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Le Origini della Parigi-Roubaix: Théodore Vienne e “quel progetto diabolico”

Le Origini della Parigi-Roubaix: Théodore Vienne e “quel progetto diabolico”

Oggi si sarebbe dovuta disputare l’edizione 2020 della Parigi – Roubaix, una delle cinque corse classiche monumento del ciclismo, rinviata a causa del coronavirus. Considerata da molti la più bella e affascinante, anche per via del famigerato pavè, ha una storia particolare e la sua nascita è dovuta soprattutto all’illuminazione di un uomo geniale, Theodore Vienne.

Théodore Vienne era un industriale tessile dell’Ottocento, nato a Roubaix il 29 luglio 1864. Era anche una di quelle personalità incapaci di restar ferme sulle proprie posizioni e animate da grandi passioni e grandi sogni. In vita fondò qualsiasi cosa, la Wonderland Francais ad esempio, nel 1907. Si tratta si una sala e scuola di pugilato parigina sul modello di una struttura esistente a Londra. In occasione dell’Esposizione Universale di Parigi del 1900 fu tra gli azionisti della società che edificò la grande Ruota di Parigi, un’enorme ruota panoramica di 100 metri di diametro. Ne divenne direttore e in seguito unico proprietario quando gli altri soci capirono che non sarebbe mai stato un affare redditizio.

Oggi però a noi interessa ciò che fece costruire insieme a un altro industriale del tessile, Maurice Pérez. I due infatti diedero vita al velodromo di Roubaix, e l’anno seguente, per pubblicizzarlo e affiancare anche le prove su strada all’attività in pista, a quella che sarebbe diventata una delle cinque più importanti corse ciclistica in linea al mondo, la Parigi- Roubaix.  Ottenuto il sostegno del giornale Le Velo, praticamente ogni corsa ciclistica che si rispetti è nata grazie a un giornale, Vienne si lanciò nello studio della prima edizione assistito dal più importante redattore del ciclismo di Le Velo, Victor Breyer. Questi partì da Parigi in auto per visionare il percorso che aveva in mente, poi il giorno successivo prese la bicicletta e percorse il tratto da Amiens a Roubaix, sotto la pioggia e ovviamente sulle pietre, perché tutte in pavé erano pavimentate quelle strade. Breyer decise all’arrivo di scrivere al giornale consigliando di rinunciare a “quel progetto diabolico”. Per nostra fortuna alla fine non lo fece e la corsa fu organizzata.

La prima edizione fu fissata per il giorno di Pasqua di quel 1896, scatenando l’opposizione della chiesa francese, visto che la corsa era destinata a durare l’intera giornata sia i ciclisti che gli addetti all’organizzazione non avrebbero potuto andare alla Messa! Si pensò di ovviare costruendo una cappella alla partenza, ma essendo questa fissata per le quattro del mattino non si trovò un sacerdote disposto a celebrare. Alla fine però si corse, anche se alcuni sostengono che la data fu spostata dal 5, Pasqua, al 19 aprile. E’ certo invece che la seconda edizione si corse a Pasqua.

300 i chilometri previsti. Molti iscritti una volta resesi conto facendo qualche ricognizione dello sforzo che li attendeva non si presentarono nemmeno alla partenza. Alla fine da Parigi si mossero in cinquantuno, tra cui sei dilettanti. Arrivarono a Roubaix in trentadue tra cui quattro amatori. Vinse un tedesco Josef Fischer in nove ore e 17 minuti. Buon professionista vinse diverse corse in quel periodo di pionieri nell’ultimo decennio dell’Ottocento. Nato nel 1865 visse fino al 1953. Solo quattro corridori conclusero entro un’ora dal vincitore. Nessuno di loro francese. Terzo fu quel Maurice Garin allora con passaporto italiano che nel 1901 ottenne la cittadinanza francese, ci viveva da una quindicina d’anni, in tempo per essere il primo vincitore del Tour, nel 1903. Era invece ancora italiano quando nel 1897 e nel 1898  vinse la seconda e la terza edizione della Roubaix.

La corsa fu fermata solo dalle due guerre mondiali, dal 1915 al 1918 e dal 1940 al 1942 mentre si corse dal ’43 al ’45 con al via ovviamente solo corridori dei paesi dell’asse o da loro occupati. Pur essendo corsa completamente francese sono i corridori belgi ad essersi maggiormente adattati alle sue strade, ne hanno infatti vinte 56 edizioni contro le 28 dei nostri cugini transalpini e le 13 degli italiani, tre dei quali, consecutivi dal 1978 al 1980, non si può non ricordarlo, appartengono a Francesco Moser. Ultima nazione ad entrare nell’albo d’oro la Slovacchia lo scorso anno grazie a Peter Sagan.

Oggi la Roubaix, la “Classica delle Pietre” è secondo alcuni, me compreso, la numero uno delle Monumento, e dunque la più bella e importante corsa in linea al mondo. Naturalmente altri “tifano” Fiandre, Lombardia, Liegi o Sanremo come è giusto sia. Si corre la seconda domenica di aprile, una settimana dopo la Ronde. Passata la Roubaix il grande circo del ciclismo professionistico andrà verso la quarta monumento, la Liegi-Bastogne-Liegi prima di puntare a sud a metà maggio per il Giro.

Francesco Beltrami
A cura di

Francesco Beltrami nasce 55 anni fa a Laveno sulle sponde del Lago Maggiore per trasferirsi nel 2007 a Gozzano su quelle del Cusio. Giornalista, senza tessera perché allergico a ogni schema e inquadramento, festeggerà nel 2020 i trent'anni dal suo primo articolo. Oltre a raccontare lo sport è stato anche atleta, scarsissimo, in diverse discipline e dirigente in molte società. È anche, forse sopratutto, uno storico dello sport, autore di diversi libri che autoproduce completamente. Ha intenzione di fondare un premio giornalistico per autoassegnarselo visto che vuol vincerne uno e nessuno glielo da.

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