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L’atletica alle Universiadi, quanto ci manca Pietro Mennea…

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L’atletica alle Universiadi, quanto ci manca Pietro Mennea…

Era il 1979, Egitto e Israele stringevano i primi accordi di pace, a Teheran il potere passava nelle mani dell’Ayatollah Khomeini mentre nel Regno Unito la Thatcher iniziava il suo primo governo, entrava in vigore il Sistema Monetario Europeo, l’URSS invadeva l’Afghanistan e… le Universiadi di Città del Messico ospitavano il record del mondo di un ventisettenne pugliese, Pietro Mennea.

Sarebbe pleonastico soffermarsi sulla figura del più grande velocista italiano di tutti i tempi, ben nota a tutti gli appassionati. E’ invece più utile approfondire tutta la realtà che Mennea rappresentava a livello sia mediatico che sportivo, in un momento storico in cui la televisione italiana dava ancora il giusto spazio ad una disciplina nobile quale l’atletica leggera.

Purtroppo, a quarant’anni di distanza, molta della passione che accompagnava le gare della “Freccia del Sud” sembra essere decaduta per le gare dei 100 e 200 metri.

A causa di un sistema mediatico sempre più paralizzato dal calcio, ma anche della mancanza di talenti carismatici e ambiziosi in queste discipline, gare come quelle delle Universiadi passano in secondo piano, nonostante nelle finali che si disputeranno nella serata di oggi allo Stadio San Paolo siano comunque impegnati alcuni atleti azzurri.

Appare di certo improbabile che qualcuno di loro possa ripetere le gesta di Mennea, ma ciò non giustifica il disinteresse nei confronti delle gare.

Al contrario, nell’epoca dei social è fondamentale far crescere la passione dei più giovani attraverso i media, che devono essere capaci di riuscire nell’impresa in cui lo sport italiano fino ad ora ha faticato: raccontare la bellezza dell’atletica, delle corse, delle maratone, dei salti, dei lanci, etc…

In attesa di un nuovo campione che possa fare da catalizzatore agli occhi degli appassionati, sarebbe molto proficuo se il nostro movimento si concentrasse nell’appassionare le future generazioni, attraverso eventi, gare e manifestazioni che in altri paesi sono all’ordine del giorno, e che nel nostro stentano a farsi largo proprio perché l’attenzione verso determinate discipline ritorna sporadicamente solo durante la finestra delle Olimpiadi.

I tanti seggiolini vuoti dello Stadio San Paolo durante le prime giornate ne sono la più triste dimostrazione, nonostante comunque l’Universiade sia globalmente considerata l’evento sportivo con il maggior numero di sport e di atleti dopo i Giochi Olimpici.

Chissà che la nostra delegazione non riuscirà comunque ad andare a medaglia, nonostante lo scetticismo generale, nella finale del lancio del disco femminile o in quella dei 1000 metri maschili, in cui parteciperanno le nostre Andreutti e Osauke, insieme ad Aouani. Siamo invece assenti proprio nelle discipline che ci fanno tornare in mente i successi del grande Pietro, ossia i 100 e i 200, vista la mancata qualificazione nelle batterie della giornata di ieri.

In ogni caso, la speranza è che la gare del San Paolo possano attirare l’entusiasmo di tutti, trascinando il movimento italiano in un clima di rinnovata passione per le Olimpiadi di Tokyo del prossimo anno.

Soltanto in questo modo avremmo occasione di raccogliere l’eredità spirituale di Mennea, nel nome della quale bisognerebbe recuperare l’identità di un’Italia come nazione sportiva a 360 gradi, e cioè non solo calcistica.

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