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Le meteore della Serie A: Adrian Pit, 41 minuti per entrare nella storia della Roma

Le meteore della Serie A: Adrian Pit, 41 minuti per entrare nella storia della Roma

Compie oggi 38 anni Adrian Pit, l’esterno romeno che riuscì a rimanere nella storia della Roma con 41 minuti che tutti i romanisti non possono dimenticare. 

La storia dell’esterno romeno Adrian Pit è rimasta nell’immaginario collettivo dei tifosi giallorossi grazie ad un assist, soltanto un assist, che poteva aiutare a riscrivere la storia della Roma, e al successivo, immediato, ritorno nel dimenticatoio.

Estate del 2007. La Roma di Luciano Spalletti è reduce da un buon secondo posto, anche se a distanza siderale dalla grande Inter di Ibrahimovic e Mancini, ma soprattutto da un biennio di grande calcio, che probabilmente vede il suo culmine nell’eccezionale notte di Lione in Champions League. Il 4-2-3-1 è ormai il dogma su cui si basano le fortune della squadra e Spalletti si trova a corto di esterni offensivi. Si fanno diversi nomi per la fascia mancina, comunque tutti rincalzi del titolare indiscusso Amantino Mancini, e alla fine arriva lui. Sì, proprio lui: Adrian Pit.

Il romeno giunge a Trigoria in punta di piedi mentre ogni sostenitore giallorosso si pone la medesima domanda: ma chi è? L’esterno mancino arriva a parametro zero dal Bellinzona e prova a presentarsi durante un’intervista con l’emittente radiofonica Rete Sport: “Sono un esterno di centrocampo, alto e agile. Non so dire di più”; “in Romania ho fatto anche l’esterno basso, deciderà il mister”; “Non sono mai stato in nazionale romena, giocando in serie B svizzera difficile che vengano a vederti qui”. Dichiarazioni che, certo, non accendono l’entusiasmo della piazza romanista, già scettica per l’arrivo di un illustre sconosciuto nella propria compagine.

Il ventiquattrenne, comunque, durante il ritiro precampionato si mostra molto volenteroso. Spalletti lo prova sia come esterno basso a sinistra, al posto di Max Tonetto, che come esterno alto sulla medesima fascia, al posto del già citato Mancini; le rispose non sono del tutto eccezionali. Il mister toscano mostra ben presto di non avere la minima intenzione di puntare sul ragazzo. Pit, infatti, debutterà ufficialmente con la maglia della Roma soltanto il 19 dicembre del 2007, nella gara di andata degli Ottavi di Finale di Coppa Italia a Torino contro i granata; arriva una sonora batosta per i giallorossi, sconfitta per 3-1, con Pit che resta in campo 56 minuti senza offrire spunti rilevanti.

Il povero Adrian ricorderà, comunque, la gara poiché resterà l’unica disputata nell’intera stagione 2007/08. L’anno seguente, la Roma decide di provare a valorizzare il talento di Arad e lo manda in prestito al Pisa, in Serie B. All’ombra della torre di Pisa, Pit sembra finalmente poter trovare spazio; parte, infatti, titolare nella prima giornata di campionato contro il Grosseto. La sfortuna, tuttavia, si abbatte sul romeno, che, dopo poche settimane, si infortuna gravemente ed è costretto a fermarsi ai box fino alla fine della stagione. Ci avviciniamo a grandi passi all’eccezionale momento di celebrità vissuto da Pit con la maglia giallorossa.

Nell’estate del 2009, Pit torna a Trigoria e non trova una squadra interessata alle sue prestazioni. L’esterno mancino resta, così, a disposizione di Spalletti. L’allenatore di Certaldo, però, decide di dimettersi dopo due sconfitte nelle altrettante giornate iniziali di campionato e sulla panchina della Roma arriva il testaccino doc Claudio Ranieri. Pit inizia, incredibilmente, ad essere preso in considerazione. Il 25 ottobre del 2009, in concomitanza con la nona giornata di campionato da disputare all’Olimpico contro il Livorno, il ragazzo entra tra i convocati. E’ già un risultato incredibile per lui. Ranieri, però, decide addirittura di regalargli una scampolo di match e lo manda in campo per i venticinque minuti finali al posto di Rodrigo Taddei. Cambia poco, la Roma perde in casa e piovono fischi. Pit torna, così, dietro le quinte e ci resta ancora per diverso tempo.

31 gennaio 2010. Ecco la data segnata in rosso sul calendario di casa Pit. Allo Stadio Olimpico di Roma va in scena Roma-Siena. I giallorossi, dopo un inizio da incubo, stanno volando e sono reduci da undici risultati utili consecutivi; un ruolino che li ha proiettati dritti al terzo posto, a sole cinque lunghezze dal Milan. Il Siena, dal canto suo, è tristemente ultimo a quota 13 punti. Sembra una partita scontata ma il campo dice tutt’altro. La Roma fatica. I giallorossi, comunque, riescono a passare in vantaggio al 29’ con una staffilata del ‘roscio’ Riise. Capitan Vergassola, soltanto undici minuti dopo, ristabilisce la parità con un gol fortunoso. Sembra una gara stregata per la ‘Maggica’. Inizia il secondo tempo e la musica non cambia. Ranieri, però, durante quest’annata trasforma in oro tutto ciò che tocca. Al 15’ entra Okaka, in procinto di passare al Fulham il giorno seguente. Non basta. La Roma non trova la via del gol. Al 27’ Taddei si fa male ed ecco uscire dalla panchina Adrian Pit. Inutile riportare i commenti di tanti tifosi romanisti. La squadra di Ranieri spinge, si affanna, ma Curci si trasforma in Gordon Banks e le para tutte. Fino all’88’. Pit avanza sulla fascia sinistra e mette dentro un cross rasoterra per Okaka, il colosso d’ebano colpisce di tacco e segna un gol d’antologia. La Roma vince 2-1 e Roma-Siena resterà per sempre la partita del ‘cross di Pit e tacco di Okaka’: come a dire, ‘esistono cose che voi umani non potete neanche immaginare’.

Incredibile ma vero, quella resta l’ultima presenza di Pit con la maglia giallorossa. Un saluto fantastico, non c’è che dire. Dall’anno seguente, Pit cambia tante maglie tra Serie B (Triestina), campionato romeno e, addirittura, azero. Alla fine, Pit è tornato a casa. Un calciatore in grado di entrare nella storia della Roma giocando soltanto 41 minuti in Serie A difficilmente si ricorda; eppure Adrian Pit ce l’ha fatta, rimanendo ben impresso nelle menti di tutti i tifosi romanisti.

A cura di

Nato a Roma sul finire degli anni Ottanta, dopo aver conseguito il diploma classico tra gloria (poca) e insuccessi (molti di più), mi sono iscritto e laureato in Lingue e Letterature Europee e Americane presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Tor Vergata. Appassionato, sin dall'età più tenera, di calcio, adoro raccontare le storie di “pallone”: il processo che sta portando il ‘tifoso’ sempre più a diventare, invece, ‘cliente’ proprio non fa per me. Nel 2016, ho coronato il sogno di scrivere un libro tutto mio ed è uscito "Meteore Romaniste”, mentre nel 2019 sono diventato giornalista pubblicista presso l'Ordine del Lazio

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