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La strada di Jamie

Puoi levare un uomo dalla strada, ma non puoi levare una strada da un uomo.
Gli atteggiamenti di chi conosce la fatica, rimarranno sempre come tatuaggi e anche le tracce dei morsi che hai dato e ricevuto.
Però tutto questo lo puoi disciplinare, puoi fare in modo che quella belva, invece di annullare te, annichilisca gli avversari.

Jamie questo lo sa, lo sa da una vita. Da quando faceva l’operaio: Jamie Vardy, attaccante del Leicester. Uno di quelli che con Kasper Schmeichel e Ranieri in panchina, ha trascinato le “volpi” al titolo di due anni fa. Oggi è riserva dell’Inghilterra impegnata negli ottavi ai mondiali contro la Colombia. La prima alternativa ad Harry Kane “hurricane”.

Quando gioca morde. Ma i primi tempi al Leicester, prima dell’arrivo del tecnico italiano, si era trovato in cattive acque. Anzi, acqua sembrava proprio non ne toccasse, bevendo altro. Arrivava sempre ubriaco agli allenamenti, fino a che la dirigenza non lo convocò. Disse di avere troppi soldi e non ci stava più con la testa, non sapeva come gestirli. Gli dissero che non era solo un investimento economico ma umano, contavano diventasse un bravo ragazzo. Con Ranieri la trasformazione fu definitiva, portandolo anche quasi sul trono dei cannonieri. Non male per uno scartato da piccolo perchè troppo basso dalla squadra del suo cuore. Lo Sheffield.

Jamie non è uno facile. La belva che non controlla non è solo in negativo, ma va oltre pure quando decide di fare Robin Hood. Lavorava in una fabbrica di apparecchi ortopedici in carbonio spaccandosi la schiena e giocava a calcio. Anni prima del Leicester, giocava nello Stocksbridge. Una sera è in un pub con un amico che è sordo e porta l’apparecchio acustico. Alcuni presenti prendono in giro il suo amico, in maniera pesante. Il resto viene pittorescamente descritto dal suo ex allenatore di allora con una frase che rende l’idea del tipetto: “Jamie non cominciò la rissa, ma sicuramente fu lui a concluderla”.

L’intento nobile dell’aver pestato un paio di bulli, però, gli valse una condanna per violenza. Ma non solo. Anche il dover portare una cavigliera elettronica, quella che si mette ai detenuti a piede libero per controllarli. Per sei mesi.
Il risultato fu che rischiava di non poter giocare per molto e allora si inventò la scappatoia. Per le partite in casa non c’era problema, rientrava per il coprifuoco, in trasferta partiva prima, giocava un’ora, veniva sostituito e scappava a casa. Però sostiene: “la cavigliera era anche ottima contro i calci, mi potevano dare colpi come volevano, non sentivo nulla”. 
Avrà pure il classico carattere difficile, ma uno così è tremendamente simpatico.

Anche perchè Jamie non si guarda la punta delle scarpe. Ha intenzione di aprire una scuola per giovani che rischiano la strada, per dargli possibilità di giocare a calcio. E molto modestamente dice: “il mondo è pieno di giocatori come me, ma nessuno gli dà un’opportunità”.
Oltre le disgrazie, i miracoli non vengono mai soli. Intanto la belva oggi, potrebbe esserci e vorrebbe esserci contro la Colombia e non più contro se stesso.

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