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La storia senza regole di Oscar “Ringo” Bonavena

La storia di Oscar “Ringo” Bonavena

Fisico massiccio, sguardo accattivante e folta chioma nera come la pece era questo Oscar Bonavena, argentino di Buenos Aires che divenne un’icona della boxe latino americana prima dell’avvento di Carlos Monzon. Bonavena nacque il 25 settembre del 1942, era figlio di immigrati italiani e crebbe nei quartieri più poveri della capitale Argentina. Pugile fuori dagli schemi con una forte personalità, dotato di un certo magnetismo verso i mass media, il suo soprannome “Ringo” derivava dalla sua folta capigliatura che mostrava con orgoglio, poco comune per il tempo ad un pugile e che lo faceva somigliare al batterista dei Beatles Ringo Starr.  Per inciso Bonavena fu davvero un pugile che fuori dal ring si creò un personaggio tutto suo che per il tempo era decisamente difficile da catalogare. Prima ancora di Muhammad Alì, Bonavena faceva parlare di sé per il suo stile e il suo look. Al contrario di Ali, il pugile argentino fece parlare di più per la sua condotta di vita sregolata che per qualche fatto importante sportivo e non.

Fuori dal ring non conosceva regole e non rinunciava a niente riuscendo a costruirsi una fama da donnaiolo impenitente, amante della vita notturna e frequentatore dei locali più malfamati della capitale Argentina. La sua carriera agonistica cominciò nel 1959 nel Club Atletico Huracan dove divenne campione dilettante. Divenuto professionista, nel 1965, Bonavena sconfisse il campione argentino dei pesi massimi Gregorio Peralta, al mitico Luna Park di Buenos Aires e fu lui a divenire il nuovo re argentino della categoria dei massimi. Oscar Bonavena era un pugile dalla struttura massiccia, alto 1.79 cm contava su un peso di 99 kg, un collo taurino e una grande potenza di colpi in tutte due le mani. Le sue doti fisiche unite al suo talento, al di là della potenza dei suoi colpi, era in possesso anche di una discreta scherma pugilistica che lo portò più volte a combattere negli Stati Uniti. Proprio negli Stati Uniti, Bonavena raggiunse l’apice della sua carriera pugilistica e questo perché nel contesto degli anni d’oro della boxe statunitense arrivò a scontrarsi contro i più forti massimi del tempo. Il primo con cui si confrontò fu il coriaceo canadese George Chuvalo. I due si affrontarono in un match davvero brutale che vide la vittoria del colosso argentino. Bonavena era un pugile senza paura che non temeva niente e nessuno. Così, sulla sua strada, arrivò colui che in futuro diventò il leggendario rivale di Muhammad Ali: Smokin Joe Frazier. Contro il futuro avversario di Ali si confrontò due volte e fino al loro primo scontro, nel 21 settembre 1966, Frazier contava undici incontri vinti tutti per KO e solo un avversario riuscì ad arrivare alla quinta ripresa.

Bonavena nel secondo round riuscì ad atterrare per due volte il futuro campione del mondo, ma venne sconfitto ai punti, con un verdetto che ancora oggi desta discussione e divenne il primo pugile ad arrivare alla distanza delle quindi riprese contro Joe Frazier. Nel dicembre del 1968 ci fu il secondo match e questa volta in palio c’era il titolo mondiale dei pesi massimi. Dopo un incontro durissimo e lungo quindici riprese la vittoria fu nuovamente di Frazier e questa volta per verdetto unanime. Nonostante le sconfitte subite, Ringo Bonavena divenne un pugile apprezzato dal pubblico americano anche grazie al suo carattere e alla sua forza di volontà che non lo faceva scomporre neanche davanti al demonio. Il demonio arrivò il 7 dicembre del 1970 e si chiamava Muhammad Ali. L’ex campione del mondo aveva cominciato la sua battaglia personale contro il governo statunitense contro la guerra in Vietnam rifiutandosi di prendere parte alla leva militare. Ali non combatteva con continuità dal 1967 e in quell’anno gli fu ridata la licenza per boxare dopo quasi tre anni di inattività. Per questo motivo Ali era alla ricerca di una vittoria di prestigio per potersi reinserire nel circuito del titolo mondiale e quindi battere l’argentino sarebbe stata l’occasione migliore per farsi legittimare come contendente numero uno  contro il nuovo campione del mondo, Joe Frazier. Come detto prima, Bonavena era l’avversario giusto:  coriaceo, potente e coraggioso, nella sua carriera, sebbene avesse perso alcuni incontri ai punti, non era mai stato atterrato. Inoltre, per Ali, Bonavena era un ottimo metro di giudizio perché aveva già affrontato Frazier due volte.

Il pre match tra i due pugili fu scoppiettante, come era prevedibile i due erano personaggi di una grande forza mediatica diedero vita a una burrascosa conferenza stampa, improvvisata durante le operazioni di peso, nel corso della quale fecero eclatanti dichiarazioni di vittoria, minacciandosi e insultandosi a vicenda. Il match mantenne le promesse fatte in conferenza stampa: Bonavena riuscì spesso a mettere in difficoltà il grande Ali e viceversa l’ex campione del mondo era riuscito a mettere per tre volte nello stesso round, il quindicesimo, al tappeto il pugile argentino. In quel momento, quando Bonavena subì il terzo conteggio, l’arbitro fermò il match decretando la vittoria di Ali e sebbene si risolse poi in una sconfitta, rappresentò il culmine della fama di Bonavena. Un apice di popolarità che lo portò a ricevere un’accoglienza trionfale nella sua Argentina che seguiva le sue imprese sportive incollata ai televisori e alla radio. Paradossalmente se questo match regalò la fama assoluta a Bonavena indirettamente cominciò a segnare il suo lento e inesorabile declino che lo portò a ritirarsi nel febbraio 1976.

Lontano dal ring, Bonavena accentuò la sua vita sregolata che con il pugilato era riuscito ad arginare momentaneamente e mai a debellare del tutto. Vita e frequentazioni che lo portarono alla morte il 22 maggio del 1976 per mano di Ross Brymer. La vicenda è ancora oggi molto controversa e avvolta da nubi mai schiarite sulla morte del pugile argentino. Alcune teorie vogliono che dietro questo omicidio ci fosse l’ombra di Joe Conforte, suo ex manager, personaggio ambiguo e controverso. Probabilmente il movente del delitto fu la gelosia di Conforte per una relazione di sua moglie Sally con il pugile argentino.  La prematura morte del pugile a soli 33 anni gettò nello sconforto, stupore e incredulità tutta l’Argentina. Tutti il popolo argentino si strinse intorno al suo campione in una veglia pubblica, dove 150.000 persone parteciparono al Luna Park Stadium. Bonavena riuscì a smuovere un intensa partecipazione popolare che non si vedeva dai tempi della morte del re del tango Carlos Gardel. Rimane, a tutt’oggi, uno degli sportivi più amati e popolari di tutta l’Argentina. Oscar Bonavena fu un pugile fuori dagli schermi, fu un massimo e fu quasi grande, ma sfortunatamente per lui era nato nell’epoca sbagliata: c’era Muhammad Ali che gli sbarrò la strada al titolo mondiale. Bonavena aveva degli ottimi colpi ma la pistola fu più veloce di lui.

 

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