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La travagliata storia di Kris Dunn

Definirla un’estate bollente sarebbe quantomeno riduttivo. Perché dalla conquista dell’anello da parte degli Warriors il mercato NBA ci ha regalato un colpo di scena dietro l’altro, creando scenari inimmaginabili fino a pochi mesi fa. I GM delle franchigie, con la mano più calda di un Ray Allen on fire, hanno dimostrato grande coraggio, dando vita a trattative che rimarranno alla storia: Chris Paul ai Rockets, Paul George  e ai Thunders, Jimmy Butler a Minnesota, Irving ai Celtics in cambio di Thomas…fino all’inaspettato approdo di Carmelo Anthony alla corte di Westbrook e Wade da LeBron a Cleveland.

Ma si sa, se certe squadre si rafforzano altre inevitabilmente ne risentono. E tra i probabili sconfitti di questa sessione di mercato rientrano i Chicago Bulls, orfani del loro go-to-guy. Il loro sarà un anno di transizione, probabilmente avaro di soddisfazioni. Ma, guardando il bicchiere mezzo pieno, sarà anche l’anno delle grandi occasioni, in cui poter far crescere i campioni del futuro. Tra cui, forse, rientra un certo Kris Dunn, di cui vale la pena raccontare la storia.


Kristopher Michael Dunn, per gli amici Kris, nasce a New London, in Connecticut, nel marzo 1994. La madre e il padre però sono in pessimi rapporti, tant’è che la donna decide di allontanarsi dall’uomo e portare con sé i figli quando Kris non ha neanche un anno. L’infanzia la trascorre ad Alexandria, in Virginia, in un bilocale condiviso con la mamma Pia e il fratellone John, senza aver modo di vedere il padre.

Ma la donna si ritrova continuamente invischiata con la giustizia: che sia per la guida in stato di ebbrezza o per l’utilizzo di documenti falsi, Pia Dunn spesso viene messa dietro le sbarre, abbandonando i suoi figli a se stessi. I due non solo non vanno a scuola per non ritrovarsi coinvolti coi servizi sociali, ma si guadagnano da vivere con piccoli espedienti: John fa l’elemosina e cerca di spillare qualche centesimo alla gente giocando a dadi per strada, mentre Kris sfida i suoi coetanei in 1vs1 nei playground, con una posta di 20 dollari. Quando perde deve darsela a gambe perché non ha una lira, ma succede di rado,data la sua incredibile dimestichezza con la palla a spicchi.

 Un giorno si presenta alla porta di casa un uomo. Kris, 9 anni, sa che per le strade di Alexandria girano molti approfittatori, persone senza scrupoli, e quando si ritrova davanti quest’omone cerca di cacciarlo in tutti i modi, temendo per la sua vita. Ma per fortuna lo blocca il fratello John, che gli apre gli occhi: quello davanti a lui è suo padre, John Seldon, di cui non ricordava nemmeno il volto.

L’uomo, venuto a sapere dell’ennesima condanna in prigione dell’ex-compagna, aveva deciso di rintracciare i suoi due figli. Ed ora eccolo lì, davanti a loro, pronto a portarli con sé. John Sr ricostruisce il rapporto coi suoi due bambini, inizia a conoscerli a fondo, finchè non ne ottiene l’affidamento. E così li riporta a casa, in Connecticut, permettendo loro di cominciare una nuova vita.

 Ma l’integrazione nella famiglia Seldon non è facile. John Sr ha una moglie, un figliastro e due figlie piccole, tutte persone con cui Kris, da sempre un lupo solitario, è costretto a convivere. Abituato fin da piccolo a farsi le ossa per strada, ora non riesce a capacitarsi di quell’atmosfera così calda, confortevole, quasi irreale. Pian piano però inizia a prendere confidenza con la sua nuova famiglia, anche grazie alla nuova passione che gli ha trasmesso il padre: il football. Del resto, John Sr da giovane era stato un giocatore promettente e ora vorrebbe che il figlio seguisse le sue orme.

Ma Kris Dunn ha altri progetti per sé. Per carità, il football gli piace parecchio, ma la sua passione resta il basket.  Una passione supportata dalla capacità di fare in campo delle autentiche magie. Inoltre il fisico pare supportarlo alla grande, quindi perché non tentare? Nel 2012 gli si aprono le porte dei Providence Friars, finalmente entra nel basket che conta. Peccato però che i primi anni siano da incubo: nelle prime due stagioni gioca pochissime partite a causa di un duplice infortunio alla spalla e alle conseguenti operazioni. Il momento più difficile arriva nel dicembre 2013: dopo appena una settimana dalla seconda operazione, mentre è in piena fase post-operatoria viene raggelato dalla terribile notizia della morte della madre Pia. Quella donna che, malgrado tutto, lo aveva cresciuto negli anni più delicati della sua infanzia. Quella donna di cui, tutt’ora, porta orgogliosamente il cognome.

Questo periodo, così buio e travagliato, forgia la sua determinazione. Nel 2014 Kris torna in campo più forte che mai, sigla oltre 15 punti a allacciata di scarpe e viene eletto sia miglior difensore che Big East Player of the Year. Nel 2015 non solo si laurea, ma affina ulteriormente il suo gioco, entrando nel mirino delle franchigie NBA.

E così nel giungo 2016 i Timberwolves lo selezionano con la quinta scelta assoluta. Non proprio la miglior squadra in cui inserirsi, essendo il roster pieno zeppo di talento ma privo di giocatori d’esperienza, capaci di far da mentori ai rookies. Dopo un anno di alti e bassi, Kris Dunn è stato spedito a Chicago. Anche in questo caso un ambiente sì carente di veterani, ma anche privato di qualsivoglia aspettativa. L’ambiente giusto dove poter maturare e migliorarsi. L’ambiente dove poter, finalmente, spiccare il volo.

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