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Le dimensioni contano: perché è necessario rendere tutti i campi uguali

Lo sanno tutti, ma molti non hanno il coraggio di ammetterlo: le dimensioni contano, anche quando si parla di campi da calcio. Ne ha un’idea precisa Mauricio Pochettino, tecnico del Tottenham, protagonista negli ultimi giorni di una polemica che ha riportato in auge un tema del quale non si parla mai abbastanza. L’allenatore argentino, infatti, aveva avanzato la richiesta di ridurre le dimensioni del campo da gioco di Wembley, impianto che ospiterà i match casalinghi degli Spurs nella prossima stagione, per uniformarlo a quelle del vecchio White Hart Line, fortino della sua squadra fino ad un mese fa.

Il perché è presto detto: la filosofia tattica del delfino di Bielsa si basa principalmente sullo sviluppo metodico di pressing e gioco veloce, molto efficaci in un campo dalle dimensioni ridotte ma allo stesso tempo sconvenienti in terreni più grandi. L’FA inglese, tuttavia, ha risposto picche (ha concesso unicamente un metro di larghezza in meno), motivando la scelta grazie ai nuovi dettami della Premier League sulle dimensioni dei campi da calcio. 105×68 metri per tutti, con deroga per due impianti storici immodificabili: Stamford Bridge, casa del Chelsea di Conte (103×67,5 metri), e lo stesso White Hart Lane (100×67 metri, 545 metri quadrati in meno rispetto a Wembley), demolito nel maggio scorso. Come spiegheremo nel dettaglio nel prossimo paragrafo, il trasloco potrebbe condizionare fortemente la prossima stagione del Tottenham e questo, dal punto di vista sportivo, è assurdo. Il gioco del calcio deve avere regole uguali per tutti in ogni senso, ed è arrivato il momento di uniformare le dimensioni dei campi, soprattutto a certi livelli. Esattamente come hanno fatto FIFA, UEFA e la stessa Premier League.

Le statistiche che riguardano l’ottimo Tottenham di White Hart Lane e quello disastroso di Wembley (impianto utilizzato in Champions ed Europa League) spaventano i tifosi. Gli Spurs, infatti, nonostante facciano del dinamismo un punto di forza (nell’ultima stagione di Premier hanno percorso 114,1 chilometri, quarti assoluti nella speciale classifica), sono protagonisti di una sproporzione inusuale tra gol segnati e subiti in casa a seconda del campo scelto. Se a White Hart Lane gli Spurs mettono insieme 47 reti con una media di 2.47 per partita, subendone soltanto 9 (0.47 di media), le cose cambiano nei match giocati a Wembley: le reti segnate sono 8 (1.6 a partita) e dieci quelle subite (2 a gara), con una sola vittoria, un pareggio e tre sconfitte nel nuovo stadio.

Il Tottenham, di conseguenza, rischia di pagare a carissimo prezzo l’esilio forzato a Wembley e difficilmente ripeterà l’ottimo secondo posto in Premier League conquistato nella stagione appena conclusa. E inoltre dovrà tenere in considerazione che l’impianto in costruzione pronto a sostituire il White Hart Lane dovrà avere le dimensioni imposte dalla FA. Le stesse che presentano per esempio l’Allianz Arena di Monaco di Baviera, il Camp Nou di Barcellona, l’Olimpico di Roma, lo Juventus Stadium di Torino e il Meazza di Milano. A proposito degli stadi italiani, il nostro regolamento presenta un caso particolare: le dimensioni imposte, infatti, presentano una forbice molto larga che tiene in considerazione le differenziazioni necessarie tra i terreni di gioco della A e quelli di tutte le altre categorie. La lunghezza può variare da un minimo di 90 metri ad un massimo di 120 (100/110 per le gare internazionali), mentre la larghezza muta dai 45 ai 90 metri (64/75 per le gare internazionali). Tanti, troppi. Urge una riforma che riduca la forbice e imponga delle dimensioni fisse, almeno nei campionati maggiori.

Buona parte degli impianti sono vecchi e presentano ancora le obsolete piste d’atletica (si pensi al San Paolo di Napoli, lungo 110 metri e largo 68), il che permetterebbe di ridurre o ampliare agevolmente i terreni di gioco e uniformarli agli standard consigliati dalla FIFA (105,68). Per gli impossibilitati, invece, sarebbe sufficiente concedere una deroga. In Italia e in altri Paesi è indispensabile porre rimedio e far sì che polemiche come quella portata avanti da Pochettino non abbiano più ragione d’esistere.  Ne va della credibilità di uno sport nel quale non dovrebbe aver senso pensare di adattare un terreno di gioco ad una filosofia tattica e non viceversa. Se 545 metri quadrati fossero troppi per competere ad armi pari con gli altri, il Tottenham potrebbe valutare l’idea di lasciare il mondo del calcio e darsi al calciotto. Non ci sarebbero più problemi, e tutti giocherebbero con maggiore tranquillità.

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Commenti

3 Comments

  1. 3.cho

    Giugno 27, 2017 at 9:59 am

    In tutti gli sport le dimensioni del terreno di gioco sono le stesse in tutto il mondo, tranne il basket NBA (che comunque è quasi un altro sport rispetto al basket europeo). Sarebbe opportuno provvedere, ma chi dirige il mondo del calcio manifesta una mentalità conservatrice. Per esempio negli altri sport è normale utilizzare tecnologie per aiutare gli arbitri a prendere le decisioni migliori, nel calcio se ne discute all’infinito. Non parliamo poi di tempo effettivo, sostituzioni temporanee, abolizione del pareggio, time out ecc. Personalmente ritengo, data la prestanza fisica e la preparazione atletica dei giocatori attuali, che sarebbe meglio giocare in nove. Ci sarebbe menp tatticismo e più spettacolo.

  2. SalvoFelix

    Giugno 29, 2017 at 5:46 pm

    Credo sia giusto che i campi da calcio avessero tutti le stesse dimensioni. Il criterio dovrebbe valere per tutti gli sport. Abbasso i nazionalismi e i particolarismi.

  3. Lucio

    Giugno 29, 2017 at 6:02 pm

    Che senso ha avere campi di uguali dimensioni se poi sono diverse le disponibilità economiche dei club?
    A livello europeo si dovrebbe lavorare sui “tetti” come già ha fatto l’NBA.
    Ma rispetto agli USA siamo trent’anni dietro.

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