

Vi è anche un fattore mentale che non spinse gli indiani a prendere parte al torneo calcistico brasiliano. Esssi, proprio come gli inglesi, non consideravano i mondiali una kermesse di valore come le Olimpiadi.

Per tale motivo non furono disposti a sborsare i moltissimi soldi che il viaggio e il soggiorno in Brasile richiedeva. Tale ideale ricalcava quello della federazione calcistica del regno di sua maestà che difatti, fin proprio al 1950, non aveva preso parte ad alcun mondiale.

Vi fu infine chi pensò che questo ritiro sia stato dettato da mere questioni tecniche legate alle forze in campo. L’India, infatti, in quell’occasione era stata sorteggiata in un girone di ferro con il Paraguay, la Svezia e l’Italia che aveva alzato al cielo le ultime due Coppe Rimet nel 1934 e nel 1938.

Secondo alcuni il no del 1950 ha fermato lo sviluppo del mondo del pallone nel subcontinente indiano. I risultati giunti a seguito di quell’evento, però, fanno pensare che non sia stato proprio così.

Nel 1951 e nel 1962, ad esempio, la rappresentanza calcistica di New Delhi vinse due medaglie d’oro ai Giochi Asiatici. Nel 1964, invece, arrivò seconda nella terza edizione della Coppa d’Asia (il torneo calcistico asiatico più importante ed equivalente del nostro Europeo) dietro i padroni di casa di Israele.

Abbiamo già trattato, su questo sito, il mondo del calcio indiano raccontandovi la storia del Mohun Bagan Athletic Club. Questo nuovo articolo, speriamo, sarà solamente il secondo di una lunga serie.

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