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Libano e proteste: anche il tifo scende in piazza per combattere la disuguaglianza

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Libano e proteste: anche il tifo scende in piazza per combattere la disuguaglianza

Da circa la metà del XX secolo il Medio Oriente è una delle regioni più instabili del mondo. Proprio in questa area geografica, infatti, si trovano alcuni degli stati con più problematiche interne di tutti e che sono teatro di continue guerre civili: Israele, Siria e Libano sono alcuni degli esempi che si possono fare in tal senso.

Da alcune settimane il paese dei cedri sta attraversando un nuova fase di proteste popolari che ha portato migliaia di persone a manifestare per le strade della capitale Beirut. Le cause della protesta variano assai tra di loro: si parte dalla totale incapacità del governo centrale di gestire la forte disuguaglianza che si registra tra le varie classi sociali del paese per arrivare alla corruzione dilagante tra la classe politica dominante che ha impedito, a questi stessi individui, di mettere fine alle crescente crisi economica interna.

Il governo, per trovare una soluzione a questa situazione, non ha saputo far altro che proporre un pagamento di 0,20 centesimi di dollaro ogni volta che veniva usato Whatsapp nel paese. Questa tassazione di uno dei più importanti mezzi di comunicazione social dell’epoca attuale, usato soprattutto dalle classi popolari, è stata la miccia che ha convinto vari strati sociali libanesi a scendere in piazza.

A seguito delle continue proteste, il 29 ottobre scorso, il primo ministro libanese Saʿd al-Dīn Ḥarīrī ha rassegnato le sue dimissioni.

Nonostante questo passo indietro, le proteste non accennano a fermarsi e coinvolgono sempre più ambiti della società locale. Tra gli ambiti interessati da tale rivolta non poteva mancare quello legato al mondo calcistico libanese.

In questo pezzo, noi di Io Gioco Pulito, vorremmo parlarvi in particolar modo di un gruppo di supporter, gli Ultras Supernova, legati ad una delle squadre di calcio più antiche del paese: il Nejmeh Sporting Club.

Nel 1945, precisamente l’11 ottobre di quell’anno, il team venne fondato per volere Anis Radwan nel quartiere Manara di Beirut. Lo stesso Radwan decise per il nome “Nejmeh” che, nella lingua locale, può essere tradotto con il termine “la stella”.

Ad oggi il Nejmeh è una delle squadre di calcio più famose del paese dei cedri. Particolarmente accesa risulta essere la rivalità con l’Al Ansar Football Club: altro club calcistico della capitale Beirut che però è stato fondato nel distretto di Tariq El Jdideh.

Il Nejmeh e l’Ansar hanno condiviso la maggior parte dei titoli nazionali e danno vita alla partita calcistica più importante del campionato locale: il cosiddetto “Derby di Beirut”.

Molto famosi, per quel che riguarda il Nejmeh, sono un gruppo di supporters che si fanno chiamare “Ultras Supernova”. Questo è uno dei gruppi ultras più conosciuti dell’intero ambito calcistico medio-orientale.

Gli stessi Supernova stanno scendendo in piazza, in queste ultime settimane. Questa decisione è stata presa per portare supporto alle manifestazioni di protesta tenutesi davanti al Grand Serail, sede del governo del paese.

Gli ultras hanno deciso di prendere parte alle proteste visto che, come dichiarato da uno dei portavoce, “la rivolta di oggi è una lotta di classe, piuttosto che politica, e gli ultras si vedono come parte di questa lotta”.

Non è la prima volta che, gruppi di supporters di determinati team calcistici medio-orientali, scendono in piazza per contestare i governi. Tutti noi ricordiamo il ruolo di questi gruppi,durante le cosiddette primavere arabe del 2011, in alcuni stati della regione come Egitto, Algeria, Tunisia e Marocco.

In quel periodo non era raro che alcuni ultras utilizzassero il loro spazio sugli spalti non solo a sostegno delle loro squadre, ma anche per alzare la voce contro le ingiustizie socio-economiche. Tutto questo perchè, come spiega un appartenente al Supernova, “gli ultras di solito provengono da contesti della classe operaia e questo è il nostro modo di lottare contro il sistema”.

Inoltre, la rivolta libanese sembra essere nata all’interno di un impianto sportivo. Come viene spiegato, infatti, “due settimane prima dell’inizio delle proteste, durante una partita di calcio abbiamo alzato (noi ultras del Nejmeh, ndr) uno stendardo che diceva: “Se il popolo ha fame, mangerà i suoi sovrani”.

Esso è stato un vero e proprio input alle proteste dato che “molti dei canti intonati durante le proteste oggi provengono dalle tribune”.

Insomma ancora una volta, come noi abbiamo già messo in evidenza in alcuni precedenti articoli, il lato sportivo e quello politico di un determinato stato vanno di pari passo. Tutto questo nonostante qualcuno dica che, questi due ambiti, debbano restare totalmente separati ed indipendenti tra di loro. Il caso libanese, a parere di chi scrive, non sarò il primo e neanche l’ultimo esempio di questa lunga ed infinita serie. Su questo punto ne possiamo stare più che certi…

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