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Lido di Spina: quando in spiaggia si andava in seggiovia

Lido di Spina è il più a Sud fra i Lidi di Comacchio. Vanta non più di 400 residenti, ma si anima tutte le estati per la stagione balneare. Nella zona più meridionale, l’ultimo lembo del territorio comunale di Comacchio, sorge dagli anni Sessanta un campeggio, molto frequentato ma col problema di essere un chilometro lontano dal mare. E in quegli anni di grande sviluppo e in cui la creatività italiana ha raggiunto i suoi vertici, ai titolari del camping non era mancata un’idea per alleviare ai clienti il disagio di una camminata di un chilometro sotto il sole carichi di borse e coi bambini per mano. Si pensò infatti di costruire una seggiovia che collegasse l’area del campeggio alla spiaggia! Erano tempi in cui ottenere le autorizzazioni necessarie era molto più semplice di oggi e nemmeno c’erano troppi vincoli ambientali, dunque nel 1967 fu contattata un azienda specializzata, la Nascivera di Rovereto che progettò l’impianto e ne curò la realizzazione in tempo per l’estate del 1968, quando fu inaugurata alla presenza delle autorità cittadine e del parroco.

Sono venuto a conoscenza delle sua esistenza pochi giorni fa durante una vacanza proprio a Lido di Spina: mia moglie mi ha segnalato che nel piccolo supermarket locale veniva proiettato un vecchio video superotto con delle strane immagini di bagnanti in seggiovia, per ingannare l’attesa dei clienti alla casse. Approfondire è stato per me praticamente obbligatorio, fino a recuperare tutte le caratteristiche tecniche dell’impianto che sorgeva a 75 centimetri sul livello del mare, per una lunghezza di 1006 metri sostenuto da 10 piloni di sostegno e 2 di ritenuta, e si componeva di 127 seggiolini biposto che viaggiavano a una distanza di 15,75 metri l’uno dall’altro a una velocità di 1,5 metri al secondo impiegando circa 12 minuti a compiere il suo percorso.

In paese qualcuno racconta che l’idea della seggiovia fu nientemeno che da un giovane Raul Gardini, che sarebbe stato comproprietario sia del campeggio che della Nascivera, e avrebbe provveduto ai fondi necessari, ma Franco Tollardo, l’ingegnere che progettò la funivia, in un suo post sul forum tecnico funiform.org smentisce categoricamente questa ricostruzione, dicendosi sicuro che il finanziere ravennate non ebbe mai alcun ruolo in questa vicenda.

Oggi della seggiovia del campeggio di Lido di Spina non resta nulla. Durò lo spazio di sette estati, dal 1968 al 1974, poi fu chiusa e successivamente smantellata perché troppo costosa da mantenere per i gestori e troppo esposta alla corrosione per via della salsedine marina. Fu sostituita da un autobus. Gli occhi più esperti possono riuscire a distinguere la base di un pilone e poco altro. La stazione di arrivo a mare, ora demolita, pare che per alcuni anni abbia funzionato come bar della spiaggia. Sempre su funiforum.org Franco Tollardo spiega che la seggiovia era prevalentemente utilizzata da chi soggiornava al campeggio senza pagare alcun biglietto, e racconta meglio la sua nascita e la fine repentina:

“L’idea era straordinaria per funzionalità ed originalità: purtroppo non esisteva la tecnologia per proteggerla dalla corrosione marina, per cui dopo solo sei anni la gestione fu costretta a smantellarla per non incorrere in costi insostenibili di manutenzione”

e ancora:

“Non tutto si può zincare. La corrosione marina non attacca solo le parti esterne, ne’ solo quelle metalliche/meccaniche, ma distrugge anche legno, plastica, gomma…..ed anche materiali inossidabili (avete mai visto un cuscinetto esposto al salmastro per lungo tempo?)

Specialmente in un impianto fermo e sottoposto a intemperie atmosferiche per almeno sei mesi all’anno!”

Della seggiovia di Lido di Spina dunque ci rimangono solo delle foto e un filmato, testimonianze di una stagione di idee e di persone coraggiose  che non avevano timore di sperimentare anche senza la certezza di ottenere un ritorno economico.

Redazione
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1 Comment

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  1. Avatar

    marco bellini

    Dicembre 6, 2018 at 3:18 pm

    avendoci “viaggiato” per qualche anno posso assicurarle che la stazione di arrivo non fu mai usata successivamente come “punto bar” e che quel che era rimasto dopo la demolizione da diversi anni , causa la risalita del mare , è sepolto in mare diversi metri più avanti dell’attuale battigia

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