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La storia di Marcell Jansen: l’Amburgo non lo rinnova e lui smette a 29 anni

Quello che vi stiamo per raccontare è, a dir poco, incredibile: in un’epoca in cui nel calcio è il dio denaro a dettare legge, poche sono le storie che vanno controcorrente e ci riconciliano con il pallone e con lo sport in generale.

E’ il caso di Marcell Jansen, di professione calciatore, terzino sinistro di 29 anni, in forza, nella scorsa stagione, all’Amburgo, squadra che milita nella serie A tedesca, la Bundesliga.

Jansen, nato a Mönchengladbach il 4 novembre 1985, comincia la sua vita calcistica nelle giovanili della sua città natale e, dopo 9 anni di militanza, ha la grande occasione di giocare in prima squadra, nel 2004, grazie all’occhio attento del guru olandese Dick Advocaat, allenatore della squadra, il quale lo butta nella mischia, complice l’infortunio del terzino titolare del Borussia. Da quel momento in poi, la stella di Jansen si fa sempre più luminosa, fino alla prima convocazione nella nazionale tedesca under 21.

Nel suo secondo anno da titolare della fascia sinistra, Jansen si mette in mostra per il suo fisico imponente e le sue doti di corsa e di cross, tanto da conquistare la maglia della nazionale maggiore e attirare l’attenzione dei più grandi club europei tra cui Barcellona, Arsenal, Amburgo e Bayern Monaco. Proprio i bavaresi riescono a strapparlo al Borussia Mönchengladbach, aiutati anche dal fatto che la squadra, nella stagione successiva, retrocede nella seconda divisione.

A fronte di un esborso di 9 milioni di euro, Marcell si trasferisce nella squadra più blasonata del calcio tedesco, per un solo anno, il 2007, ma conquistando campionato, coppa di Germania e coppa di lega e facendo il suo esordio in Europa.

Nel frattempo, Jansen diventa un convocato abituale della Germania di Jürgen Klinsmann, partecipando al Mondiale del 2006 e agli Europei del 2008 sotto la guida di Joachim Löw. In quell’anno, passa a titolo definitivo all’Amburgo e, attraverso le sue prestazioni, strappa un biglietto per i Mondiali del 2010.

Ed è proprio qui, all’Amburgo, che la storia di Marcell Jansen cambia per sempre. Tra la sua nuova squadra e il calciatore nasce un amore lungo 7 anni, fatto di pochi successi, ma un attaccamento alla maglia e un’empatia con squadra, tifosi e città che porterà il terzino a prendere la decisione più importante della sua vita.

Torniamo ai giorni nostri: l’Amburgo, nella stagione calcistica appena conclusasi, ha ottenuto, faticosamente, la permanenza in Bundesliga. La storica squadra tedesca deve fare i conti, a fine anno, e capire quale strategia adottare per la rosa del prossimo campionato.

Tra i giocatori in esubero, compare il nome di Marcell Jansen.

Troppi infortuni e poche occasioni di mettersi in mostra e un rinnovo mancato che spezza il cuore del calciatore. Come se i 7 anni di amore puro non significassero nulla, Jansen si ritrova svincolato dal club, la sua seconda casa, perdendo le certezze che lo avevano legato alla squadra. Ancora giovane – 29 anni – e integro fisicamente, Jansen riceve molto offerte da altre compagini, ma qui succede l’incredibile: Marcell, durante le sue vacanze estive, rifiuta molte proposte, a suo dire, economicamente vantaggiose e prende la difficile ma lucida decisione di ritirarsi dal calcio giocato.

L’amore per la maglia dell’Amburgo si riassume nelle poche parole da lui utilizzate per spiegare la sua incredibile decisione: “Ci ho pensato durante le vacanze, c’erano tante buone offerte ma ho capito di non voler continuare a giocare. Sono in eccellenti condizioni, posso essere preso a parametro zero e guadagnare ancora molto, ma preferisco rinunciare ai soldi perché negli ultimi anni mi sono legato emotivamente all’Amburgo. Continuerò a vivere in questa città e ad amare questo club. Ora non riuscirei a giocare per un’altra squadra, a baciare un altro stemma, non sarebbe giusto”.

I Dinosauri di Amburgo e il calcio in generale, perdono il loro giocatore simbolo, di certo non un fenomeno ma, sicuramente, un uomo vero che, con la sua decisione, ci ha riportato su una dimensione di sport più reale e sentimentale che vorremmo rivedere più spesso.

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Commenti

3 Comments

  1. Mattia

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