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Le pioniere Romanin e Cicognani: storie di donne col tricolore nel destino

Le pioniere Romanin e Cicognani: storie di donne col tricolore nel destino

26 gennaio 1956, la Secondo Guerra Mondiale è finita da undici anni e l’Italia è ancora in piena ricostruzione, in attesa del boom economico degli anni Sessanta. A Cortina d’Ampezzo è tutto pronto per l’inaugurazione dei Giochi Olimpici Invernali, pochi mesi prima, il 15 giugno del 1955 il CIO ha assegnato all’Italia anche i giochi estivi del 1960 a Roma. Due momenti fondamentali per mostrare al mondo il nuovo volto del nostro paese dopo gli anni bui e dolorosi della guerra. Già quattro anni prima Il CONI aveva lanciato un segnale forte, non solo di rinascita ma di grande apertura all’universo femminile per la prima volta infatti la bandiera nel corso della cerimonia d’apertura dei Giochi era stata portata da una ragazza: sia a Oslo che a Helsinki.

 

E’ Fides Romanin ad aprire la sfilata degli azzurri, 28 uomini e 5 donne,  allo Stadio Olimpico di Oslo in occasione dei Giochi Invernali. E’ una fondista, nata a Forni Avoltri il 12 novembre 1934 e l’età minima per quella disciplina a quell’epoca sono 18 anni: la Federazione rimedia con un piccolo falso. Fides può così partecipare ed essere la prima donna italiana a fare da portabandiera ai Giochi e  a partecipare ad una prova olimpica di fondo, la dieci chilometri, onore, il secondo, che divide con la compagna Ildegarda Taffra. Fidelis sarà diciassettesima e penultima al traguardo con un distacco di 13 minuti dalla vincitrice. Ildegarda non riuscirà a terminare la prova. “Ero emozionata. Una fatica dannata. Non avevo nemmeno provato la pista. Non sapevo quasi dove andare” dichiarerà anni più tardi la Fidelis. Non era una vincente, come ha sempre sottolineato lei stessa e infatti vinse pochissimo, nemmeno fu mai Campionessa d’Italia a livello individuale, solo due titoli in staffetta. Rimase in attività nove anni, dai sedici ai venticinque in eterna lotto con l’amica Ildegarda. “La Taffra era più forte di me, ma eravamo amiche vere, non c’era quella rivalità accesa come accade oggi. io sapevo di esserle inferiore. Quando ho cominciato non ero abituata a quel tipo di fatica. Mi allenavo quando potevo. Correvo a piedi, non sapevo sciare, cadevo in discesa e perdevo quindi tempo prezioso, mentre la Taffra, il cui padre era ispettore di dogana, aveva cominciato prima e proprio dalla discesa. Nel 1955 ho vinto  il titolo regionale degli 800 metri, andavo bene anche nel getto del peso e nel lancio del disco, tanto che la Fidal mi voleva in nazionale. Cercavo lavoro e c’era stato anche un contatto con la Marzotto di Valdagno, che aveva una squadra di atletica, ma alla fine optai per lo sci di fondo, poiché la nazionale mi dava l’occasione di viaggiare e di vedere il mondo.” raccontava Fides a Fondoitalia.it. E’ mancata pochi mesi fa, lo scorso 23 ottobre nella sua Forni Avoltri dopo essere diventata commercialista al fianco del marito Umberto, scomparso a soli 52 anni nel 1984  e poi  del figlio maggiore Umberto  nello studio di famiglia. Ildegarda Taffra invece  classe 1934,   anche lei, si ritirò ancor più giovane, nel ’56 dopo essere stata portabandiera ai Mondiali del 1954 e aver vinto sei titoli italiani. Vive in Friuli.

A Helsinki invece la bandiera toccò a una ginnasta, Miranda Cicognani. Era il 19 luglio 1952 e anche Miranda lì non avrebbe dovuto proprio esserci, avrebbe infatti compiuto 16 anni, l’età minima per partecipare ai Giochi nella ginnastica,  solo il 12 settembre, ma come lei stessa ha raccontato molto tempo dopo, tutti chiusero un occhio e le permisero di sfilare e di gareggiare. Nata a Forlì vanta come migliori risultati cinque titoli italiani all-around, tra il 1956 e il 1962, una serie interrotta solo nel ’59 e nel ’61 dalla sorella minore Rossella. Miranda fu olimpionica in tre edizioni, dal 1952 al 1960, Rossella le fece compagnia nel ’56 e nel ’60. Nessuna conquistò medaglie, ma in campo nazionale erano dominanti, prime attrici di una sorta di scuola, visto che in occasione dei Giochi romani ben quattro delle sei componenti della Nazionale di ginnastica femminile arrivavano da Forlì. Dopo il ritiro Miranda rimase nell’ambiente divenendo giudice internazionale, era tra quelli addetti alla pedana delle parallele asimmetriche a Montreal ’76 che assegnarono a Nadia Comaneci il primo 10 della storia della ginnastica mandando in tilt i tabelloni elettronici che poterono solo mostrare al pubblico un 1, non essendo programmati per valutazioni superiori a 9.95. Sei le Olimpiadi in cui Miranda Cicognani svolse il ruolo di giurata, da Montreal a Sydney 2000 saltando Mosca nel 1980 per via del boicottaggio. Sommate alle tre da atleta fanno nove presenze ai Giochi.

Una storia di  giovani donne italiane in un paese che stava finalmente cominciando a capire quanto fosse fondamentale il loro contributo al processo di sviluppo e modernizzazione, che se non vinsero mai medaglie furono coloro che tracciarono la strada. Le donne simbolo di oggi invece, a dimostrare quanti passi avanti sono stati fatti, da Federica Pellegrini a Dorotea Wierer, da Michela Moioli a Federica Brignone, di medaglie al collo e Coppe del Mondo sul comodino ne hanno in grande quantità, e forse un po’ di merito va anche a queste pioniere.

A cura di

Francesco Beltrami nasce 55 anni fa a Laveno sulle sponde del Lago Maggiore per trasferirsi nel 2007 a Gozzano su quelle del Cusio. Giornalista, senza tessera perché allergico a ogni schema e inquadramento, festeggerà nel 2020 i trent'anni dal suo primo articolo. Oltre a raccontare lo sport è stato anche atleta, scarsissimo, in diverse discipline e dirigente in molte società. È anche, forse sopratutto, uno storico dello sport, autore di diversi libri che autoproduce completamente. Ha intenzione di fondare un premio giornalistico per autoassegnarselo visto che vuol vincerne uno e nessuno glielo da.

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