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Hugo Enyinnaya: che fine ha fatto il carneade di Bari-Inter?

Hugo Enyinnaya: che fine ha fatto il carneade di Bari-Inter?

18 dicembre 1999, ore 20.30, Bari-Inter. Al San Nicola, i tifosi biancorossi stanno per vivere una serata da raccontare ai nipotini ma al fischio d’inizio, ovviamente, nessuno può neppure minimamente immaginarlo.

I pugliesi, allenati da Eugenio Fascetti, stazionano a metà classifica a quota 17 punti; la zona retrocessione è lontana e la sfida contro l’Inter può, dunque, essere vissuta con meno tensione da parte dei ragazzi del tecnico di Viareggio.

Sull’altra panchina, quella nerazzurra, siede un altro viareggino: Marcello Lippi. L’ex allenatore della Juventus fatica a far ingranare la propria squadra, nonostante una campagna acquisti faraonica (Bobo Vieri per 90 miliardi su tutti) e le alte aspettative di tutto il popolo interista. I punti di distacco dal duo di testa composto da Juventus e Lazio, in realtà, sono soltanto cinque; il problema, però, riguarda il gioco, ancora lontano dall’essere spumeggiante, e la mancanza di costanza nei risultati.

Stavolta, tuttavia, sembrano esserci tutti gli ingredienti per spiccare il volo prima della sosta natalizia. Il motivo? Dall’altra parte, infatti, il Bari è costretto a rinunciare agli attaccanti titolari (Osmanovski e ‘Phil’  Masinga) e deve schierare due ragazzini senza alcuna esperienza nella massima serie: si tratta del talento indigeno Antonio Cassano ed il nigeriano Hugo Enyinnaya.

Saranno proprio loro, invece, a mettere la firma su una vittoria dei pugliesi assolutamente incredibile. Finisce 2-1 ed il calcio italiano pare aver trovato in una notte non una ma ben due stelle.

Se nel caso di Cassano si può sostanzialmente affermare che sia andata così, lo stesso non si può dire per il povero Enyinnaya.

Il nigeriano, infatti, falcidiato da diversi infortuni che gli fanno perdere fiducia e ritmo partita, vede praticamente terminare il proprio momento di gloria già quella sera di un freddo dicembre che sta per condurre al nuovo millennio.

Enyinnaya resta a Bari fino al 2002 tra sprazzi di partite e gol (pochi, solo due oltre a quello contro l’Inter), prima di tentare la fortuna a Livorno. Il nigeriano è l’uomo dei grandi esordi e la tendenza si conferma anche in Toscana, dove al debutto entra in sostituzione di Igor Protti e va subito in rete. Pare l’inizio dell’Enyinnaya 2.0 ed invece la storia proseguirà esattamente allo stesso modo.

La love story con gli amaranto termina dopo un solo anno e l’attaccante torna a Bari per fine prestito; una breve sosta ancora tra le fila dei ‘galletti’ poi il trasferimento al Foggia. Anche qui, però, l’avventura è avara di soddisfazioni ed il nigeriano decide quindi di abbandonare l’Italia.

Hugo crede ancora nelle proprie qualità; in fondo ha solo 23 anni e c’è tutta una carriera calcistica davanti da poter vivere. Gli addetti ai lavori, tuttavia, stentano a decidere di puntare su di lui; sono diversi i provini falliti in Francia e nelle serie minori polacche.

Alla fine, Enyinnaya riesce a strappare tre contratti in Polonia; le squadre non sono certo di grido (Gornik Zarbze, Lechia Zielona Gora e Odra Opole) ma almeno il nigeriano riesce a ritrovare minuti e gol dopo anni bui.

Nel 2009, l’attaccante torna in Italia. Il gol ad un monumento del calcio italiano come Peruzzi in una serata da sogno non è lontano, di più. Enyinnaya firma con l’Anziolavinio, Eccellenza Laziale.

La carriera prosegue tra Meda e Zagarolo, prima di decidere che è veramente giunto il momento di dire basta. A trent’anni e con una valigia ormai piena di rimpianti piuttosto che di sogni (come invece tempo prima), Enyinnaya appende gli scarpini al chiodo.

“Pensavo che dopo quel giorno contro l’Inter nulla sarebbe stato più come prima. Anche perché prima nella mia vita aveva fatto davvero tutto schifo. Avevamo segnato io e Antonio Cassano. Dicevano che lui sarebbe diventato come Maradona, io almeno ero convinto di diventare come Careca“.

Non è andata proprio così ma grazie lo stesso, Hugo: ci hai fatto vivere ugualmente una nottata da sogno.

Matteo Luciani
A cura di

Nato a Roma sul finire degli anni Ottanta, dopo aver conseguito il diploma classico tra gloria (poca) e insuccessi (molti di più), mi sono iscritto e laureato in Lingue e Letterature Europee e Americane presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Tor Vergata. Appassionato, sin dall'età più tenera, di calcio, adoro raccontare le storie di “pallone”: il processo che sta portando il ‘tifoso’ sempre più a diventare, invece, ‘cliente’ proprio non fa per me. Nel 2016, ho coronato il sogno di scrivere un libro tutto mio ed è uscito "Meteore Romaniste”, mentre nel 2019 sono diventato giornalista pubblicista presso l'Ordine del Lazio

1 Comment

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  1. Avatar

    Peter Apulian

    Gennaio 3, 2020 at 9:39 pm

    L’ho visto giocare a Bari con Cassano e garantisco che tutto era fuorché uno scarso: velocità, tecnica, …
    Un buonissimo giocatore.

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