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L’impatto green che non ti aspetti: il calcio a difesa dell’ambiente

L’impatto green che non ti aspetti: il calcio a difesa dell’ambiente

Dalle iniziative a impatto zero a Thorsby, fino alle upcycling bags

L’ecologia sta entrando prepotentemente nel mondo del calcio, sia direttamente che indirettamente. I brand che girano attorno al pallone hanno capito che la vera rivoluzione sta nel rispetto dei valori. Adidas ad esempio ha varato maglie da calcio realizzate in parte da plastica riciclata. Un esperimento che ha visto indossare queste nuove divise sia dalla Juve e sia recentemente dal Cagliari.

La Lazio con Macron ha delle maglie anch’esse in plastica riciclata ma interamente realizzata con questa grazie a una nuova tecnologia per i filati, stessa cosa ha fatto la Samp con la quarta maglia lanciata poche settimane fa e che già nella prima aveva adottato una tecnica mista.

In premier league sono addirittura più avanti. Il nuovo centro di allenamento del City utilizza più dell’ottanta per cento di materiale di riciclo e con duemila alberi piantati. Lo United ha aderito a una campagna di riciclo della plastica promossa da Parley for the Oceans. Ma anche gli stadi del Regno Unito e quello dell’Ajax in Olanda ad esempio hanno delle tecnologie a basso impatto di emissioni con i pannelli solari e un sistema di riciclo acqua piovana per l’irrigazione. Il Betis Siviglia addirittura ha lanciato la campagna green giocando sui colori della squadra, maglie in plastica riciclata proveniente dalle bottigliette e le vecchie strutture dello stadio. Ma c’è di più, recentemente Paul Pogba in collaborazione con la stilista Stella McCartney ha varato il primo paio di scarpe da calcio Adidas Predator interamente vegane. Realizzate con materiali riciclati e naturali.

 

Anche i calciatori hanno preso coscienza dell’importanza della svolta green. A Manchester il calciatore dello United Marcus Rashford ha scelto di essere testimonial di una importante azienda di abbigliamento che ha cominciato a produrre capi da tessuti riciclati.

In Italia curiosamente dalle due sponde del derby di Genova, vengono le storie edificanti di calciatori impegnati per la causa ambientale. Morten Thorsby, centrocampista della Samp ha sposato la causa ambientalista dando un esempio concreto: coinvolge i compagni nella raccolta rifiuti nelle spiagge, utilizza l’auto elettrica ma non solo: da poco ha creato una fondazione, We Play Green che si occupa di temi ambientali concretamente e per questo ha ricevuto il premio Player Activism dalla FIFpro, la federazione dei calciatori professionisti. Un premio di 10.000 dollari per supportare le cause e che viene riconosciuto dai colleghi al calciatore che si è distinto di più per cause importanti.

Thorsby ha scelto di indossare il numero 2 in campo perché sono i gradi che i grandi della terra devono impegnarsi a non superare nei prossimi anni. Dall’altro lato Mattia Destro, che quasi “involontariamente” è diventato testimonial della raccolta differenziata. Durante la partita col Verona per segnare subito ha tenuto la bottiglietta d’acqua in mano dopo aver bevuto. Istintivamente per coscienza civica non voleva buttarla per terra. E per questo ha fatto un gesto d’impatto.

Ma non è finita: una iniziativa che può aprire nuove frontiere di ecologia è quella delle “upcycling bags”, ovvero borse fatte con le maglie da calcio degli anni passati. Un modo ecologico di riciclare le maglie che sta avendo anche una svolta trendy e di moda. Infatti ogni borsa è un esemplare unico, per cui al momento le poche aziende che le lavorano (COPA su tutte, ma anche Thisisfc88) hanno richieste superiori alla produzione. Il perché è presto detto: le bags sono realizzate con un prevalente target femminile e al contrario dei luoghi comuni ormai in disarmo, le donne amano il calcio e ne fanno anche una questione di moda e in questo caso anche di ecologia.

Possiamo dire con orgoglio che il calcio forse prima dei grandi della terra ha capito cosa significhi stare attenti all’ambiente. Meno male.

 

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