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L’ADDIO DI MORATTI E’ LA FINE DI UN’ERA: L’INTER E’ SEMPRE MENO NAZIONALE

L’addio di Massimo Moratti all’Inter, che uscirà definitivamente di scena dopo l’imminente ingresso del colosso cinese della Suning nel capitale sociale, segna la fine di un’era. Un’epoca segnata dai trionfi (18 in totale) su 21 anni di presidenza. Quasi un trofeo all’anno. Ripercorrerli tutti, questi 21 anni, è come sfogliare un album dei ricordi. Tante, tantissime immagini resteranno nella mente e nel cuore dei tifosi interisti, ma non solo anche di tutti gli amanti del calcio, di momenti che difficilmente si potranno dimenticare. Da quel 25 febbraio del 1995 che segnò il definitivo passaggio di consegne dall’allora presidente Ernesto Pellegrini. Come l’arrivo di Ronaldo nell’estate del 1997, strappato al Barcellona e alla concorrenza della Lazio di Sergio Cragnotti. Alla quale l’anno successivo l’Inter strapperà anche la Coppa Uefa vincendo per 3-0 la finale di Parigi. Oppure ancora 10 anni più tardi, la conquista dello scudetto del 2008 quando grazie alla doppietta di Zlatan Ibrahimovic sotto la pioggia al Tardini di Parma, l’Inter riuscì all’ultima giornata ad allontanare la rimonta della Roma di Luciano di Spalletti. Vincendo così il suo terzo scudetto consecutivo dopo quello assegnato d’ufficio, grazie all’inchiesta di Calciopoli e quello vinto l’anno successivo con una parte delle concorrenti (come il Milan di Ancelotti) azzoppate dalle penalizzazioni oppure (come la Juventus campione d’Italia) retrocesse in serie B. Aprendo la strada per il successivo stratosferico biennio targato Josè Mourinho dove gli attimi che non si possono dimenticare sono veramente tanti. Su tutti quella fantastica notte in cui l’Inter delle 3 emme (Moratti-Mourinho-Milito autore della doppietta decisiva in finale contro il Bayern di Monaco) salì sul tetto più alto d’Europa, conquistando la coppa dalle grandi orecchie, la Champions League. Come aveva fatto tanti anni prima l’Inter di Angelo Moratti, il padre di Massimo, conquistando quella che all’epoca si chiamava semplicemente Coppa dei Campioni. Attimi, per dirla con Beppe Severgnini, di “interismo” allo stato puro. Come quella corsa di Cambiasso sotto la curva del Bernabeu occupata dai tifosi interisti, per festeggiare la Champions appena conquistata, indossando la maglia che fu di Giacinto Facchetti. Momenti indimenticabili. Come anche questo dell’addio di Massimo Moratti. Che segna anche la fine dell’epoca dei presidenti-tifosi. Quelli che si compravano le squadre di calcio, spendendo vagonate di quattrini, prima di tutto perché di quelle squadre, erano i primi tifosi. Moratti (aspettando che anche Silvio Berlusconi faccia lo stesso vendendo il Milan ad un fondo cinese) di questa epoca era rimasto uno dei testimoni più importanti. Adesso che non ci sarà più, l’Inter non sarà più quella di prima. Con l’ingresso dei cinesi della Suning e la permanenza di Thohir come socio di minoranza, di italiano nella proprietà, non ci sarà più nessuno. Sarà un’INTER, per dirla con il suo nome originario, sempre meno NAZIONALE.

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