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Vampeta, il ‘vampiro’ nerazzurro affogato nel mare della perdizione

Vampeta, il ‘vampiro’ nerazzurro affogato nel mare della perdizione

Compie oggi 47 anni Marcos André Batista Santos, meglio noto come Vampeta, il brasiliano che doveva venire a fare il fenomeno in Italia ma che si rilevò uno dei più grandi bidoni della storia del nostro calcio. Vi raccontiamo la sua avventura in Serie A.

Prendi un ‘vampiro’, mettilo insieme ad un ‘diavolo’ (capeta) ed ecco che esce fuori una delle più grandi meteore che la Serie A ed i poveri tifosi interisti ricordino: Vampeta, per l’appunto.

Siamo sul finire degli anni Novanta e nel calcio italiano è il famoso tempo delle ‘vacche grasse’, delle ‘sette sorelle’; in buona sostanza, di un mondo del pallone ricchissimo come ormai possiamo ammirare soltanto da molto lontano.

L’Inter di Massimo Moratti è da tempo alla ricerca della conquista della Serie A. Il patron nerazzurro è disposto a qualunque sacrificio economico pur di vedere la propria squadra trionfare e nell’estate del 2000 a Milano arriva l’ennesimo (stavolta presunto) campione: Marcos André Batista Santos, per tutti semplicemente Vampeta.

Un paio di anni prima, il brasiliano è stato molto vicino a Fiorentina e Roma ma poi non se ne è più fatto nulla. Stavolta, invece, è il momento giusto. Dopo un anno di rodaggio, l’Inter di Marcello Lippi sembra ora pronta a poter spiccare il volo verso il tricolore e Vampeta pare il tassello perfetto per completare in mezzo al campo una squadra di indiscutibile valore.

La cifra pagata dai meneghini per portarlo a San Siro, d’altronde, non mente: 30 miliardi di vecchie lire. In molti, poi, spendono parole a dir poco lusinghiere nei confronti di Vampeta: per la leggenda della Fiorentina Antognoni il brasiliano è “una sorta di Tardelli moderno”, il ct del Brasile Luxemburgo lo definisce “un po’ Rivelino e un po’ Dunga”, per il dirigente interista Oriali, invece, Vampeta “è talmente bravo che la sua collocazione non è e non sarà sicuramente un problema”.

In conclusione, è lo stesso nazionale verdeoro a predire un grande futuro per sé ma soprattutto per l’Inter: “Qui c’è proprio tutto per vincere lo Scudetto”. I tifosi dell’Inter non stanno nella pelle.

Vampeta debutta nella gara di Supercoppa Italiana persa contro la Lazio per 4-3 e va subito in gol (a dire la verità, è memorabile la papera di Peruzzi sulla marcatura del brasiliano): tanto basta per far esclamare a molti sostenitori nerazzurri ed addetti ai lavori che il centrocampista è veramente un nuovo fenomeno arrivato nel nostro calcio. Mai affermazione si rivelerà più lontana dalla realtà.

Nel primo turno della stagione 1999-2000 della Serie A, infatti, l’Inter perde a Reggio Calabria e Lippi si dimette clamorosamente. Per Vampeta è già praticamente giunta la fine dell’esperienza italiana.

Sulla panchina nerazzurra arriva Marco Tardelli e per due mesi Vampeta il campo lo vedrà soltanto da lontano. A novembre del 1999, il campione (?) sbotta: “Nella mia carriera non ho mai vissuto momenti come questo. Sono stato eletto miglior giocatore del Brasile, sono titolare nella mia Nazionale, ma non gioco. Se non c’è spazio per me, preferisco andarmene”.

Detto, fatto. A gennaio, il brasiliano viene ceduto al PSG in cambio di Dalmat. (A grandi livelli) la carriera di Vampeta termina qui.

Ritroveremo il centrocampista tra il suo Brasile ed il Kuwait fino al 2008, quando a 34 anni decide di dire basta (stavolta pure ufficialmente) col calcio giocato.

A cura di

Nato a Roma sul finire degli anni Ottanta, dopo aver conseguito il diploma classico tra gloria (poca) e insuccessi (molti di più), mi sono iscritto e laureato in Lingue e Letterature Europee e Americane presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Tor Vergata. Appassionato, sin dall'età più tenera, di calcio, adoro raccontare le storie di “pallone”: il processo che sta portando il ‘tifoso’ sempre più a diventare, invece, ‘cliente’ proprio non fa per me. Nel 2016, ho coronato il sogno di scrivere un libro tutto mio ed è uscito "Meteore Romaniste”, mentre nel 2019 sono diventato giornalista pubblicista presso l'Ordine del Lazio

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