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Inchieste & Focus

L’altra faccia di Leicester

Da Trastevere ad Highcross la domanda sembra essere l’unica: forse che fosse la volta buona? Che quest’anno, finalmente, Claudio Ranieri, possa farcela? A vincere l’unico scudetto della sua vita? Che vorrebbe dire Premier League.

Alla veneranda età di sessanta quattro anni suonati, mai come stavolta, il tempo e il campo potranno essere galantuomini. Per adesso, i numeri, intendendo dire i punti della classifica, sono dalla parte di “mister Claudio”, malgrado la sconfitta di ieri nel Boxing Day. Eppure da un po’ di tempo, a Leicester, anche la matematica sembra diventata un’opinione. Per dire che anche i numeri, nonostante il detto, non siano tutti uguali. Ma la contrario, ci sono numeri “buoni”, come la classifica del campionato; ma anche numeri “cattivi”, come le cifre che compaiono nel bilancio della squadra allenata da Ranieri. Numeri che, a quanto pare, anziché azzurri, come i colori sociali, sarebbero rossi, guarda un po’ il caso, come i colori dell’Arsenal, la prima tra le inseguitrici di Vardy e compagni.

Numeri sbagliati in un bilancio, come quello del Leicester, che rischia fortemente di essere sanzionato dagli addetti al Fair Play Finanziario. Il pacchetto di norme a difesa del “gioco pulito”, anche dal punto di vista dei bilanci e delle finanze dei club europei.

Infatti, come racconta Giovanni Armanini di Calcio e Finanza, i conti del Leicester, almeno da un paio di anni, sarebbero entrati nel mirino degli addetti ai lavori che si occupano di Fair Play Finanziario. Da quando, cioè, e parliamo del bilancio d’esercizio 2013-14, erano emersi alcuni “squilibri” di bilancio, in termini di differenza tra ricavi e costi della gestione caratteristica (quella che interessa le norme sul FPF). Tali, da portare alcuni importanti giornali inglesi, a dubitare della “salvezza” economica del club.

Tra questi, come riporta sempre Calcio e Finanza,  ci sarebbe stato persino il Daily Mail, il quale arrivò a presagire un destino funesto per l’attuale capolista della Premier. Così scriveva infatti lo storico tabloid londinese: “Il quadro finanziario del Leicester non è buono. Perde soldi, dipende totalmente dal suo proprietario”.

A pesare, e non poco, sarebbe stata l’incidenza degli ingaggi su un bilancio nel quale il fatturato della società era comunque aumentato di 11,3 milioni di sterline. Tuttavia, i maggiori ricavi venivano comunque azzerati da i 30 milioni di sterline che costituivano il monte ingaggi del club di Ranieri. E che infatti, alla fine, hanno fatto registrare come risultato d’esercizio il pesante passivo di oltre 20 milioni di sterline. Troppe per le norme del FPF che, infatti, prevedono una soglia di “sforamento”, con il deficit spalmabile in un orizzonte massimo di tre esercizi consecutivi.

In questo caso, come riporta sempre Calcio e Finanza, il Leicester avrebbe superato questa soglia dato che il pesante passivo del 2014 (20 milioni di sterline) si andava a sommare con quello dell’anno precedente (34 milioni).

Un deficit eccessivo. Risanabile soltanto con il massiccio intervento, “alla Moratti”, come diremmo in Italia, del suo proprietario. E qui arriva un’altra interessante notizia che riguarda appunto Vichai Srivaddhanaprabha, ossia il magnate thailandese che dal 2011 è il proprietario del Leicester. E dopo essere anche il principale azionista della King Power, la società leader nel settore retail  che opera attraverso i duty free (i punti vendita all’interno degli aeroporti).

Ma fino a qui, si direbbe, niente di particolare. L’interessante arriva invece quando si apprende, come riportato da molti giornali inglesi, dell’accordo che il Leicester avrebbe sottoscritto con una società, la Trestellar Limited che, come scrive lo stesso Armanini, “non avrebbe neanche un numero di telefono”. Sarebbe una società per modo di dire che tuttavia sembrerebbe “far parte di una catena di controllo” a capo della quale ci sarebbe proprio quel Dave Richiards,  che è anche l’attuale presidente della Premier League inglese. Oltre che il numero uno del comitato del Football professionistico in ambito UEFA.

Insomma, uno degli uomini più importanti di tutto il calcio inglese, per non dire di tutto il calcio europeo. Il quale avrebbe sottoscritto, con una società riconducibile alla sua persona, un accordo commerciale con il club che attualmente comanda la classifica del campionato inglese. E allora, se tutto questo fosse confermato, le domande, come direbbe Lubrano, sorgerebbero spontanee. La prima: che cosa potrebbe accadere se il Leicester al termine della stagione (ammesso che non vinca la Premier), si qualificasse per qualcuna, delle competizioni europee? La seconda: come definire la situazione in cui versa Richards, partner commerciale di una squadra e presidente del campionato nel quale, quella stessa squadra, milita? Conflitto, oppure convergenza? D’interessi, s’intende.

 

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