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Lazio, tra imborghesimento e sindrome da pancia piena

Da sempre il derby nella città di Roma ha un sapore particolare e regala emozioni impossibili da trovare nelle altre stracittadine italiane. Se il valore intrinseco della partita non è cambiato e si può tuttora affermare con assoluta certezza che il match tra Roma e Lazio è e probabilmente rimarrà ancora per molto tempo ‘’la partita’’ per eccellenza, qualcosa sembra essere invece mutato nel popolo laziale.  Appassionato e mai domo, negli anni ’80 il laziale era un tifoso dotato di un grandissimo senso di appartenenza e in possesso di un animo fiero e gagliardo. Nonostante i problemi e le vicissitudini dell’epoca, era impensabile immaginare un Olimpico semivuoto ad una qualsiasi partita del campionato cadetto, figurarsi in un derby. Con l’avvento di Cragnotti e il conseguente ciclo di vittorie da parte del team biancoceleste però, questo spirito fiero è scemato poco a poco. Con una squadra vincente il pubblico ha iniziato ad avere il palato fine, aumentando il volume delle critiche e allontanandosi sempre più dagli spalti. Emblematico fu il numero di abbonati registrato dai capitolini per la stagione successiva al secondo scudetto, che si assestò ad un misero 26 mila, numero tutt’altro che positivo. Da allora la strada si è fatta sempre più impervia, con svariati fattori che hanno allontanato anno dopo anno il tifoso della Lazio dallo stadio Olimpico.

Le battaglie contro Lotito, i parcheggi, la scomodità dell’impianto e il momento non positivo dal punto di vista economico sono solo alcuni dei motivi che hanno contribuito a svuotare lo stadio. Ma non c’è solo questo. Sarebbe infatti illusorio convincersi che, ad esempio, in Europa League la Lazio faccia registrare da anni il record negativo di presenze (in media poco meno di 10 mila a match) di tutta la competizione, solo per questioni ‘’esterne’’. Se il calo delle presenze negli impianti è un problema ormai radicalizzato in tutta la nostra penisola, quello che sta accadendo alla Lazio è qualcosa che va oltre. Il tifoso biancoceleste più passa il tempo e più continua la sua inesorabile trasformazione in tifoso ‘’del terzo millennio’, ovvero pantofolaio e a cui piace criticare (spesso esagerando) da lontano. L’amore per la squadra e verso i propri colori non sono in discussione, dato che nell’etere radiofonico e nel web il pubblico di fede laziale è uno dei più attivi, ma ormai la questione sta diventando prettamente di pigrizia. L’esempio principe di quanto si sta affermando è il derby che si disputerà domenica prossima. Sino agli inizi degli anni 2000 era impensabile trovare un posto libero a due giorni da un match tanto atteso, mentre adesso siamo arrivati al paradosso di fare appelli e dover quasi pregare la gente di andare a sostenere i propri ragazzi nella stracittadina.

A pochi giorni dall’evento infatti, sono solo poche migliaia i biglietti acquistati dai tifosi biancocelesti, i quali stanno dimostrando di avere la cosiddetta ‘’pancia piena’’ dopo il successo nel derby di Coppa. Se è assolutamente inaccettabile snobbare un importante match di campionato solo per aver eliminato i cugini da un’altra competizione, un altro motivo di disinteresse verso la stracittadina di domenica è l’avvicinarsi della finale di Coppa Italia. Anche qui però la motivazione non regge dato che, tanto per rimanere in ambito campionato e coppa, il Napoli poco tempo fa ha dovuto incontrare due volte la Juventus nel giro di tre giorni e in entrambe le occasioni il San Paolo era comunque pieno in ogni ordine di posto. Ecco quindi che il ‘’preferire’’ la finale al derby, o il sentirsi ormai ‘’sazi’’ dopo aver eliminato la Roma in semifinale non possono essere ritenuti motivi validi per disertare un match che, a meno di clamorose impennate dell’ultima ora, vedrà i ragazzi di Inzaghi scendere in campo con sole poche migliaia di persone al proprio fianco. E di questo, c’è solo da vergognarsi.

Redazione
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