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Valentino Mazzola e le Differenze

Valentino Mazzola e le Differenze

Il 26 Gennaio 1919 nasceva Valentino Mazzola, la leggenda del Calcio italiano e del Grande Torino. Un giocatore unico, d’altri tempi, così diverso dai calciatori di oggi.

Il giocatore che vedete nella foto sopra, ha giocato nel Grande Torino, vincendo scudetti dal 1942 al 1949.

Il giocatore che vedete sotto, gioca per il Paris Saint Germain, ma ha vinto tanto, quasi tutto, col Barcellona.

Il giocatore sopra, è stato capitano di una squadra leggendaria, si narra che quando i suoi perdevano, un trombettiere suonasse la carica dagli spalti dello stadio e lui si rimboccasse le maniche, era un indizio di qualcosa che un film di successo avrebbe trasformato nella frase: “al mio segnale scatenate l’inferno”.

Il giocatore sotto ha un talento cristallino, che molte squadre bramano.

Il giocatore sopra non ha potuto portare a termine i suoi trionfi, perché il 4 maggio 1949, un aereo che portava il Toro a casa, precipitò sulla collina di Superga.

Il giocatore sotto, ha accettato nell’estate 2017 un ingaggio di 300 milioni di euro lordi per cinque anni, con la squadra parigina, 220 al Barcellona, la chiamano clausola rescissoria. Una cifra abbastanza importante. Sia quella di ingaggio, sia quella che percepirà lui. A proposito, il giocatore in questione si chiama Neymar Jr.

Il giocatore sopra, invece si chiamava Valentino Mazzola. Capitano e condottiero fino al limite del mito. Di lui si dice che durante il funerale del 1949, il suo nome venne declamato con voce rotta da chi leggeva la formazione. Di lui si dice che i giocatori, i compagni, anche quando avesse segnato qualcun altro, correvano anche ad abbracciare lui, anche se lontano dall’azione del gol. Gli stessi compagni, per il suo spessore morale, per il suo carisma, dicevano che non erano solo compagni, erano uomini fortunati a giocare con lui.

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Neymar sarà forse uno dei calciatori più ricchi, se non il più ricco, il calcio moderno è questo, se vali, ti paghiamo più, molto di più di quanto pesi, e solo per giocare a calcio, non devi fare altro, devi solo pensare a giocare. Valentino Mazzola, molto prima di passare al Torino, trovò un posto come meccanico all’Alfa Romeo, contemporaneamente si fece avanti il Milan, che gli offrì uno stipendio di tutto rispetto, solo per giocare a calcio, solo quello. Lui rispose di no, motivando in questo modo: “è stato molto meglio aver scelto l’Alfa Romeo; se fossi andato al Milano avrei percepito lo stipendio, allora assai notevole, di 100 lire mensili e non avrei lavorato. Meglio assai lavorare: con l’ozio c’era il pericolo di rovinare la mia passione, veramente sana, per il calcio e per la mia carriera”.

Non so, non giudico, per carità, ma da giorni sui giornali leggo le cifre, gli affari, un ingaggio stratosferico a Neymar. Rileggo la dichiarazione di Mazzola e vedo: “lavorare, passione sana, calcio”. Forse mi sfugge qualcosa, forse non voglio nemmeno coglierla, ma il mio cuore pende pericolosamente dalla parte di quel signore che si rimboccava le maniche quando squillava la tromba, non so spiegarvi il perché, ma stimo molto il capitano che rifiutò il Milan. Quello della foto sopra.

Ettore Zanca
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