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Liegi-Bastogne-Liegi: Origini e Curiosità de La Doyenne

Liegi-Bastogne-Liegi: Origini e Curiosità de La Doyenne

Si sarebbe dovuta correre ieri l’edizione 2020 della Liegi-Bastogne-Liegi, la quarta Classica Monumento secondo calendario, rinviata come le altre gare a causa dell’emergenza Coronavirus. Vi raccontiamo le Origini di questa corsa mitica. 

La Liegi, come è chiamata familiarmente dagli appassionati, nasce nel 1892, anche lei per promuovere le vendite di un giornale, L’Express.

La prima edizione però partì da Spa verso Bastogne e ritorno, lungo un percorso di 250 chilometri. Trentatré i corridori alla partenza, tutti belgi e tutti dilettanti visto che la prova era loro riservata. Solo 17 di loro arriveranno al traguardo. A vincere Leon Houa, nato a Liegi nel 1867, si aggiudicò anche la seconda edizione l’anno successivo. Poche settimane dopo fu allontanato dalla Lega Ciclistica Belga in quanto considerato professionista. La Liegi, sempre nella prima versione con partenza e arrivo a Spa, fu però aperta ai professionisti proprio per la terza edizione e Leon Houa poté così aggiudicarsela ancora.

Dal 1895 al 1907 la corsa non si disputò più per essere ripresa nel 1908 stavolta con partenza e arrivo a Liegi. Vinse un francese Andrè Trousselier, classe 1887, che non vincerà più nulla in carriera ma resterà l’unico vincitore non belga fino al 1930, anno in cui trionfò il tedesco Hermann Buse. La Liegi fu interrotta ancora nel 1910 e tra il 1914 e il 1918 per la Prima Guerra Mondiale. Durante la Seconda si saltarono le edizioni dal 1940 al 1942 e quella del 1944, invece si corse regolarmente nel 1943 durante l’occupazione tedesca. Nel 1945, nel territorio ripreso dagli Alleati, si gareggiò il 5 agosto, il giorno prima del lancio della bomba atomica su Hiroshima. Da quell’anno la Liegi si disputa senza interruzioni.

Il primo successo italiano successo nel 1965 con Carmine Preziosi,  dopo due terzi posti consecutivi di Vittorio Adorni nel 1964 e 1963. Lo stesso Adorni fu secondo nel ’65 alle spalle di Preziosi. Poi Silvano Contini nel 1982 e il tris a seguire di Moreno Argentin dal 1985 al 1987. Il corridore di San Donà di Piave vinse una quarta volta nel 1991. Dopo di lui Michele Bartoli, 1997 e ’98, Paolo Bettini nel 2000 e 2002, Davide Rebellin nel 2004, e Danilo Di Luca, ultimo successo azzurro, nel 2007. 58 i successi del Belgio, 12 quelli dell’Italia, seconda nazione nell’albo d’oro davanti alla Svizzera con 6. Coi suoi quattro successi Argentin non è il corridore che l’ha vinta più volte, preceduto dal leggendario Eddy Merckx che lo ha fatto per ben cinque. Quattro i successi anche di Alejandro Valverde, che essendo ancora in attività proverà quest’anno a raggiungere in vetta Merckx.

Dal 1992 al 2018  in realtà la corsa si concludeva  ad Ans, un  comune di 30.000 abitanti del dipartimento di Liegi. Dall’edizione che andrà in scena domenica però gli organizzatori hanno riportato l’arrivo nel comune di Liegi, in Boulevard D’Avroy lungo la Mosa, il fiume che attraversa la città belga.

Una decina, con qualche variazione tra un’edizione e l’altra, i muri, le côte in francese, che i corridori si trovano a dover affrontare, quello della Redoute a 36 chilometri dall’arrivo e quello della Roche aux Faucons a 20 i più famosi insieme a quello di Saint -Nicolas a 6. In questo 2019, visto il cambio di percorso però su quest’ultima asperità, spesso decisiva, non si salirà più. La si affrontava dall’inizio degli anni Novanta, ed era detta la “Côte des italiens” a causa della presenza in quel punto di moltissime bandiere italiane. Il comune di Saint Nicolas è infatti una delle località belghe dove abita il maggior numero di famiglie di immigrati italiani.

Francesco Beltrami
A cura di

Francesco Beltrami nasce 55 anni fa a Laveno sulle sponde del Lago Maggiore per trasferirsi nel 2007 a Gozzano su quelle del Cusio. Giornalista, senza tessera perché allergico a ogni schema e inquadramento, festeggerà nel 2020 i trent'anni dal suo primo articolo. Oltre a raccontare lo sport è stato anche atleta, scarsissimo, in diverse discipline e dirigente in molte società. È anche, forse sopratutto, uno storico dello sport, autore di diversi libri che autoproduce completamente. Ha intenzione di fondare un premio giornalistico per autoassegnarselo visto che vuol vincerne uno e nessuno glielo da.

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