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L’hockey in un territorio di frontiera: Matthias Mantinger, il gioiellino di Vipiteno

Vipiteno (Sterzing in tedesco) sorge ad una delle maggiori latitudini del territorio italiano, conta poco meno di 7.000 abitanti, dista meno chilometri da Innsbruck rispetto a Bolzano, e fa parte dei Borghi più belli d’Italia, a una manciata di minuti dal Brennero. In questo vero e proprio territorio “di confine”, l’ultimo in terra italiana prima di passare da basso all’alto Tirolo, l’hockey viene preso in considerazione con molta serietà, dimostrando come oggi sia ormai l’Alto Adige il punto di riferimento per l’hockey su ghiaccio nazionale. I Broncos Vipiteno, team locale, possono contare su un piccolo tifo organizzato comparso solo di recente ed assente appena tre anni fa, ma soprattutto, negli ultimi anni hanno investito molte delle loro energie su un aspetto chiave, su cui si dibatte da tempo per risollevare le sorti di un hockey in difficoltà: il settore giovanile. Campione dell’ultima Serie C (oggi diventata iHL Divisione I), il team giovanile del Vipiteno è uno dei più floridi d’Italia, e proprio da quella cantera è emerso un giocatore che quest’anno invece si sta per ritagliare, una volta per tutte, lo spazio in prima squadra, in AlpsHL: Matthias Mantinger, classe 1996, già nel giro della nazionale italiana di hockey. I fari sono puntati su di lui, talento cristallino, elemento della prima linea e studente universitario a Innsbruck. Un frontaliero, con «doti fuori dal comune», come sostenuto da Hockey 33, che ogni giorno attraversa il Brennero tra libri di studio e hockey. Mentre è di ritorno da una trasferta, ci dedica il suo tempo per raccontarci del suo futuro e del Vipiteno, che quest’anno è partito col piede giusto nella seconda edizione dell’Alps Hockey League. Si scusa per il suo italiano incerto, dimostrandoci sin da subito l’umiltà che lo contraddistingue, anche nello sport. Dall’altro lato, non possiamo aiutarlo: chi lo intervista non parla tedesco seppur mastichi hockey da diversi anni.

Matthias, ho letto di un bel 4-0 in trasferta, cui sono seguiti altri ottimi risultati…

«Sì abbiamo vinto 4-0 a Salisburgo, però loro pattinano come matti…»

Eh sì, nella scuola Red Bull lavorano bene, ma parliamo di te: sei uno dei migliori prodotti del vivaio del Vipiteno, fai già parte della Nazionale, e hai un’intera carriera per migliorare. Intanto, cosa ti aspetti da questa stagione?

«Per me la cosa più importante è giocare. In questa stagione ho la possibilità di giocare con due stranieri, in prima linea. All’inizio non era facile, non sono abitato a giocare costantemente in power-play, e non mi sentivo al loro livello, ma ora ho la possibilità di assumermi più responsabilità. Ho ancora tanto da imparare, ma voglio sfruttare al meglio questa possibilità e migliorare il mio gioco il più possibile».

Capitolo Blue Team: stai lavorando per essere convocato per i prossimi mondiali? O è ancora troppo presto parlarne?

«Sì, sto lavorando per essere convocato. Quest’estate mi sono allenato 5-6 volte a settimana in palestra e in pista di atletica leggera, ho anche fatto il bagnino al lago di Caldaro 7 giorni alla settimana: una combinazione faticosa. Ho lavorato sino all’ultimo giorno prima della ripresa del campionato. Ad Aprile in vista dei Mondiali, sono stato l’ultimo ragazzo ad andare a casa, appena una settimana prima dell’inizio, ma non ero ancora pronto per il livello dei mondiali. Se continuo a migliorare però, secondo me posso avere una chance per i prossimi mondiali».


Parliamo dei Broncos Vipiteno: puntate a raggiungere i playoff?

«Sì, logicamente puntiamo ai playoff. Il nostro obiettivo dichiarato è arrivare tra i primi 6, poi, arrivati ai playoff, tutto diventa possibile, ma secondo me quest’anno, con questa squadra, possiamo farcela (l’anno scorso i playoff sono sfumati per un soffio, ndr)».

Il Vipiteno sta anche lavorando benissimo sul settore giovanile, negli ultimi 3 anni tanti giovani, come te, sono passati in prima squadra e hanno avuto modo di crescere. C’è qualcosa nel team dei Broncos che fa la differenza a tuo parere?

«Secondo me la differenza la fa la scuola sportiva (il liceo scientifico con lo sport come punto chiave), e la collaborazione con la società. Per me è stato determinante, senza quella scuola non sarei mai andato a Vipiteno. Adesso studio scienza dello sport e scienza dell’alimentazione all’Università di Innsbruck. Tanti giovani della mia età sono andati a Vipiteno per la scuola. In più, sicuramente, allenatori come Jeff Job e Michael Pohl hanno fatto la differenza nel settore giovanile, e negli ultimi due anni anche Clayton Beddoes come head coach: mai conosciuto un allenatore in gamba come lui. Senza di lui e senza Pohl, non sarei a questo punto adesso».

 Beddoes, infatti, è diventato il nuovo coach della Nazionale Italiana…

«Sì, rimane sulla linea già tracciata da Stefan Mair (dimissionario, ndr), è la scelta migliore».

Con le scuole superiori il passaggio a Vipiteno, ma dove hai cominciato a giocare a hockey?

«Abito a Caldaro (il Caldaro rothoblaas gioca in iHL, la nuova serie B, ndr), ed è qui che ho imparato a giocare a hockey, però ammetto che trasferirmi a Vipiteno ha fatto la differenza, le giovanili qui sono davvero di alto livello».

 Concludiamo con una ultima suggestione: se ti proponessero di trasferirti al Milano, la squadra per cui tifo, tu accetteresti?

«No, mi dispiace, soprattutto perché voglio finire gli studi a Innsbruck».

Davanti a così tante certezze, anche il più determinato dei tifosi deve arrendersi davanti alla tenacia e alla determinazione di chi divide la sua vita fra lo studio universitario ed un ruolo chiave nella prima linea di una squadra di hockey che scende sul ghiaccio almeno due volte alla settimana per giocare partite ufficiali. A Matthias Mantinger, va quindi il più grosso in bocca al lupo di tutti, con la speranza di regalarci presto tante gioie non solo per i suoi Broncos, ma anche per la Nazionale italiana.

Redazione
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